
| Intervista al gruppo dei REPSEL |
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| Domenica 08 Maggio 2011 08:42 |
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Ciao ragazzi, avete vinto diversi contest, tra i quali il Festival Contaminazioni, qui in Puglia. Cosa ha rappresentato per voi questo traguardo? Senza dubbio uno stimolo, perché è stata una vittoria che è arrivata in maniera totalmente inaspettata. Ci siamo iscritti abbastanza tardi, ed eravamo tra gli ultimi posti. Poi è cambiato tutto e abbiamo vinto. È stato molto eccitante e in più abbiamo colto l’occasione per girare un po’ Bisceglie e le città limitrofe, molto emozionanti.
Quando nasce il vostro progetto e da dove deriva il vostro moniker? Marta: Il nome Repsel è un acronimo formato dalle iniziali dei nomi di chi ha fondato il gruppo, poi dopo un anno sono entrata a farne parte io, e ormai sono 6 anni che sto con loro.
Come si è evoluto? All’inizio suonavamo più un epic metal con influenze gotiche, e ciò era dovuto probabilmente allo stile del vecchio chitarrista, poi tre anni fa è entrato nel gruppo Giorgio e quindi ci siamo spostati verso un rock progressive, un po’ meno metal e più moderno.
Questo genere musicale non è molto radicato da noi in Italia, ma più nei paesi nordici. Come mai questa scelta? Quando scriviamo non c’è mai niente di scelto, ciò che viene è ciò che noi proviamo in quel momento, quindi è normale che quando esce un componente del gruppo e ne entra un altro cambiano anche le influenze, l’ispirazione e le emozioni e si riassetta il gruppo.
Da chi o cosa trae ispirazione maggiormente il vostro disco? Giorgio: Il nostro album si intitola The Double Mask Of Human Kind, è un disco che parla di guerra analizzata da molti punti di vista differenti. Si parla, per esempio, di guerra dal punto di vista delle vittime, di chi la vede da fuori, di chi la vive o di chi è al di sopra e la gestisce, non venendo coinvolto. Si parla di guerra a tutti gli effetti ma anche di guerre personali. Marta: Quando ho scritto i testi ho cercato le emozioni nelle guerre personali, lavorando certamente di immaginazione perché fortunatamente non ho mai vissuto la guerra in prima persona. È semplicemente la presa di coscienza di una realtà, di una situazione attuale che non è quella italiana, ma comunque interessa anche il nostro paese. Ho voluto insomma esprimere la mia opinione. Giorgio: Alcune storie sono inventate ma altre hanno riferimenti ben precisi: ad esempio, in un brano si fa riferimento alla questione di Guantanamo.
Voi cercate ispirazione in libri e documentari o vi affidate solo alle emozioni? Marta: Quando ho scritto il testo di Guantanamo Bay ho fatto riferimento alle immagini del film, Road To Guantanamo: ho pensato tanto a quel film e da lì sono poi arrivate le parole della canzone.
I testi sono tutti in inglese? Tutti. Perché la speranza è quella di cogliere un pubblico che non sia solo italiano, ma anche internazionale.
Cosa avete in cantiere? Progetti futuri? Suonare il più possibile, magari in futuro anche all’estero, in posti un po’ più affini al genere musicale che proponiamo. Potete ascoltare i nostri pezzi sul nostro myspace: www.myspace.com/repsel. Per quanto riguarda il cd, è co-prodotto da noi e un’etichetta indipendente che ha curato anche la distribuzione sul territorio nazionale e internazionale, quindi ci auguriamo molti live.
Allora in bocca al lupo per tutta la vostra carriera! Grazie a voi.
ANGELICA SCARDIGNO ANTONELLA FUCCILLI
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