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Intervista a FABIO BAX aka JULLARE PDF Stampa Email
Venerdì 13 Maggio 2011 09:49
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Fabio Bax
è un MC nato nella piccola Massafra (in provincia di Taranto) ed emigrato verso Roma in cerca di qualcosa di migliore. Il suo ultimo album, Vedo Nero (recensito su I Think Magazine n.20, di Marzo 2011), è una chiara rappresentazione del “nero” che adombra la nostra società.

Rime senza filtro accompagnate da un buon flow è ciò che caratterizza il rapper massafrese. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo per farci raccontare la sua storia... Non vi resta che leggere ciò che ci ha dichiarato ed ascoltare con attenzione il suo ultimo lavoro!

 

Ciao Fabio! Dunque... se al “Chi” corrisponde Fabio Bax aka Jullare, raccontaci allora “Come”, “Dove”, “Quando” e “Perché”… aka. la tua storia e il tuo approccio col rap.

Bè, cercherò di essere breve. Mi sono appassionato alla musica rap dalla fine degli anni ’90, quando cominciarono a capitarmi sotto mano diverse musicassette di rapper italiani. Da lì mi si aprì un nuovo mondo e, anche grazie ad una spiccata propensione alla scrittura, mi cimentai nello scrivere i miei primi testi su quelle poche strumentali americane, all’epoca reperibili in rete.

Nel corso degli anni, quella che nacque come una semplice passione, divenne una vera e propria valvola di sfogo: più riuscivo ad incanalare in un testo le mie idee e più capivo che era la strada che volevo seguire, giusta o sbagliata che fosse.

Crescendo mi sono accorto che farne una professione, o comunque qualcosa di remunerativo, sarebbe stata un’impresa ardua, se non impossibile, soprattutto per chi viene da piccoli paesi nei quali l’unico modo che hai per avere un po' di notorietà è farti arrestare.

Sarà per questo, quindi, che cerco di farne soprattutto uno strumento di comunicazione ed intrattenimento, diretto, nudo e crudo.

 

Molto bello il testo che hai scritto per il contest di scrittura 100 Words, per raccontare “Una generazione avanti”. Dicci qualcosa di questa esperienza.

Mi fa piacere che tu l’abbia letto. Quella della scrittura è una passione che mi accompagna dall'adolescenza, ancor prima che cominciassi a buttar giù le prime rime. Amo “giocare” con le parole, non solo per comporre testi rap ma anche per scrivere racconti e storie di ogni tipo.

Il contest 100 Words ha rappresentato un’esperienza piuttosto significativa: descrivere in 100 parole la nostra maledetta generazione: sogni, paure, segreti... Non sono passato alle fasi finali per un soffio... Peccato, per loro! Il pezzo che ho scritto, recitava cosi:


Mi sveglio stanco. Stomaco vuoto e cellulare scarico.
Alle 8 ho il tram, non la sveglia.
Vivo pensando al domani, domani. Ed intanto mi godo il presente…
Mia madre ancora si chiede perché non vado più a messa la domenica,
perché a venticinque anni ho la cresta e i piercing da punkabbestia,
perché alla foto di famiglia ho preferito quella dei Joy Division.
Troppo tardi mamma, tuo figlio fuma davanti al pc e con la cenere scrive il tuo nome al contrario.
Non farmi domande, devo andare.
Dietro, ho l’insegna rossa della Metro. O del McDonald.
Avanti, una generazione…


Davvero molto bello! Ma cos'è che alla fine ti ha spinto a lasciare la Puglia e trasferirti a Roma? E' un peccato che giovani di talento come te si prestino per arricchire città già ricche piuttosto che la propria terra...

Sono nato a Taranto e cresciuto a Massafra. Poi mi sono laureato a Lecce in Lettere e Filosofia.

Amo la mia terra, le mie radici, la mia famiglia, ma col tempo anche le cose più care cominciano a starti strette. Sentivo il bisogno di fare nuove esperienze, conoscere nuova gente, visitare posti nuovi. Vedi, per ogni cosa il comune denominatore è “novità” ed io sono un tipo che si stanca piuttosto facilmente, in ricerca costante nuovi stimoli. Roma è il giusto compromesso tra il calore del Sud e l’elasticità mentale che cercavo, così eccomi qui, alla ricerca di spazi, prospettive e con obiettivi da raggiungere!

 

A differenza di quanto è stato detto sul tuo album, credo che più che “horrorcore” o “Una tragica e desolata interpretazione della psiche umana nell’orlo del precipizio”, sia semplicemente un duro riscontro con la realtà, che se pur orribile, purtroppo realtà rimane. Per cui il disco non sembra tragico o angosciante, piuttosto è la realtà stessa che si racconta ad essere tale e se la funzione del rapper è quella di parlare di realtà, tu l’hai fatto raccontandola a modo tuo. Se non si percepisce come realtà ciò che dici in rima, anche in merito alle cose più orribili, probabilmente si vive nella montagna del sapone! Detto questo, qual è il tuo parere? Come definiresti Vedo Nero e qual'è il messaggio che volevi far trasparire con il tuo primo album?

Vedo Nero è il mio primo lavoro completo. Non è il disco dell’anno ma è il mio disco. I testi contenuti nell'album sono stati scritti tra il 2008 e il 2009, nel mio passaggio tra Lecce e Roma, periodo in cui sentivo fortemente il bisogno di emergere, farmi notare, raccontare la mia storia e quella di tantissima altra gente che, per anni, ha dovuto rimboccarsi le maniche, asciugarsi le lacrime ed andare avanti a testa alta, tra gioie, dolori, sacrifici.

Mio padre ha lavorato all’ILVA, la più grande macchina di morte dell’intera Europa, per trenta fottutissimi anni, l’ho visto andare a più funerali che a cene di pensionamento.

Ho visto i miei più cari amici scomparsi o per strade dalle quali poi è difficile tornare indietro.

Ecco, ho visto il “nero” ed ho voluto metterlo in musica. Senza piangersi addosso, sia chiaro.

Vedo Nero racconta il mio stato d’animo in quel periodo: incazzato, isolato, nichilista, fiero di essere nato al Sud ma desideroso di riscatto e, soprattutto, di illustrare, nel mio piccolo, la dura realtà di chi nasce e vive in provincia, di Taranto, non di Milano.


In Paura tratti nel testo un tema pesante come la pedofilia. Nessuno, o quasi, dei tuoi colleghi ha affrontato un simile argomento.

Sì, è vero, quello della pedofilia o, più in generale, degli abusi su minori è un tema molto discusso ma raramente affrontato di petto dai ragazzi della mia età. Io ho voluto farlo, raccontando in prima persona le vicende di due bambini, sulla scia dello storytelling. Il pezzo è tratto da una storia vera, vuole dar voce a chi non ce l’ha ed è anche una delle mie tracce preferite. Non so, credo di avere una certa propensione a raccontare il “marcio”, mettere in luce e alla gogna il peggio di quello che ci circonda.

D’altronde se la gente vuol sentire buone nuove, il sabato, se non vado errato, danno ancora Amici di Maria De Filippi su Canale5.


C'è un altro brano, anch'esso molto profondo, che mi ha colpito nel tuo album: Maria Maddalena, del quale hai deciso di elaborare anche un videoclip. Qual è il messaggio che lanci con questo brano?Inoltre citi spesso la religione nei tuoi testi, come mai?

Mi piace definirmi un Anti-Christian Rapper. Non tollero la Chiesa, il Papa, il Vaticano, le istituzioni religiose insomma, credo siano la più grande contraddizione vivente della storia dell’umanità.

Ho avuto un’educazione fortemente religiosa, sin da piccolo ho avuto modo di leggere molti testi e documenti sacri, al punto che un giorno decisi di approfondire le mie conoscenze seguendo un cammino del tutto personale. Così scoprii cose, avvenimenti, scritti che mi portarono verso una nuova verità, umana, terrena, meno sensazionalistica ed epocale di quella che la Chiesa cerca ormai di rifilarci da oltre duemila anni.

Ovviamente mia madre non l’ha presa benissimo, in quanto (senti senti!) presidente dell’Azione Cattolica del mio paese. Dopo aver visto il video di Maria Maddalena su YouTube (http://www.youtube.com/watch?v=7UHIqA5U6Oo) mi ha telefonato dicendo “Se quel video lo vede anche Don Fernando gli verrà un infarto…”. In realtà quel video l'ha visto... ed è ancora vivo.


Nel disco figurano vari featuring ma quello più particolare, dato il genere trattato, è quello con gli Entact. Come mai la scelta di questa collaborazione, dalla sonorità metal?

Gli Entact sono i miei migliori amici, massafresi D.O.C..

Siamo cresciuti insieme e loro rappresentano indubbiamente una delle band punk più forti in Italia. Non potevamo non fare una collaborazione, e così abbiamo dato vita ad Hero, in cui, ancora una volta, il protagonista nonché destinatario del messaggio è Gesù Cristo, Chiesa al seguito.

Ascolto musica punk tanto quanto quella rap e se ne avessi la possibilità butterei nel cesso le strumentali, americane e non, per dedicarmi ad un progetto che unisca il punk al rap, con strumenti veri, vibrazioni vere, pogo vero.


Progetti futuri?

A breve uscirà Blasfemia, un nuovo mixtape, perfetto fil rouge di Vedo Nero. Ovviamente sarà un prodotto più maturo, ma nel complesso ancora cupo, diretto, cinico e con ancor meno peli sulla lingua del disco precedente. E’ quasi ultimato, promette bene ed oltre al free-download, vorrei farne una Limited Edition stampata da vendere. Vedremo che ne sarà!

Per il resto sono alla ricerca di un beat maker, un pusher di fiducia, un pitbull femmina per far accoppiare il mio cane su Roma e dintorni ed il gratta&vinci che mi cambierà la vita (ridiamo)


Jullare, ti ringraziamo per la disponibilità dimostrata…un grande in bocca al lupo per i tuoi progetti. A te spazio libero per lasciare un messaggio come vuoi, a chi vuoi!

Grazie a te per questo spazio, stima per voi e per chi fa quello in cui crede con onestà e passione.

In fondo pur facendo rap da diversi anni c’è ancora un sacco di gente che non ha la più pallida idea di chi io sia e credo che il web abbia il giusto potenziale per far emergere chi vale o, perlomeno, chi ci crede davvero... Un abbraccio a tutti i lettori di I Think!

PER SCARICARE GRATUITAMENTE L'ALBUM DI FABIO BAX aka JULLARE CLICCA QUI:

http://www.honiro.it/label/getfile.php?name=Fabio_Bax_aka_Jullare_-_2010_-_Vedo_Nero


ELEONORA POCHI

 

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