
| La Casa Dei Sogni di Leda Schirinzi |
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| Martedì 19 Luglio 2011 13:12 |
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La Casa Dei Sogni di Leda Schirinzi (Carra Editrice) In realtà non è solo una silloge di poesie ma un particolare gomitolo di scritti e disegni attraverso cui è possibile percorrere tout court la storia della Casa Dei Sogni, e cioè di quella “casa dipinta d’azzurro” di via Rosalino Pilo a Casarano (LE), in cui furono soliti ritrovarsi alcuni amici, tra cui Leda Schirinzi, autrice del libro, nell’estate-autunno 1982, mettendo su una sorta di salotto filosofico-letterario-artistico che vide fiorire quei sogni di ristrutturazione culturale-politica-architettonica, mirante anche a dare una nuova veste a Casarano stessa. Si dichiara che “tutti son poeti ed artisti” in quanto “l’arte è l’uomo” e “l’amore dell’uomo è arte”. Risulta, però, difficile riuscire a farsi capire da tutti. È importante, comunque, tentare di trasmettere la religione “del pensiero e del sentimento” che aiuta “a diventare artisti con gli occhi e con la mente”. Dopo l’estate, che li vide spesso in giro nel loro Salento a bordo di “quella mitica Renault 4 di un color crema nocciola”, il clima di festa che li unisce comincia a venir meno: prima la guerra israeliano-palestinese, che li getta in un abissale sconforto, poi il matrimonio di uno di loro, che giunge a ricordare al gruppo che è tempo di crescere, di fare le scelte temute, di iniziare a costruire ognuno il proprio futuro. La terza parte dell’opera è particolarmente toccante e melanconica. C’è la consapevolezza che qualcosa è andato perduto, che cerchi “un mondo perduto a cui rivolgi attenzione”, che “il Natale dell’avvenire è ormai solitario e semplice senza macchia o pretesa, che lasciare un segno del nostro passaggio è forse l’ultima confessione o l’inizio di un inutile tormento”. Ed ecco che ora “la Casa dei Sogni non esiste più se non nei nostri cuori un po’ più stropicciati” giunge prezioso l’insegnamento del vecchio Seneca: “Abbraccia con il ricordo il passato, utilizza il presente, pregusta il tempo che deve ancora venire”. E a noi, come suggerisce l’autrice, non resta che seguirlo.
MICHELE DELPIANO
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