
| Maria Altomare Sardella |
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| Domenica 12 Giugno 2011 10:00 |
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Una lettura di Più Importante Del Pane di Maria Altomare Sardella Una raccolta triste. Dolorosa. Angosciosa. Melanconica. La vita è tormentata all’Infinito. La poesia è tormentata all’Infinito con pochissimi attimi di tregua. Anche se la raccolta è suddivisa in quattro sezioni - Versi dell’Inverno, della Primavera, dell’Estate, dell’Autunno - ci sembra di aver vissuto, leggendo, una sola stagione, l’Inverno, in quanto ci è sembrato quasi esclusivamente di abitare un giardino spettrale in cui nascono e crescono dolori, dubbi, illusioni. C’è l’illusione che questo giardino di rovi, cespugli spogli e sterpaglia - buio e solitudine, miseria e morte, indifferenza e vuoto - possa accogliere anche qualche rosa selvatica - l’amore (Danzavano con noi/ Amore/ Timore ed Infinito) e la nascita di un figlio (Giunge a me/ danzando/ la voce/ del mio bambino). Ma queste rose non assumeranno mai la grandezza, i colori e i profumi che meritano, perché quello che sembrava essere l’amore di una vita - poiché poveri e divini/ ci amavamo/ da volerci ritrovare/ nello sguardo/ di un bambino - ora è soltanto ricordato attraverso un ponte antico nel tramonto di una foto e quel bambino più importante dell’acqua e del pane nato da quell’amore ormai tramontato avrà, come tutti gli uomini (Per gli uomini/ non c’è pace/ e infine si è/ vincitori o vinti), vita difficile, poiché, si legge, i tuoi battiti/ nel piccolo universo/ del mio grembo/ cominciano/ la difficile avventura e partorire non è stato terribile/ come lo è ogni giorno/ vegliarti senza opprimerti/ guidarti senza spadroneggiare. Infine, a concludere questo cerchio di stagioni del dolore, il desiderio che l’Infinito - Dio - ci sia. E insieme a quel desiderio, a quell’agonia del desiderarti, l’odio per una vita irta di dolore, per un destino che non è stato scelto e per la libertà che nessuno ha mai avuto.
MICHELE DELPIANO |



























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