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INTERVISTA A VALENTINA GRAVILI PDF Stampa Email
Martedì 19 Aprile 2011 19:24
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Valentina Gravili
è una cantautrice brindisina dall'ugola delicatamente avvolgente e dalle idee ben chiare, tanto è vero che che i suoi testi sono spesso inerenti l'attualità e la società odierna, mentre le musiche, melodiche ma mai banali, riportano alla mente le grandi cantautrici della tradizione americana, come Suzanne Vega o Tori Amos.
 

I Think ha avuto il piacere di intervistarla ed ecco cosa abbiamo scoperto di lei.

 

Ciao Valentina, iniziamo subito in maniera diretta e decisa, quanto è dura fare la cantautrice oggi in Italia?

Vedi, se fossimo in un altro Paese molto probabilmente mi avresti chiesto quanto è stimolante o divertente essere una cantautrice. In Italia la realtà dei fatti è diversa e chi decide di intraprendere un percorso artistico deve fare i conti con un sistema malato che vede l'arte, la cultura e ora persino l'istruzione, come un bene superfluo da tagliare e da sacrificare. Di conseguenza chi lavora con la musica, il cinema o il teatro non viene rispettato, viene costretto a trasformare il suo lavoro in un hobby se vuole continuare a mangiare e a sopravvivere.
Se a questo aggiungiamo la completa latitanza delle case discografiche allora il quadro risulta piuttosto critico.
C'è anche da dire, però, che ormai le categorie che non se la passano bene sono aumentate e il discorso riguardo la mancanza di rispetto va allargato a tutti i giovani a cui si chiede di lavorare 8 ore al giorno gratis camuffando la parola "sfruttamento" con l'inglesismo "stage". Credo che oggi in Italia sia duro fare qualsiasi cosa: studiare, lavorare, mettere su famiglia, informarsi, capire... stanno rendendo tutto complicato e non si può far altro che continuare a nuotare e annaspare cercando di tenere sempre la testa fuori dall'acqua.

 

A soli 19 anni hai suonato come supporter a Suzanne Vega di fronte a settemila persone. Cosa ti viene in mente ripensando a quel momento?

Mi viene in mente l'incoscienza e la leggerezza con cui ho affrontato quella situazione. Era uno dei miei primi concerti in assoluto eppure ero lì, sul palco, a godermi il vento in faccia. E poi, quando ho avuto modo di scambiare qualche chiacchiera con Suzanne Vega le ho subito, sfrontatamente, offerto di cantare una mia canzone, come se non stessi parlando con "la cantautrice" per antonomasia... ovviamente non l'ha fatto!

Ad ogni modo, ascoltandoti, vengono subito alla mente i nomi proprio di Suzanne Vega o anche di Tori Amos, ma è sbagliato dire che nella tua musica c’è anche una certa componente orientaleggiante?

In realtà con questo nuovo disco credo di essermi scostata molto da quei riferimenti. I miei ascolti sono cambiati e anche il mio modo di comporre si è trasformato, dirigendosi verso soluzioni meno cantautoriali. C'è soprattutto un certo approccio psichedelico, enfatizzato anche dalla produzione artistica di Amerigo Verardi, Max Baldassarre e Silvio Trisciuzzi, e credo sia questo ciò a cui ti riferisci quando parli di una componente orientaleggiante. L'uso di strumenti inconsueti come il bouzuki o lo zither porta sicuramente su sonorità poco "occidentali".

 

Ed ovviamente non manca il sound mediterraneo di casa nostra, la Puglia.

E' vero: certe melodie, certe soluzioni sono sicuramente dettate da qualcosa che fa parte del mio codice genetico. Ricordo un incontro con Paolo Benvegnù durante un mio concerto a Milano, in cui mi disse che la mia musica era come gli alberi d'ulivo della mia terra. Nessuno mi ha mai fatto un complimento più bello!

 

Parliamo di La Balena Nel Tamigi, un album dalla gestazione piuttosto lunga e che alle sue spalle vede un predecessore che ha ottenuto un notevole consenso di critica e pubblico. Quanto è difficile realizzare un nuovo album all’altezza delle aspettative?

Il lungo periodo intercorso tra il mio primo album e questo, non è stato causato da stati d'ansia o particolari preoccupazioni riguardo le aspettative che gli altri riponevano in me. Sarebbe stato davvero deleterio approcciarsi alla composizione con questo peso sulle spalle e, fortunatamente,forse grazie a quel pizzico di incoscienza che ancora conservo, è un problema che non mi sono posta. In questi anni ho scritto tanto e, avendone avuto i mezzi, avrei potuto pubblicare un disco all'anno. Le difficoltà sono state di carattere, diciamo, "burocratico" ed è per questo che alla fine mi sono decisa ad intraprendere questo nuovo percorso in totale autonomia, cosa che mi sta riempiendo ancor più di orgoglio perché il disco sta avendo comunque ottimi consensi.

 

Ci spieghi il senso del curioso titolo del tuo ultimo album?

Una balena nel Tamigi è davvero esistita. Giunse qualche anno fa nelle correnti londinesi dopo aver perso il senso dell'orientamento. In lei ho visto la metafora dei nostri tempi privi di punti di riferimento, in cui tutti ci sentiamo un po' smarriti a causa di una crisi che non è solo di carattere economico. E da questo comune sentire è anche nato un movimento che porta lo stesso nome del mio album e che si prefigge l'obiettivo di raccogliere le testimonianze di tutti coloro che, come quel cetaceo, sono stati colpiti dalla "sindrome da balena nel Tamigi". Ultimamente il movimento ha organizzato dei divertenti happening provocatori a Roma e Milano. Il 9 sarà la volta di Torino, in concomitanza con la manifestazione dei precari Il Nostro Tempo È Adesso, mentre il 23 aprile qualcosa di strano accadrà anche a Lecce.

 

Hai in programma un tour promozionale per il tuo ultimo lavoro? Ci dici quando sarai in Puglia?

Certo. Si comincia a Maggio. Attualmente sto facendo un tour radiofonico che toccherà anche alcune emittenti radiofoniche pugliesi, tra cui Controradio di Bari (per la quale sarò intervistata da Doriana Tozzi il 19 Aprile nel programma ControCorrente) e Radio Ciccio Riccio, il 22 aprile, dove sarò ospite del programma Radiazioni. Il calendario dei concerti è ancora in via di definizione ma ci saranno sicuramente anche molte date in Puglia.

 

Progetti per il futuro? Stai già componendo nuove canzoni oppure ti concentri sui prossimi live?

Ora sono molto presa dalla situazione live ma ho in mente, dopo aver fatto un bel po' di concerti, di andarmene a stare un mesetto a Berlino per staccare e concentrarmi sulla composizione. E' una città che adoro, dall'atmosfera unica... ideale per cercare l'ispirazione.

 

Ti ringraziamo per la tua disponibilità, ti facciamo un grosso in bocca al lupo per il futuro e speriamo di vederti presto sui grandi palchi della nostra penisola.

Grazie a voi e viva il lupo... se no chi li sente gli animalisti... ho fatto già finire una balena in un fiume!

GABRIELE CARUOLO

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