
| Settembre 2010 - Anno II - Numero 3 - Intervista: LUCA AGNELLI |
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| Venerdì 15 Ottobre 2010 13:08 |
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La figura del DJ spesso si trova a soppiantare quella che fino a non molto tempo fa apparteneva alle rockstar. Condividi? E che idea ti sei fatto di DJ come Tiesto? Il DJ nell'immaginario si è affiancato alla rockstar, questo è indubbio: sono già diversi anni che è così. Quanto ai DJ come Tiesto, hanno di sicuro un gran marketing alle spalle che li porta a quei livelli. Credi che un italiano potrebbe entrare in classifica? Io personalmente me lo auguro. Ci sono stati, comunque, dei DJ italiani che sono entrati nella classifica di importanti giornali inglesi: pochi e sporadici, ma ci sono stati. Tuttavia ci sono sempre tantissime dinamiche dietro al successo, che probabilmente il cliente finale non conoscerà, ma che gli addetti ai lavori conoscono benissimo. Come sei riuscito a farti notare artisticamente? Io ho sempre creduto in questo lavoro e in quello che mi piaceva fare, ovvero mettere i dischi. È normale che, come tutti i lavori e ogni cosa nella vita, bisogna avere anche fortuna ed essere al momento giusto nel posto giusto. Nel mio caso la mia prima vetrina, che ha segnato il mio inizio di carriera, è stato il fatto di aver lavorato in un locale come il Billionaire a Porto Cervo. Le tue esibizioni erano particolari anche per via della batteria elettronica... Io ho studiato batteria da bambino, per qualche anno, per cui mi sono detto: "Perchè non provare a suonarla durante i set?". Così è nato tutto. La scelta di suonare live la batteria elettronica mi ha accompagnato per diversi anni, poi anche io ho avuto e sto avendo il mio percorso, per cui ho scelto di sperimentare nuove strade. Io la chiamo semplicemente evoluzione. Ti piacerebbe lavorare di più all'estero? Sì, perché per un DJ lavorare in posti e paesi diversi è fondamentale. Girare molti club, conoscere molte persone, fare esperienza... questo è quello che la musica ha da offrire. Che progetti hai per il futuro? Mi piacerebbe organizzare un evento legato alla mia nuova etichetta, Etruria Beat Records, aperta da appena un mese. Poi mi piacerebbe poter suonare una serata ad Ibiza, al Pacha o all'Amnesia. Un altro progetto che ho è quello di costruire un gruppo: una vera e propria crew. In Italia è una cosa ancora poco usata ma, al contrario, gli stranieri lo fanno da anni e hanno tratto da questo grandi benefici: l'unione fa la forza. Con la tua nuova etichetta, quindi, stai iniziando il talent-scouting: come procede? C'è qualche giovane DJ che ci consigli di tener d'occhio? Un ragazzo, classe '88, che si chiama Marco Faraone. Penso che negli anni farà parlare molto di sè! Il progetto Pleasure Dome, invece, in cosa consiste e come si è sviluppato? Si tratta di un progetto nato nel 2002, messo poi un pò da parte poichè, per via della mia evoluzione musicale e stilistica, non riuscivo a far combaciare il nuovo con le vecchie sonorità e i musicisti che suonavano nelle mie serate. Si tratta di una serata all'anno che si tiene in pianta stabile in Sardegna, d'estate. Per tre anni consecutivi sono stato a Porto Rotondo mentre quest'anno a San Teodoro: non ho più i miei musicisti ma ho una cantante. Dalla tua primissima produzione, dal nome Real Love, fino ad oggi, quali sono i pezzi che senti più vicini?
Real Love è stata la mia prima esperienza: nulla si dimentica, ma sento appartenermi di più le ultime uscite di Giugno e Luglio, 7 O' Clock, Ah e Desire. ANTONELLA FUCCILLI |







In occasione dell' ottava edizione di ST


















