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LA POESIA DI GIOVANNI PASCOLI PDF Stampa Email
Venerdì 25 Febbraio 2011 14:46
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TRA L’ ARBOSCELLO E IL NIDO FAMILIARE
LA POESIA DI GIOVANNI PASCOLI

A differenza di Giosuè Carducci, suo professore all’università di Bologna, Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna 1955 – Bologna 1912) rifugge dall’attivismo sociale e politico al quale preferisce, invece, una vita solitaria scandita dalla carriera di professore, dalla famiglia, dal contatto con la natura. La sua Poesia prende vita dall’amore per “gli arboscelli e le umili tamerici” così come ci preannuncia il sottotitolo di Myricae, la sua prima raccolta edita.

Prendendo in prestito da Virgilio il verso arbusta iuvant humilesque myricae, Pascoli rende noto il suo amore per una esistenza campestre, semplice, bucolica tesa a tener vivo ed unito il primo nido familiare, mutilato durante l’infanzia dall’omicidio del padre Ruggero. Questo episodio, narrato nella poesia X Agosto, segnerà per sempre Pascoli che, subendo in breve tempo altri lutti – come quello della madre, del fratello e della sorella – sarà più volte impegnato nelle sue poesie in un dialogo con i suoi cari defunti, come in Il Giorno Dei Morti, Colloquio, etc.

Un’aurea di tristezza pervade la maggior parte delle composizioni che spesso si configurano come dei quadretti campestri di assoluta precisione, esaltata dall’utilizzo di un linguaggio specifico relativo a piante, fiori, uccelli, attività agricole.

La presenza di figure retoriche come analogia e onomatopea – mai stata così frequente – rende estremamente nuova questa poesia schiettamente allacciata alle tendenze del simbolismo europeo, tra l’altro probabilmente ignoto al poeta romagnolo.

La poesia non è altro che lo strumento che soddisfa il suo bisogno esistenziale di memoria e di rapporto con le cose, colte nella loro natura spontanea, immediata, genuina ma anche spesso oscura, misteriosa, onirica, irrazionale.

Nel saggio Il Fanciullino, del 1897, Pascoli esplica la sua poetica dichiarando di riallacciarsi agli studi recenti di psicologia: in ogni uomo vive un fanciullino in grado di vedere “tutto con meraviglia, tutto come la prima volta”.

Grazie alla sua vista primigenia, il fanciullino riesce a cogliere i rapporti intimi tra le cose, la realtà autentica e che custodisce i valori e la preziosità della fanciullezza, come la bontà, la solidarietà, la spontaneità, la genuinità. Poeta è colui il quale riesce ad ascoltare e a far parlare il fanciullino che è dentro di sé, a dargli voce. Il poeta-fanciullo è un veggente che come Adamo dà il nome alle cose perché le ha viste per la prima volta e scopre con atteggiamento intuitivo e irrazionale l’essenza segreta delle cose e le loro corrispondenze misteriose in quanto collocate in una rete di simboli invisibili all’uomo comune.

Pur non avendo fini estrinseci, la poesia pura del fanciullino può ottenere degli scopi sociali e morali influenzando i lettori a compiere ogni possibile tentativo per realizzare il cosiddetto “socialismo utilitario”, ovvero una distesa di solidarietà che unisce l’intera umanità sotto l’insegna di valori come la fratellanza e la comunione, in disaccordo alla lotta tra le classi, alla bassezza che contraddistingue l’uomo moderno.

Dopo la pubblicazione dei Poemetti, che esasperano l’impianto georgico della raccolta precedente, e dei Canti Di Castelvecchio - un continuazione di Myricae, questa volta però le poesie si susseguono in sincronia con il ciclo delle stagioni, metafora dell’immutabile ciclo naturale della vita che tende irrimediabilmente alla morte – Pascoli dà vita ai Poemi Conviviali, componimenti dedicati a personaggi della mitologia greca e della storia antica, descrizioni elaborate con un linguaggio superlativamente erudito ed estetizzante, come se il poeta volesse competere con l’estetismo dannunziano e con la fama carducciana, quasi dimenticando il senso della sua poesia e della sua poetica da sempre volta ad apprezzare le piccole cose, la semplicità, la spontaneità. Sulla stessa scia si collocano i Poemi Del Risorgimento, poesie con lo scopo di divulgare principi morali e civili, di celebrare le glorie nazionali passate ed attuali.

Da ricordare, infine, i Carmina latini con cui Pascoli si distinse a livello europeo vincendo numerose volte l’ambito Concorso di Amsterdam confermando l’alto valore della sua poesia e contemporaneamente il suo intenso amore per i classici latini, custodi degli antichi valori che sono stati alla base della sua breve esistenza.


MICHELE DELPIANO

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