
| LA POETICA DI GIACOMO LEOPARDI |
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| Domenica 26 Giugno 2011 13:53 |
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Tutte le fasi poetiche. Dalle illusioni al pessimismo sino alla lotta in nome della luce.
Com’è noto, per poter comprendere appieno la poetica leopardiana nel suo sviluppo e nelle sua varie fasi, è necessario svincolarsi dalla lettura delle sue poesie e sfogliare con attenzione quel diario che conservò i pensieri di Giacomo Leopardi dal 1817 al 1832 e che ha come titolo Zibaldone, o, meglio Zibaldone Di Pensieri, come il poeta stesso lo ha intitolato. In nuce, la speculazione filosofica di Giacomo Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798 – Napoli, 14 giugno 1837) - di filosofia, infatti, si può parlare considerando la riflessione attenta e profonda sull’esistenza umana - parte dalla constatazione del dolore esistenziale, che è sì individuale ma ha anche carattere universale. Nello specifico, si parte dal dolore per una patria divisa e contesa tra potenze straniere fino ad arrivare all’illusione della giovinezza e dal suo rapido dissolversi a causa della fuga del tempo, dell’incombere della morte. Di qui il più che celebre pessimismo leopardiano. Il pessimismo di Leopardi nasce dalla verifica della vanità delle illusioni che madre natura crea per adombrare il dolore umano concedendo rifugi dal nulla eterno. Ma l’uomo aspira ad un piacere infinito nella sua durata ed estensione (concezione sensistica), piacere che naturalmente non può raggiungere (Le Ricordanze, La Quiete Dopo La Tempesta, Il Sabato Del Villaggio). La natura perde, così, la sua forza positiva, man mano che ci si accosta al materialismo, al meccanicismo materialistico, al razionalismo, poiché la ragione svela la realtà e imputa alla natura la colpa dell’infelicità umana. Il dolce naufragar nell’infinito (L’Infinito) la cui ricerca - nei suoni, nei ricordi, nelle immagini - era stata dettata dalla considerazione che tutto ciò che è vago e indeterminato è bello e rende l’uomo felice, non riesce nella sua funzione di benessere e confina l’uomo in un pessimismo cosmico poiché la Natura, da benigna, si è fatta matrigna e ostile all’uomo (Canto Notturno Di Un Pastore Errante Dell’Asia, Il Passero Solitario). Così la gioia per le illusioni lascia spazio ad un bisogno di conoscenza del vero, di andare al fondo dell’infelicità umana. Dal punto di vista stilistico, la poesia leopardiana ha avuto un’evoluzione concomitante alla parabola delle sue speculazioni filosofiche in linea anche al dibattito letterario tra classicisti- romantici. Le prime poesia leopardiane fino agli idilli seguono piuttosto lo stile classico a livello lessicale - uso di latinismi e termini desueti - e a livello sintattico attraverso un uso cospicuo del periodo ipotattico. Man mano che si svilupperà la teoria del pessimismo, Leopardi modificherà in parte il suo stile preferendo una metrica più sobria, meno elaborata, meno musicale, anche mediante l’adozione di un lessico meno arcaico e meno vago, più preciso e selettivo. La scelta di questo nuovo stile lo rende molto più classicista di prima, in quanto sposa la causa classicista di una poesia sobria, nobile, contraria all’esibizionismo lessicale e allo spettacolo vano e logorroico. La poesia adesso è più sintetica e precisa, capace di racchiudere in sé in una forma semplice i grandi temi di sempre della poesia tradizionale. A sigillo di questa scelta, Giacomo Leopardi pone il suo ultimo componimento La Ginestra O Il Fiore Del Deserto, un fiore che nella sua tenerezza resiste con vigore alla forza distruttrice della natura - la lava del Vesuvio. Il paragone è naturalmente con l’uomo che non può che accettare la sua infelice condizione e trasmettere gli affetti che sussistono malgrado l’aridità della vita. L’accettazione di quella infelice condizione non è una mera accettazione ma è un invito a vedere senza veli la realtà, a fare luce nel mare di tenebre in cui gli uomini si coccolano e lottare in maniera collettiva contro la natura matrigna. La lotta consiste nella liberazione dai miti e dalle illusioni, dalle ideologie e dai vecchi pregiudizi. Tutto ciò con la speranza di una nuova solidarietà illuministica tra gli uomini tesa al raggiungimento del vero e dell’autentico contrastando la realtà. La ginestra non è altro che il simbolo di questo nuovo atteggiamento, un atteggiamento eroico che la vede sempre razionale, fondata, tenace seppur consapevole del suo destino e della sua esistenza precaria.
MICHELE DELPIANO |


























