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LA POESIA DI UMBERTO SABA PDF Stampa Email
Venerdì 01 Aprile 2011 09:44
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UMBERTO SABA: POETA DEL QUOTIDIANO

Linguaggio e temi antiavanguardisti

L’esperienza poetica di Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), è da sempre stata giudicata un’esperienza singolare all’interno della poesia del novecento italiano, in quanto, lontana dalle esperienze moderne letterarie di quel periodo, si distingue soprattutto per l’assenza di ricerca di un linguaggio puro e moderno che resta invece antiquato e legato alle cose della vita, al rapporto con gli altri, alle sfaccettature del mondo e attaccato al sogno e alla verità vista come unione indissolubile di gioia e dolore.

La sua poesia resta letteralmente estranea al flusso della storia, alle avanguardie, alle grandi imprese collettive e personali e agli straordinari eventi mondani e sociali. L’occhio del poeta resta affascinato dalle piccole cose e dalla semplicità dei gesti quotidiani in completa contrapposizione alla linea moderna e novecentista. Ancorato ad una cultura prettamente autodidatta e tradizionalista, Saba utilizza un linguaggio quotidiano e classico, votato alla leggerezza e alla precisione sintattica. Tutta la sua produzione poetica è racchiusa nel Canzoniere, più volte ripreso durante la sua vita, ampliato, modificato e debitamente spiegato e illustrato nella Storia E Cronistoria Del Canzoniere, una critica accurata dello stesso poeta sulla propria poesia che stentava ad essere riconosciuta dalla critica letteraria del tempo fino alla Seconda Guerra Mondiale - durante la quale Saba, avendo origini ebree, fu costretto a vivere celato da alcuni amici prima a Parigi, poi a Roma protetto da Ungaretti ed infine a Firenze presso la casa di Montale.

Soltanto dal 1946, ricevendo il Premio Viareggio, la poesia di Saba comincia a farsi strada tra le numerose correnti letterarie e a ricevere la giusta considerazione dai lettori e dalla critica. Infatti, nel 1953, gli sarà attribuito il Premio dell’Accademia dei Lincei e, nello stesso anno, la laurea in Lettere honoris causa dall’Università di Roma.

L’idea del Canzoniere nasce già dal 1913, poiché si fece strada in Umberto Saba il desiderio di raccogliere in un’unica opera tutta la sua produzione poetica che rendesse evidente l’intreccio di vita e attività artistica come se si trattasse di un romanzo. Il titolo nasce dalla volontà di opporsi al Canzoniere di Francesco Petrarca e alla sua immagine di splendore e di purezza, così lontana dalla realtà. Il Canzoniere per Saba deve, invece, costituire una testimonianza di vita vera, con i suoi dolori, le sue gioie, la sua varietà e la sua molteplicità, insomma la sua caratteristica umana di impurità.

Leggendo quest’opera unitaria si ha l’impressione di un continuo ritorno a qualcosa di perduto e che è ben rappresentato dalla purezza infantile. La vita, nel suo imperfetto fluire, ha perso quella sanità originaria e si manifesta nel suo essere impura, inquinata e costituita da cadute, sogni, vacuità, rimpianti e sensi di colpa. Questo lato imprescindibile dell’esistenza è insistentemente presente nella maggior parte delle poesie ma il poeta non si lascia quasi mai andare nel pessimistico e logorante dispiegamento dei suoi effetti negativi e delle sue influenze sull’uomo. Al contrario, pur essendo sempre presente come sfondo ineliminabile, questo lato viene attutito e attenuato dal poeta che cerca, invece, di dare e di darsi forza ricercando sempre una aerea lievità che procurasse ottimisticamente un senso alleggerito di sofferenza, in grado di essere mitigato sempre dall’idea positivistica che la felicità fosse alla base della vita umana.

L’ultima stagione poetica di Umberto Saba è rappresentata soprattutto dalle raccolte Uccelli, Uccelli. Quasi un racconto, Amicizia le cui poesie, per contrastare la reale condizione umana di precarietà e malattia - in particolare egli stesso in questo periodo è molto malato -, descrivono situazioni felici, plasmano nitide immagini di felicità probabilmente infusa dall’attività di allevatore di canarini dello stesso Saba, che ancora una volta, fino alla fine, sostiene e si batte con le sue poesie per l’importanza della solitudine e la felicità che vive nel quotidiano e nella semplicità di cui è pregno.

MICHELE DELPIANO

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