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INTERVISTA AI MANAGEMENT DEL DOLORE POSTOPERATORIO (Lanciano) - Arè Rock - 22 aprile 2010 PDF Stampa Email
Domenica 25 Luglio 2010 14:55
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Non si sentiva una rivoluzione sonora così da quando vennero forgiati i Sex Pistols da una mente anziché da un'evoluzione biologico-musicale, com'era ed è prassi. Non si sa bene da che parte del corpo di quale essere divino siano nati gli abruzzesi Management Del Dolore Post-Operatorio, ma certo è che non provengono dal pianeta musicale di cui, pure, sono abitanti. Alieni della musica italiana, forse l'unica parentela che sembra poter ritrovare in loro, è quella con i primi CCCP. Ma sentiamo cosa passa per la testa di questi extraterrestri incontrati all'Arè Rock Festival 2010.

 

 

Ciao ragazzi: iniziamo subito con una domanda che ci è venuta in mente ascoltando i vostri testi e associandoli poi al vostro moniker, che parla di dolore... di che tipo di dolore si tratta?

Il dolore più profondo è la scoperta della propria inutilità. Aveva detto bene Nietzsche  "non è il dubbio che uccide ma la certezza".

Il management del dolore post-operatorio non è lo scopo, non è il fine, bensì il MEZZO.

Il management del dolore post-operatorio è LA CURA. La scoperta di un nuovo MODO, di un nuovo UOMO, una specie di parto cesareo dell'umanità.

 

 

Qual è la filosofia che fa da leitmotiv nei vostri pezzi e quali le vostre principali ispirazioni quando siete in procinto di comporre uno dei vostri brani incendiari?

La filosofia è che curare l'inutilità è impossibile: siamo in un mondo di malati terminali, non ci sono speranze. Ma la nostra filosofia è la danza SULLE macerie, è la musica DELLA crisi e NON contro la crisi.

Il nostro impegno "civile" si può definire "nichilistico", perché lo prendiamo come puro divertimento, non abbiamo nessuna pretesa di cambiare il mondo, perché bisognerebbe cambiare l'uomo, e questo, almeno adesso, non è possibile.

"Non è tempo d'amare questo, è tempo di raccattar parole" diceva Brecht, e scagliare contro i potenti, "contro i padroni ma non per il nostro bene o per la nostra terra, ma per quelli come noi che NON hanno terra, non hanno niente e devono solamente soffrire" (questo invece è tratto da Mistero Buffo di Dario Fo).

Questo è il nostro divertimento, questa è la nostra filosofia: lottare contro i padroni per restituire dignità alla gente, per tirare un sorriso dal volto degli sfruttati. Quel sorriso, quei cinque minuti di inutile speranza, sono il nostro furto aggravato alla società, perché come diceva Domenico Modugno "il derubato che sorride ruba qualcosa al ladro".

 

 

In una precedente intervista avete affermato che la vostra musica è di tipo post-punk/punk: cos'è il punk per voi?

Il punk è l'abbandono di sé, l'abbandono delle regole, l'abbandono di quello che è definito come TUTTO. Il punk è la morte del futuro e della speranza.

Ce ne freghiamo del futuro, ce ne freghiamo di noi e del mondo, ma si può vivere per un attimo, in un respiro, in un sorriso, in quell'attimo, in quel sorriso, non si vive ma SI E' la vita.

Si può essere la vita quando si abbandona se stessi a quel ballo senza speranze, a quel rito inutile, e si diventa la vita, si diventa Dio, si diventa il piacere, si diventa l'energia...

Sappiamo bene che il mondo resta la merda che è, ma un orgasmo, uno solo, forse ce lo meritiamo tutti.

Chi ha goduto per un attimo non ha paura del nulla eterno.

 

 

Ascoltandovi pare che la musica abbia ancora molto da dire. Eppure dite che non esiste futuro, dunque neanche futuro per la musica...

Il futuro della musica come quello di tutta l'arte è possibile solo se ognuno riuscisse a raccontare l'inutilità della propria epoca.

Non si può raccontare altra storia se non quella che (non) si sta vivendo.

Fermo restando che la storia non esiste e non ha alcun senso.

 

 

Che ne pensate della musica italiana al giorno d'oggi?

A livello indipendente c'è molto di buono, ma credo che l'errore di tutti sia giocare con il nulla senza rabbia: è un'epoca molto menefreghista.

Sotto i nostri significanti c'è l'urlo di un animale estinto.

Non esiste più o forse non è mai esistito, ma la potenzialità del niente, la potenzialità di un'idea è molto più grande del prodotto finito, che ormai è già passato e non ha più senso.

Noi vendiamo il lievito, non il pane.

 

 

Avete affermato che condividete il motto del punk, cioè il famoso NO FUTURE, eppure in una precedente intervista avete dichiarato di voler far parte di un ipotetico futuro: in che modo?

La chiave è sempre la stessa: il nostro futuro sarà possibile solo se riusciremo a raccontare la merda che ci circonda.

Non si può vivere l'orgasmo dell'attimo pensando al passato, si può solo vivere la propria epoca, solo NELLA propria epoca si può ESSERE la vita, altrimenti potremmo - come spesso accade - limitarci ad esistere senza vivere, che è molto più facile.

 

 

In che percentuale nei vostri live siete voi stessi e quanto, invece, incarnate dei “personaggi”, delle maschere che meglio evochino il senso di ciò che volete comunicare?

Nietzsche diceva che “una volta che indossi una maschera sei costretto a dire la verità”...

Indossiamo delle maschere, balliamo e ci travestiamo perché è l'unico modo per essere veri. Crediamo che la nostra quotidianità non abbia alcun senso. Nel quotidiano si è tutti morti. Lasciamoli in pace i morti.

 

 

Rabbia, incompletezza, disagio sociale... In che modo vi opponete a tutto questo sia nella musica che nella vita?

NON ci opponiamo a tutto questo perché SIAMO tutto questo. Siamo la rabbia, siamo l'incompletezza e siamo il disagio. E' molto meglio essere IL disagio piuttosto che essere CAUSA DEL disagio.

 

 

Descrivete in breve la vostra storia. Come vi siete conosciuti, come avete iniziato ad imbracciare gli strumenti, come avete deciso di fondervi in un'unica band...?

Made Dopo. Questa è quotidianità. Questa è morte. Prima di cominciare a gridare eravamo semplicemente più morti di adesso. Solo sul palco torniamo in vita, per un pò...

 

 

Quali sono i gruppi o gli artisti che ascoltate maggiormente?

In verità ascoltiamo poca musica. Emozioni del momento. Meno si vive il quotidiano meno si è il quotidiano...

 

 

Ormai i nostri lettori staranno svalvolando per poter ascoltare la vostra musica, incuriositi dalle vostre risposte. Come possono fare per poter ascoltare ed eventualmente comprare il vostro disco?

Troverete tutte le informazioni utili sul myspace www.myspace.com/managementdeldolore o sul nostro sito www.managementdeldolorepostoperatorio.it

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