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Interviste Arè Rock 2010 - 8 serata - PRIVATE KILL (Bari) PDF Stampa Email
Scritto da Admin   
Sabato 24 Aprile 2010 09:36
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Estremi, inquietanti, originali... I Private Kill sono una band che non lascia indifferenti. Durante l'ottava serata dell'Arè Rock Festival 2010 abbiamo tastato la loro potenza sonora devastante (e quando si dice "devastante" della musica è sempre in senso positivo, mai distruttivo!). Baresi d'origine, Rachel (vocalist), Skid (chitarre, programming), Dani (basso) e Juan Pablo (batteria) celano dietro le maschere una filosofia di vita che vuole esorcizzare il dolore attraverso la musica.

Il vostro moniker si rifà ad una pratica partita dall’India e diffusasi in Inghilterra e USA (grazie anche al cinema): volete descrivercela voi? E a cosa è dovuta la scelta di un nome così particolare?

Rachel: Questa pratica piuttosto violenta vede due o più uomini sfidarsi a mani nude in una stanza, spiati da sadici voyeuristi che pagano per "godersi" questo spettacolo. Una sorta di peepshow (dove dietro delle finestre ci sono delle ragazze che si spogliano), ma molto meno erotico e più violento. La scelta del moniker è venuta da sé, in quanto il nostro spettacolo vuole essere violento, sì, ma pur sempre spettacolo.  Dietro quegli uomini che si sfidano a mani nude ci sono di sicuro drammi o angosce che li portano a battersi e a rischiare la vita. Dietro le nostre maschere si celano segreti, paure, che possono essere quelle di ognuno.

 

Avete scelto di esibirvi celando i volti dietro delle "maschere decorate di sofferenze che cadono alla fine dello spettacolo". Da cosa è causata questa sofferenza? Ed è una sofferenza personale (ognuno per i propri motivi) o di stampo sociale?

Rachel: La sofferenza è quella di ognuno. Le maschere dei Private Kill rappresentano ciascun ascoltatore, con le proprie sofferenze recondite, le paure, le fobie. Un modo per esorcizzarle, per vivere senza paura la vita e le difficoltà che essa ci mette davanti ogni giorno. Ogni attore indossa una maschera per interpretare qualcun altro. E si dice che solo indossando una maschera riusciamo ad essere davvero noi stessi. Se poi aggiungi a questo il fatto che ancora oggi ci sono popoli che indossano maschere e danzano per esorcizzare periodi negativi capisci subito qual è il nostro intento...

La musica può migliorare, secondo voi, le circostanze e l'esistenza?

Rachel: La musica è una valvola di sfogo e personalmente sono convinto che è l'unico modo per comunicare un messaggio, il più positivo possibile, o che possa aiutare a superare difficoltà. Mi piace pensare che ci sia sempre qualcuno che trova nella musica e nelle canzoni una ragione per credere in se stesso.

Cosa vi ispira maggiormente nel comporre i vostri brani?

Rachel: Per quanto riguarda la parte del testo ci si ispira a disagi, si cerca di analizzare i momenti oscuri della vita, cercandone soluzioni. Spesso sono autobiografici, ma si tende sempre a dare un senso "assoluto" a quello che diciamo, così chi ci ascolta può immedesimarsi meglio e magari trarre un suggerimento o uno spunto per risolvere i propri problemi.

Quali sono i vostri miti ai quali vi sentite in qualche modo debitori?

Rachel: Una forma di gratitudine c'è senza dubbio verso tutti quegli artisti che ci hanno influenzato con la loro musica, ma ci sentiamo in un certo senso debitori verso quegli amici che non sono mai mancati ai nostri concerti, che ci hanno dato credibilità, che ci hanno criticato e consigliato e che nonostante le difficoltà sono ancora lì, sotto il palco, a gioire delle nostre gioie e a soffrire delle nostre delusioni. Se proprio dobbiamo essere grati a qualcuno, io direi che buona parte di quello che stiamo facendo lo dobbiamo a loro.

Che effetto vuole sortire la vostra musica sul pubblico? Che rapporto cercate di instaurare con i vostri ascoltatori?

Skid: L'intento è quello di far immedesimare l'ascoltatore nella musica, fargli provare quelle sensazioni che le varie canzoni trasmettono e l'uso delle maschere serve proprio per portare a termine questa "condivisione".

Un episodio, nella vostra carriera musicale, che vi ha resi orgogliosi di quanto state facendo.

Skid: devo dire che negli ultimi mesi ce n'è più d'uno: stiamo partecipando a vari contest proprio con l'obiettivo di capire se il nostro lavoro piace e funziona, e siamo rimasti meravigliati dell'interesse che riscontriamo nel pubblico. Sicuramente l'episodio più importante finora è il concerto che faremo insieme ad artisti del calibro di Skid Row ed Extrema, qualche mese fa non l'avremmo immaginato neanche!

 

Quale è stato il concerto che vi ha maggiormente soddisfatto?

Skid: Innanzitutto la serata inaugurale del B-Side Music Contest: locale strapieno di gente che è letteralmente impazzita con i nostri brani. Ma anche il concerto del Bologna Music Festival, breve ma intenso!

Rachel: Il concerto all'H25 ci ha dato maggior mordente. Un palco grande, illuminazione incredibile, pubblico caloroso e locale strapieno. Quando riusciamo a suonare in condizioni del genere restiamo carichi per settimane...

Che progetti avete per il futuro?

Skid: Principalmente promozione, sia in Italia che all'estero, dove maggiore è l'interesse per il genere che facciamo.

Rachel: Si, abbiamo da pochissimo firmato con un'agenzia di booking e management, la NOMADISM, che ha uppato i nostri pezzi su iTunes, Amazon e NokiaStore, e stiamo cercando di pianificare una serie di date. L'importante per noi, al momento, è suonare ovunque.

E noi ve lo auguriamo di cuore! A presto.

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