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Intervista alla SHABADA' ORCHESTRA (Napoli) PDF Stampa Email
Scritto da Admin   
Mercoledì 19 Maggio 2010 09:27
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Nata nell'estate del 2008 “dal catalizzante connubio di qualche buon proposito, una decina di buoni accordi, un sole caldo, una lunga spiaggia rossa ed una manciata di neuroni salterini nella cocozza”, la Shabadà Orchestra è formata da Sdugtmbò (Chitarra e voce), o'Munaciello (Fisarmonica e seconda voce), LuApples (SucksoPhone e coreografie), Bertold (Basso e cori), ElPequiGno (Batteria e nguè).

La loro proposta è un mix coinvolgente tra reggae, punk, rock, ska, folk e dedizione per i temi sociali. Li abbiamo incontrati all'Arè Rock, dove sono stati selezionati per la seconda volta (la prima fu durante la scorsa edizione), e ne abbiamo approfittato per intervistarli.

 

Shabadà Orchestra per ... "riequilibrare l'energia"?

 

Si certo, spesso le energie vengono mal riposte! Noi tentiamo di sbloccare i chakra senza mettere le mani addosso: abbiamo lavorato per moltissimo tempo per riuscire a fare questo! Dopo anni di duro lavoro abbiamo trovato il modo: Shabadà!

 

La vostra musica è meglio di una cura medicamentosa, visto che agite sulla profilassi e la prevenzione delle malattie, come voi stessi sostenete sul vostro myspace (www.myspace.com/shabadaorchestra). Ci spiegate il segreto?

 

Il segreto è fare quello che si vuole, sempre ed incondizionatamente! Questo aiuta a non avere conflitti e previene le malattie. Noi suoniamo quello che ci va di suonare, senza limiti di genere e di tematica, per questo godiamo di ottima salute!

 

Com'è il mondo della Shabadà Orchestra? Quali i valori e le filosofie che seguite?

 

Il mondo della Shabadà Orchestra è il mondo della maggior parte delle persone della nostra età... un mondo fatto sicuramente di tante brutture e nel quale ognuno di noi è costretto a confrontarsi con tonnellate di stenti e sacrifici giornalieri. E' un mondo che si può cambiare, ma per cambiarlo bisogna lottare contro tanti muri. Ciò che conta è riuscire a muoversi sempre con la determinazione adatta a non farsi strappare l'ottimismo, perché proprio questo può servire da energetico nella lotta per il cambiamento!

 

Oggi fare musica è una vocazione al volontariato?

 

Sì... forse sì, si fa volontariato, ma la Shabadà non ha problemi nel fare volontariato soprattutto se questo è orientato a portare un poco di positività nella gente che ci segue o, perché no, anche a noi stessi (del resto noi suoniamo per il puro piacere di farlo). Il problema, dunque, non è tanto nel fare volontariato quanto nell'esser bravi a non farsi sfruttare: il vero problema del fare musica oggi è l'atteggiamento di quanti, proprietari di club e similari, tentano sempre di lucrare più di quanto

a loro spetti su quello che noi e tanti come noi si sforzano di fare.

 

Quando il genere "Napolitan Patchaccara" vi ha scelti?

 

Diciamo che ci siamo scelti di comune accordo! Beh, a parte battute da "Bar Centrale", la verità è che la cosa è stata abbastanza naturale: la band nasce dalla fusione dei diversissimi gusti musicali di tutti noi: mischiandoli si è ottenuta la patchaccara... ovvero la Shabadà music!

 

La vostra terra è la vostra musa ispiratrice? E da cos'altro traete ispirazione?

 

La nostra terra è sicuramente fondamentale nel trovare ispirazione. Napoli, città dalla quale provengono i quattro quinti della band (l'altro quinto , Luca Mele, proviene da Barletta!), è notoriamente una delle realtà più complicate d'Italia e per questo offre di continuo spunti di riflessione che restano attanagliati nei rumori/suoni che dai suoi vicoli provengono... È il non-ordine, l'enorme panorama di umanità che offre e la precisa coscienza di non essere soli che si ha guardando verso il mare aperto, che continuamente stimola la produzione musicale della Shabadà, il tutto sullo sfondo più ampio della cultura dei vari Sud del mondo.

 

Vi abbiamo visti sul palco di Io sono Saviano: potreste raccontarci di quest'esperienza?

 

Un'esperienza sentitissima da tutti noi. Supportiamo Saviano senza se e senza ma. Quelli come lui sono un chemioterapico contro i tumori che marciscono nelle nostre zone!

Cogliamo sempre l'occasione per ringraziare quelli che ci hanno permesso di suonare in un'occasione così importante!

 

Saviano è tra i pochi ad aver il coraggio di dire ciò che per la propria incolumità sarebbe meglio non dire, ma che, non dicendo, si condannerebbe l'intera umanità a sottostare alle leggi del potere e della corruzione. Si potrebbe definire un eroe? Ci sono eroi, secondo voi, ai giorni nostri?

 

Saviano è sicuramente un eroe, un eroe di quella che dovrebbe essere la normalità... dovrebbe e non è! Sicuramente in altre parti del mondo esistono persone che decidono di non sottostare ai soprusi e alle violenze e sicuramente molti di loro rischiano o perdono la vita per aver inseguito i loro ideali. La storia insegna che quelli come loro, anche se con durissimi sacrifici, alla fine sono riusciti a cambiare le cose. Probabilmente ognuno di noi dovrebbe rivedere il proprio atteggiamento per evitare il peggio a coloro che arriveranno dopo di noi!

 

Potendo scegliere un artista con cui condividere un palco, chi scegliereste e perché? E per quale palco?

 

Beh, sceglierne uno solo è veramente difficile... Dovendo scegliere probabilmente ci piacerebbe suonare con Renato Carosone, su di un palco a Piazza Duomo a Milano!

 

Per concludere, potete dire ai nostri lettori come fare per ascoltare i vostri brani, a parte tramite il vostro myspace sopraccitato?

 

Oltre allo space, è possibile cercare sui massimi store di musica on-line digitando il nome del nostro EP: Emigranti?.

 

Grazie per il tempo che ci avete dedicato.

 

Grazie a voi tutti da me (Marino) e dalla Shabadà tutta!

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