
| DJ Jad |
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| Lunedì 20 Dicembre 2010 17:40 |
![]() Ex turnatblist del gruppo Articolo 31, due album pubblicati singolarmente (oltre ai nove con gli Articolo 31), vero e proprio cultore della musica da club. Questo e tanto altro per raccontare Dj Jad, al secolo Vito Luca Perrini, che in occasione del lancio del suo ultimo album Il sarto si è raccontato ai microfoni di I Think in una esclusiva intervista. In sua compagnia è intervenuto anche il leader della Chop Chop Band, Pino Pepsee, il quale ha collaborato con Jad in un pezzo del nuovo album, dal titolo Due settimane.
Jad, nella tua lunga e stimabile carriera hai esplorato diversi territori musicali: quali generi ti porti più nel cuore e quali, invece, sono stati “parentesi sperimentali” durante il percorso che ha condotto al tuo inconfondibile stile? Beh, direi che nel cuore ho la black music a 360 gradi, dal soul al funky all’hip hop. È questa la mia musica di sempre, tralasciando l’esperimento che ho fatto con il rock. Dopo la doppia compilation Back On Track, in cui ti sei confrontato con rinomati artisti della musica da club, da un lato, e rap americano dall'altro; e dopo Milano-New York, in cui hai “mixato” insieme l'underground milanese con quello della Grande Mela, troviamo ancora un dualismo, un “lato A” e “lato B” in questo nuovo album, Il Sarto? Sì, questo album è il nuovo Jad, che, come uno stilista o un sarto vestono e creano su misura un abito, unisce e cuce il mio groove con quello degli altri artisti, rigorosamente non famosi, che ho voluto coinvolgere. Oltre al titolo di questo nuovo disco, il richiamo allo stesso mestiere c'è anche nel nome della tua label, la Sartoria Records. Cosa rappresenta per te il “sarto”? Rappresenta tanto. Tu pensa che la buon anima di mio nonno faceva il sarto a Bari Vecchia prima della seconda guerra mondiale. Perciò è stato lui a trasmettermi in un certo senso il concetto del sarto: lui lavorava con la stoffa, io con la musica. Come nascono le collaborazioni che hai instaurato negli anni e, soprattutto, quelle di questo nuovo album, tra cui il “featuring” con il “nostro” Pino Pepsee? Sono artisti che ho incontrato in diverse occasioni, artisti che a mio parere sono artisti di Serie A, sebbene spesso sconosciuti alla platea internazionale. Per me è determinante il valore umano e artistico di ogni artista che ospito nei miei album. Pino, anche tu sei un veterano delle collaborazioni: come ti sei trovato con Jad? Non perché sia qui presente, ma con lui è fantastico collaborare: riesce a percepire e trasmettere ciò che ogni artista vive dentro di sé. Appena ho avuto modo di ascoltare le sue “basi”, ho cominciato a pensare e scrivere il pezzo, in quanto la sua musica ha saputo subito toccare le mie corde più intime. Com'è nato Due Settimane e come siete riusciti a svilupparlo mantenendo intatti i vostri rispettivi stili che si possono percepire senza fatica e che, pur, si amalgamano molto bene? J: Sono nati spontaneamente, senza bisogno di mettersi a tavolino a studiare qualcosa. I veri pezzi nascono così, naturalmente. P: Potrei risultare ripetitivo, ma credo che la spontaneità sia la struttura fondamentale per accedere al “bello”. Dunque appena ho ascoltato questo pezzo la mia natura “in levare” è venuta fuori e mi sono lasciato andare. La musica ha fatto tutto il resto. Jad, con che artisti sei cresciuto e quali sono le “nuove leve” su cui punteresti? La leva su cui punterei, oltre ovviamente a Pino Pepsee, è Didie, un altro ragazzo presente nel mio album, anche se devo ammettere che la musica italiana non mi ha mai entusiasmato: ho sempre trovato poca creatività.
Potete fare un saluto per gli amici di I Think? J: A tutti gli amici di I Think, questo è DJ Jad: leggetelo perché chi intervista è bravo e lo fa molto bene! P: Big up too I Think yeah, Pino Pepsee style! E da noi di I Think un ringraziamento e l’augurio di proseguire alla grande nelle vostre luminose carriere. INTERVISTA DI LUCA GUERRA DOMANDE E REVISIONE A CURA DI DORIANA TOZZI |


























