
| La poesia di Salvatore Quasimodo |
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| Domenica 10 Aprile 2011 13:53 |
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La poesia ermetica prima e dopo il secondo dopoguerra “Il poeta è solo: il muro di odio si alza intorno a lui con le pietre lanciate dalle compagnie di ventura letterarie. Da questo muro il poeta considera il mondo, e senza andare per le piazze come gli aedi o nel mondo "mondano" come i letterati, proprio da quella torre d'avorio, così cara ai seviziatori dell'anima romantica, arriva in mezzo al popolo, non solo nei desideri del suo sentimento, ma anche nei suoi gelosi pensieri politici”. Questo periodo è contenuto nel discorso che Salvatore Quasimodo pronuncia nel 1959 in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura e rappresenta in sintesi il ruolo politico/letterario del poeta. Dopo una prima fase di poesia estremamente legata a tematiche esistenziali, Quasimodo approderà, dopo la Seconda Guerra Mondiale, a quel modello di poeta, narrando nelle sue poesie, quasi come un cronista, eventi reali e fatti veri, senza, però, mai trascurare le importanti questioni per cui ha sempre scritto. Partito dalla città siciliana di Modica, in cui nacque il 20 agosto 1901, Quasimodo si spostò prima a Firenze, dove si mise in contatto con l’ambiente letterario di Solaria, poi a Reggio Calabria, a Imperia e a Genova, in cui lavorò come geometra straordinario del Ministero dei Lavori Pubblici presso il Genio Civile, e, infine, a Milano dove insegnò Letteratura italiana presso il Conservatorio di musica "Giuseppe Verdi" e dove svolse un’importante attività pubblicistica. Nel 1942 pubblicò Ed È Subito Sera, un volume che comprende, oltre alla nuova raccolta, anche le poesie delle raccolte precedenti Acque E Terre (1930), Oboe Sommerso (1932), Erato E Apollion (1936) e Le Nuove Poesie (1942). Queste poesie sono la manifestazione prima ed esemplare dell’Ermetismo di Quasimodo. Lo stile, infatti, si chiude in un linguaggio lontano dal parlato e da volontà comunicative, divenendo sempre più astratto e aulico, essendo per lo più composto da analogie, da assenza di logica del periodo e di sintassi, da indeterminismi grammaticali. La sua terra, la Sicilia, resterà sempre presente all’interno delle sue poesie e della sua poetica, poiché rappresenta non solo il ricordo nostalgico della propria giovinezza ma è anche vista come terra del mito, terra in cui affonda le radici la cultura greca e, di conseguenza, quella italiana. A proposito di ciò, come ulteriore testimonianza dell’importanza della sua terra di origine e degli stretti legami con la cultura greca, Quasimodo pubblicherà nel 1940 Lirici Greci, una silloge di traduzioni di testi classici della poesia greca che ottenne subito un grande consenso per la purezza della forma con cui venne resa la frammentarietà di quei testi. In realtà con le Nuove Poesie c’è già stato un mutamento stilistico. L’Ermetismo si è attenuato lasciando spazio ad un verso più respirato, più lineare, più diretto. Il messaggio ora è meno celato, spesso facilmente individuabile, accessibile. I temi più metafisico-esistenziali all’inizio vengono per lo più sostituiti con argomenti legati alla realtà in senso stretto come la politica, la storia, la società. Si pensi ad esempio alla guerra, estremamente presente nelle raccolte Con Il Piede Straniero Sopra Il Cuore (1946) e Giorno Per Giorno (1947). Il poeta, di fronte alle barbarie commesse dall’uomo, non può che restare impietrito e scrivere del suo dolore e del dolore dell’umanità, delle città distrutte e dei soldati al fronte e lasciarsi andare a rimpianti e ricordi nostalgici. Così le tematiche sociali divengono il tema primario della poesia di Quasimodo: si leggano le poesie contenute in La Vita Non È Sogno (1949), poesie di denuncia di un Sud che ancora si macchia di sangue, sofferenza e ingiustizia, la raccolta Il Falso E Vero Verde (1956) in cui affluiscono poesie sulla Sicilia e sui campi di concentramento di Auschwitz e la raccolta La Terra Impareggiabile (1958), che contiene poesie sulla Milano industriale e ancora poesie sulla Sicilia, questa terra perduta paragonabile al paradiso perduto malgrado ricorrano anche episodi tristi come il terremoto di Messina del 1908. L’ultima raccolta Dare E Avere (1966) contiene immagini di viaggi indiscutibilmente legate a questioni esistenziali, prima fra tutte la morte, che il poeta forse doveva sentire particolarmente vicina. Morì, infatti, a Napoli 14 giugno 1968 al cui ospedale fu trasportato d’urgenza a causa di un ictus che lo aveva colpito ad Amalfi, mentre visitava la città.
MICHELE DELPIANO |


























