
| Maschere e poesia |
|
|
|
| Domenica 06 Febbraio 2011 15:08 |
|
Soffermandosi a pensare al modo in cui ci si può mascherare metaforicamente, vengono in mente immagini di menzogne, di mezze verità, a volte di ipocrisie, a volte di schermi di atteggiamenti utili all'autodifesa nella società. Non solo gesti, dunque, ma soprattutto parole, ben recitate. Per questo suona paradossale come, parlando di maschera, non venga in mente immediatamente anche la poesia, non certo intesa come maschera negativa, di finzione e ipocrisia, bensì intesa, parafrasando il giovane poeta pugliese Mario Desiati, come “pensare dietro una maschera di parole”. Queste parole messe in versi, non sono altro che pezzi dell'anima del poeta, che soltanto attraverso questo rivestimento riescono a prender forma. La “maschera di parole”, dunque, diventa l'unico possibile mezzo per concretizzare qualcosa di invisibile, immateriale eppur complesso come i sentimenti, le sensazioni, le emozioni, che altrimenti sarebbero sacrificati al “sentire” personale e non potrebbero mai esser condivise con altri. Ecco, dunque, che la poesia diventa l'anima buona della maschera dell'individuo: l'unica in grado di dargli la strada per lo sfogo ideale di ciò che batte forte da dentro e non saprebbe altrimenti come uscire. In conclusione dedichiamo a tutti i lettori di I Think una poesia di William Butler Yeats, intitolata appunto La Maschera.
“Togli quella maschera d'oro ardente con gli occhi di smeraldo”. “Oh no, mio caro, tu vuoi permetterti di scoprire se i cuori sian selvaggi o saggi, benché non freddi”.
“Volevo solo scoprire quel che c'è da scoprire, amore o inganno”. “Fu la maschera ad attrarre la tua mente e poi a farti battere il cuore, non quel che c'è dietro”.
“Ma io debbo indagare per sapere se tu mi sia nemica”. “Oh no, mio caro, lascia andar tutto questo; cosa importa, purché ci sia fuoco in te, in me?”. DORIANA TOZZI |

























