Maggio 2010 - Anno I - Numero 11 - CAMPANA, il poeta nel sogno
Maggio 2010 - Anno I - Numero 11
CAMPANA
Il poeta nel sogno
“Tutto è vano vano è il sogno: tutto è vano tutto è sogno”. La poesia di Dino Campana (Marradi 1885- Castelpulci 1932) si poggia interamente sulla ricerca incessante del sogno. Sogno, però, non propriamente inteso in stricto sensu. Sogno come dimensione vaga, confusionaria, fumosa, sospesa in cui l’unica certezza è caratterizzata dal viola, colore del sogno, del mistero, della magia, dell’incanto.
Il tuo corpo un aereo dono sulle mie ginocchia, e le stelle assenti, e non un Dio nella sera d’amore di viola: ma tu nella sera d’amore di viola: ma tu chinati gli occhi di viola {...} (La notte)
Ed ancora il viola come colore del sogno in Sogno di Prigione:
Nel viola della notte odo canzoni bronzee.
Il sogno sembra essere la strada “stretta, oscura e misteriosa” verso l’evasione dalla realtà o, meglio, la strada per la costruzione di una realtà che si allontani in maniera radicale, fugace, istantanea tra i “fumi di viola” verso “una notte fantasiosa”, verso “il più lungo giorno”, un giorno in cui quella notte cosi colma di passione e di vita si trasformi in un giorno di passione e di vita. Una notte troppo fantasiosa e un sogno troppo irrealizzabile dato che Campana è costretto a dirgli addio. 
I Canti Orfici, unica pubblicazione del poeta (deceduto in un manicomio nel quale era stato ricoverato per difficoltà nell’aderire alla realtà e tendenza al sogno perenne) si concludono, infatti, con un sigillo americano (Walt Whitman, Song of Myself) che dichiara la morte del sogno senza che questo sia riuscito a condurlo in una realtà migliore, superiore:
They were all torn
and cover’d with the boy’s blood.
MICHELE DELPIANO




L'angolo della Poesia




