
| Intervista a Fabio Tavelli |
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| Mercoledì 01 Dicembre 2010 11:21 |
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Nelle prime pagine del libro troviamo l’affermazione : "Non è un’analisi tecnica del mondiale e nemmeno il tentativo di spiegarvi cosa sia il Sud Africa". Cosa troverà allora il lettore in quest’opera? La mia vita a Johannesburg. I luoghi di lavoro, i colleghi e le persone che ho incrociato per caso. E anche quelle che forse non incontrerò mai più nella mia vita. È il racconto di quaranta giorni vissuti a mille all’ora. In questo racconto c’è anche il nuovo Sud Africa, quello che sta cercando di trovare una normalità che l’apartheid ha umiliato. Ci sono aneddoti, piccoli segreti che la telecamera non svela. E il mio personalissimo ricordo di tante situazioni che ho avuto il privilegio di vivere. E’ un diario, pagina dopo pagina troverete quello che ho voluto raccontarvi. Cosa ti ha colpito di più dell’esperienza sudafricana? Tutto. La dignità dei vecchi di Soweto, gli occhi celesti di chi una volta era diverso e ora convive con chi li ha color cioccolato non sentendo alcuna differenza. E’ una terra ricca, che quando troverà la pace sociale diventerà irrinunciabile per chi avrà la curiosità di visitarla.
Come un’occasione straordinaria. Erano carichi a mille perché vincere il mondiale in terra sudafricana sarebbe stato per loro qualcosa di eccezionale. Ma non per motivi di rivincita. Che non avrebbero avuto alcuna ragione di essere. Ma solo per riaffermare la voglia di essere ancora numeri uno in quella terra. Senza alcun desiderio, almeno dichiarato, di rivivere gli anni passati.
Eccellente. La miglior carne del mondo insieme a quella argentina. Certo, dopo 20 giorni di carne ho sentito il bisogno di cercare un ristorante italiano per fare scorta di carboidrati con un piatto gigantesco di bucatini. Ma poi ho ripreso a gustare la loro carne.
Gli occhi dei bambini di Soweto. Poverissimi ma sorridenti. Un insegnamento per me, per tutte le volte che le mie figlie fanno capricci. Un flash che conserverò per sempre nella mia memoria.
LUCA GUERRA |







Quarantun'anni, un’esperienza notevole nel mondo della comunicazione, una lunga gavetta tra radio locali, giornali e uffici stampa, cinque anni come inviato 

















