
Questo mese I Think ha avuto l'onore di intervistare Pietro De Silva, volto noto del cinema e del teatro italiano, napoletano di nascita ma romano di adozione. Lo ricorderete sicuramente nel ruolo di Bartolomeo nel film vincitore del Premio Oscar La vita è bella e in altri capolavori come Non ti muovere di Sergio Castellitto, nonché in fiction del calibro di La squadra, I liceali e Giovanni Falcone.
Nel 2009 ha lavorato, inoltre, con Antonello Grimaldi per la realizzazione del film Il Mostro di Firenze dove ha interpretato la parte dell'avvocato Pietro Fioravanti.
Un vero onore per noi ospitarlo sul nostro magazine.
Pietro, per te un lungo curriculum: tanti film, tanti personaggi, a metà tra il teatro e il cinema, passando da ruoli drammatici alla leggerezza della “romanità”. Quanta casualità e quanta intenzione, ai tempi del tuo esordio, c’è stata nell’intraprendere la strada della recitazione?
È stata, per parafrasare la domanda, un'"intenzione casuale". Non era sicuramente fra le mie priorità, ma scoprirmi versatile nell'arte della recitazione è stata una sorpresa soprattutto per me e il piacere che ne è derivato è aumentato con gli anni. Ancora oggi mi meraviglio per quanto continui ad entusiasmarmi.
Ci sarà stato sicuramente anche un punto di svolta, in un certo momento della tua carriera, in cui è avvenuto il salto di qualità. Puoi raccontarci un aneddoto in merito?
È un mestiere talmente folle, privo di continuità e altalenante, che non riuscirei onestamente a identificare un punto di svolta nella mia carriera.
Non esiste un culmine, in questa professione, nulla è un investimento, bisogna sempre avere i piedi piantati per terra e non farsi illusioni. È come scrivere sulla sabbia in una giornata di vento. Se dovessi proprio definire un punto di svolta lo attribuirei all'esperienza avuta nel film La vita è bella, che sicuramente mi ha aperto nuove prospettive lavorative.
Nel tuo lavoro il contatto con molta gente e attori provenienti da scuole diverse è inevitabile. Chi è stato il personaggio più interessante ed eclettico con cui hai lavorato?
Indubbiamente Roberto Benigni per la sua grande sensibilità e umanità.
Mettiamo il caso che non ci stia ascoltando nessuno, con chi, invece, non vorresti lavorare di nuovo?
Ci sono state alcune esperienze teatrali che vorrei cancellare dai files della mia memoria, non molte grazie a Dio.
Con gli anni ho imparato a discernere e non mi sono più imbattuto in situazioni negative... almeno finora!
Dai tuoi esordi fino ad oggi sei stato mille persone e hai vissuto mille situazioni. Ma qual è stato il ruolo che ti ha divertito di più interpretare? E quale il più intenso?
Magari mille! Diciamo decine nella migliore delle ipotesi. Cinematograficamente parlando, i ruoli sostenuti nei film di Benigni, Bellocchio, Castellitto e Piva, di imminente uscita, Henry.
In teatro, invece, un bellissimo fool sheakespeariano ne I due gentiluomini di Verona al Teatro Globe e Vladimiro, uno dei due protagonisti di Aspettando Godot di Samuel Beckett.
Con quest'ultimo spettacolo sei stato impegnato fino al 28 novembre sei stato impegnato al Teatro Manfredi di Roma. Una pièce diretta da Claudio Boccaccini e intrisa da una comicità graffiante, surreale e a tratti irresistibile: nella tua vita c’è un Godot, un qualcosa che attendi da molto tempo?
Attendo qualcosa di irreale e quasi metafisico, ovvero che in questo paese devastato dal degrado e dalla corruzione si palesi come per incanto un valore ormai desueto e tanto agognato: la meritocrazia, in qualsiasi campo, anche non artistico.
In questi giorni ti rivedremo anche al Festival del Film di Torino, come uno dei protagonisti di Henry, il nuovo film dissacrante del regista pugliese Alessandro Piva, che citavi prima. Che ruolo hai in questa nuova pellicola?
Il ruolo di Rocco, un fotografo tossicodipendente dalla personalità molto labile, dedito al doppio gioco. Un personaggio molto ambiguo, sicuramente il più compiuto e soddisfacente della mia carriera.
Dovendo scegliere tra grande schermo e palcoscenico, quale dei due senti più tuo?
Se dovessi dare una priorità, oggi come oggi, direi sicuramente il cinema.
Tuttavia le soddisfazioni che dà il palcoscenico sono qualcosa di incomparabile e indescrivibile.
In questi giorni si sente molto parlare di tagli alla cultura, e soprattutto al cinema. Cosa pensi in merito? Quale sarebbe per te la soluzione più giusta?
La cultura è un bene preziosissimo, tagliare i fondi alla cultura significa azzerare il livello intellettivo degli italiani e il danno che ne consegue rischia, a lungo andare, di essere irreparabile.
La soluzione più giusta sarebbe, a mio parere, quella di far gestire l'erogazione di fondi a figure competenti, che non abbiano nulla a che fare con interessi e lobbies di partito.
Sono pienamente conscio che, in un Paese alla deriva come il nostro, tutto ciò appartiene alla sfera dell'utopia. In questo senso, sento profondamente la mancanza di una mente illuminata e fulgida come quella di Pier Paolo Pasolini.
Tra i tuoi progetti lavorativi, cosa c’è nel futuro più immediato?
In programma ho due spettacoli teatrali, uno all'Auditorium e un altro al Teatro dell'Orologio.
Poi ho un film in uscita per la regia di Massimiliano Bruno con Paola Cortellesi; la serie televisiva RIS per Canale 5 e la serie Il commissario Manara, che andrà in onda su Raiuno. Insomma, un'agenda fitta di impegni.
Ti facciamo i migliori auguri per i tuoi progetti in corso e per quelli futuri e ti ringraziamo per averci concesso un pò del tuo tempo.
Grazie a voi, ragazzi!
MARIA GRAZIA RIZZITELLI
|