
| CONTAMINAZIONI FESTIVAL 2010: INTERVISTA AI GARDENYA |
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| Mercoledì 15 Settembre 2010 09:11 |
Tra le interviste realizzate agli “ospiti” del Contaminazioni Festival 2010 a Bisceglie, non poteva mancare quella ai Gardenya, che insieme al Cavaliere Alessandro e ai Madrezma, sono saliti sul palco in quanto ex-vincitori del contest. I Think ha incontrato la band tranese già in diverse altre occasioni, realizzando precedenti interviste, quindi, grazie alla disponibilità estrema e la simpatia dei quattro, abbiamo potuto instaurare con loro un rapporto tale che la formale intervista è diventata una piacevole chiacchierata tra amici, al bar, con birre, patatine e risate a seguito. Al festival Contaminazioni hanno presentato alcuni brani tratti dalla loro ultima fatica sulla lunga distanza, Disegnando Pareti, un lavoro melodicamente duro e violentemente romantico di cui presto potrete leggere una recensione su I Think Magazine. Intanto, per farvi venire l'acquolina in bocca, vi invitiamo ad entrare con noi nel “magico mondo dei Gardenya”.
In questo disco risulta privilegiata la vostra componente più pop o meglio più “melo” rispetto al “grunge” dei lavori precedenti, pur restando “melogrunge”, definizione a parer mio geniale, che descrive in pieno il vostro sound. Questa svolta è forse dovuta al fatto che è cambiata la formazione e dunque rispecchia meglio i Gardenya di oggi? Antonio: In realtà l'attuale formazione è più “violenta” rispetto a quella precedente. Nico: Questa vena pop è tornata ad emergere perché comunque adesso suono la chitarra, che suonavo in una vecchia formazione (i Willy Wonka), ma ti parlo di diversi anni fa, in cui suonavamo il “vero” grunge, crudo e pesante, molto meno melodico di quello dei Gardenya insomma. Quando ho deciso, poi, di tornare alla chitarra, la prima cosa che ho fatto è stata quella di comprare una chitarra acustica, anche perché io credo che la genialità di un pezzo sia quella di farlo suonare con la chitarra acustica: se un pezzo “funziona” anche in acustico vuol dire che è un buon pezzo. Un altro motivo per cui il suono del nuovo disco è più pulito e melodico, è probabilmente da ricercarsi nel fatto che c'è stato un approccio molto “anni '60” con le nuove composizioni...
...anche sul versante psichedelico ho notato un'accresciuta attenzione, che in qualche modo aleggiava già nei vecchi brani dei Gardenya ma che è decisamente esplosa con Disegnando Pareti. Antonio: Sì, la psichedelia è in parte “opera mia”, perché ho un trascorso musicale di matrice fondamentalmente psichedelica e progressive, fatto di pane e King Crimson... Avete scelto la strada dell'autoproduzione. Come si rapporta un artista con il mondo della distribuzione, del marketing e di tutta questa serie di attività normalmente gestite da figure specializzate? Natale: Io stavo pensando proprio in questi giorni a cosa sarebbero stati i Gardenya senza l'autoproduzione. E la risposta che mi sono dato è che sarebbero stati pressoché niente: avremmo fatto giusto qualche concertino qua e là, qualche partecipazione a qualche concorso e basta. Il rapporto con l'autoproduzione è senza dubbio impegnativo, ma alla fine è una necessità...
Quando avete iniziato ad autoprodurvi in maniera professionale, investendo tutto nella vostra musica, anche attraverso gli altri aspetti ad essa correlati? Natale: Siamo partiti da uno spot per un concerto acustico, poi abbiamo iniziato a produrre anche i nostri cd, dando vita alla PORP, il nostro ufficio stampa, con il quale abbiamo curato la promozione anche del nostro progetto parallelo, i Paipers, ma anche per altri artisti, come Combass, il bassista degli Apres La Classe, o per alcuni locali, come lo Spazio OFF. Nico: Ormai se non ti fai tu il culo non riesci a produrre niente. La rivoluzione di facebook e di myspace sicuramente ci hanno aiutato, ma non bastano a compensare la diffusa mancanza di attenzione nei confronti della musica emergente. Abbiamo lavorato tantissimo per quanto riguarda la diffusione dei nostri video e dei nostri brani, cerchiamo di suonare il più possibile e comunque ci diamo da fare noi, in prima persona. La discografia italiana purtroppo è in mano a pochissime persone e i prodotti che escono sono o prodotti derivanti dai vari talent-show oppure dei prodotti “fortunati”, ma questi ultimi sono solo una piccolissima parte, una minoranza. Invece, nel circuito indipendente, bisogna ammettere che stanno uscendo delle belle cose. Natale: È da sottolineare che un artista difficilmente si autoproduce per scelta. Ormai è una necessità che, certo, se si potesse evitare, la si eviterebbe perché questo carico di lavoro in più, in qualche modo “distrae” dalla parte prettamente artistica, e quindi è ovvio che sarebbe decisamente meglio se se ne occupasse chi lo fa per professione. Difficilmente, ad esempio, si riesce ad organizzare un tour nazionale lavorando da soli. Per queste cose più in grande c'è sempre bisogno di un'agenzia che si possa occupare esclusivamente di questi aspetti. Poi un'altra considerazione da fare è che in Italia è difficile suonare con un progetto inedito: le cover band sono chiamate ovunque, ma i gruppi che suonano esclusivamente musica loro, vengono visti con più diffidenza.
Probabilmente è un discorso collegato anche alla crisi economica, di cui un gestore di locale deve necessariamente tener conto. Natale: Sì, infatti il discorso è questo: i gestori dei locali, se sanno che suoni cover, ad esempio, di Vasco Rossi, ti fanno suonare con più facilità perché sanno che alla gente piace; se, invece, suoni musica inedita, nel dubbio che ai clienti possa non piacere, sono tendenzialmente più restii a farti suonare. Antonio: Poi c'è da dire che da una parte la gente è diventata poco curiosa nei confronti delle novità nel panorama non solo musicale ma probabilmente artistico in generale, anche se questa mancanza di voglia di scoprire e seguire nuovi artisti è compensata da una cospicua fetta di persone che, al contrario, cercano quasi esclusivamente “il nuovo”, tanto è vero che ai festival di musica emergente solitamente si vedono sempre le stesse persone: ormai si può dire che li conosciamo tutti, uno ad uno...
Tutto questo, dunque, come si diceva prima, porta necessariamente gli artisti emergenti ad assorbire un carico di lavoro enorme per poter continuare a credere nella propria opera: superata la parte prettamente compositiva c'è la fase di registrazione, mastering, ideazione e realizzazione dei videoclip, diffusione dei lavori tramite l'ufficio stampa... Normalmente i Gardenya si dividono i ruoli? Avete delle responsabilità precise per ciascuno? Marco: in un certo senso sì. Generalmente io mi occupo della parte video, e insieme a Natale, gestisco l'ufficio stampa della PORP. Natale e Antonio solitamente sono quelli che procurano e curano i contatti con i giornali, le TV, le radio e tutti gli organi di diffusione, ad esempio, dei nostri cd, partendo proprio dalla preparazione dei pacchi e la spedizione, e le telefonate, dopo alcuni giorni, per assicurarsi che siano arrivati a destinazione... questo genere di “incombenze” qui insomma... Nico: il mio ruolo invece è un altro: mentre loro si stancano e arrivano sul palco concentrati e incazzati per aver sgobbato, a me spetta fare l'”animale da palco” che trascina il nostro pubblico (ridiamo). No, scherzi a parte non riuscirei a fare quello che fanno loro non perché non mi interessi ma perché comunque voglio avere più tempo possibile per distruggermi, per resuscitare e quindi per succhiare le emozioni che poi finiscono nelle canzoni. Questo lo dico non tanto per fare la rockstar o il figo, perché tra l'altro sono grasso e brutto quindi non avrebbe proprio senso, ma perché credo che veramente sia necessario vivere tutta la merda che c'è in giro per scrivere qualcosa di sensato.
Ragazzi, grazie per quest'ennesima piacevolissima chiacchierata. Ci rivedremo, riascolteremo e... rileggeremo presto. Non vediamo l'ora!
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