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Uno dei gruppi emergenti più promettenti di questa edizione dell'Arè Rock Festival. La Biblioteca Deserta è una band formata da cinque giovani (età media 23 anni), che hanno lastricato la loro strada con un solido post-rock che li porterà lontano. Hanno già avuto riconoscimenti internazionali, partecipato a numerosi contest e avuto ottimi riscontri di critica e pubblico, in soli 4 anni di vita. Noi abbiamo incontrato Francesco Frediano Muolo (chitarra), Francesco Palmitessa (batteria), Adriano Petrosillo (basso, synth), Fabrizio Corbacio (chitarra, synth) e Massimo Nicosia (chitarra acustica, basso, synth), durante la settima serata dell'Arè Rock e vi lasciamo qui leggere il risultato di questa piacevole chiacchierata.
Una proposta interamente strumentale... Come recepisce il pubblico la vostra musica?
In genere positivamente. C’è chi rimane piacevolmente sorpreso, chi ascolta già strumentale e ci apprezza o fa delle critiche, chi batte le mani perché le batte quello a fianco. Ad un concerto strumentale la gente (e noi stessi) si concentra più sull’atmosfera e sui propri pensieri, piuttosto che a come si muove il cantante. E se riusciamo a fare in modo che qualcuno si lasci trasportare dalla musica in un mondo tutto suo, siamo molto soddisfatti.
Immaginate di dover scrivere una vostra recensione, dovendo far capire a chi legge, cosa può trovarsi ad ascoltare entrando in contatto con la vostra musica, a che artisti vi paragonereste?
L’album è variegato: ci sono pezzi che potrebbero fare da sottofondo ad un flusso di pensieri, essere ascoltati viaggiando, o su un letto, o dall’inconscio mentre si fa altro. Altri pezzi invece sono più forti e più duri. Ognuno di essi corrisponde ad una tappa di un metaforico viaggio lunare, che si può compiere per i più svariati motivi, e dal quale si ritorna consapevoli di essere cambiati e di aver afferrato qualche dettaglio in più del mondo e della vita. Siamo influenzati sicuramente dai nostri ascolti individuali, che sono per buona parte molto diversi, e da ascolti generalmente abbracciati dalla "etichetta ombrello" di post-rock: Mogwai, Explosions In The Sky, 65daysofstatic, This Will Destroy You, Sigur Ros, Yndi Halda.
Cos'hanno questi gruppi per emozionarvi più di altri che magari suonano lo stesso genere ma vi "comunicano" meno?
La capacità di scuotere l’animo, di creare parti geniali, di portarti ad ascoltare i pezzi più e più volte per capire come delle sensazioni così profonde ed autentiche possano generarsi solamente da pezzi strumentali, o semplicemente per gustare queste sensazioni.
La mancanza del testo permette alle note di imprimersi libere nella mente di chi ascolta, come le emozioni di un quadro astratto, che non sono subordinate necessariamente a qualcosa di tangibile e visibile. Quando componete, come riuscite a far combaciare le emozioni personali di ognuno di voi, amalgamandole in un brano unico, originale eppur compatto?
È importante fare affidamento all’istinto, ma anche fare in modo che ciò che si suona sia funzionale al brano e a ciò che stiamo cercando di costruire. Bisogna sapere anche quando non è necessario suonare, o quando invece è meglio abbandonare momentaneamente il proprio ruolo, ed utilizzare un altro strumento che in quel momento si rivela più adatto. La compattezza arriva quando c’è intesa nel gruppo, si suona da tanto insieme, e quando si dà importanza alla ricercatezza dei suoni.
Un punto cardine della vostra musica mi è sembrato che fossero i crescendo e la variazione di intensità dei muri di suono. I vostri brani nascono così come li si può ascoltare, o questi cambiamenti di intensità sono dovuti ad un'elaborazione ideologica del messaggio che volete comunicare?
Cerchiamo di esplorare l’atmosfera che si crea quando componiamo un brano, suonando sia istintivamente, e sia in seguito, con più consapevolezza. In generale ci divertiamo a giocare con la tensione di un pezzo, inserendo variazioni e cambi di dinamica, sempre guidati dalle emozioni astratte che stiamo inseguendo.
Mentre vi ascoltavo sul palco dell'Arè pensavo che "La Biblioteca Deserta" (un moniker che inizialmente si stenta a comprendere) sia esattamente l'immagine della scenografia che costruiscono le vostre note intorno a chi ascolta. Ha qualche significato particolare per voi questo nome? Com'è stato scelto?
Forse è stato scelto per quello che evoca, o forse ce l’ha suggerito il caos. Non ha un significato particolare, ci si può vedere quello che si vuole. Ad esempio in questo momento vedo una biblioteca piena di libri attraenti, ed ognuno di essi è una porta verso un viaggio ricco di immagini, suoni ed emozioni. Ma questa visione potrebbe essere stata indotta dalla domanda.
Anche voi, come gli Wide, fate parte della scuderia della Faro Records, una casa discografica pugliese che sta lavorando sodo per i propri artisti. Il fulcro dell'"I Think pensiero" è di costruire un futuro artisticamente roseo ed economicamente proficuo per la nostra regione, quindi vi chiediamo, secondo voi, cosa possiamo fare noi che lavoriamo nel mondo dell'arte e della cultura, per spingere i nostri "prodotti" (quindi le nostre band, i nostri artisti, le nostre bellezze architettoniche ma anche le nostre aziende come la Faro Records) verso la meritata ribalta?
Non basta avere buone idee o buoni “prodotti”. Bisogna agire, trovare modi innovativi di comunicare alla gente ciò che abbiamo di bello in Puglia, combattere l’indifferenza, moltiplicare le occasioni per fare dell’arte e stimolare la voglia di fruirne. Lo sforzo collettivo dovrebbe essere focalizzato per un periodo ragionevole di tempo, sulla promozione di un serbatoio sempre fresco di realtà meritevoli e con il maggior potenziale per salire alla ribalta. Meglio un muro di messaggi sincronizzati che tanti messaggi diversi e deboli.
E noi ci speriamo davvero! Vi ringraziamo per quest'intervista e vi chiediamo di salutare i nostri lettori dicendo loro come fare per poter ascoltare la vostra musica...
Sul nostro sito web www.labibliotecadeserta.com e www.myspace.com/labibliotecadeserta è possibile ascoltare i nostri brani ed acquistare l’album, che si può trovare anche alla libreria Feltrinelli di Bari. Un saluto ai lettori di I Think e grazie a voi per lo spazio. A presto!
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Le immagini dell'ARE' ROCK FESTIVAL 2010, a cura della fotografa di I THINK Antonella Fuccilli, sono disponibili da subito sul nostro myspace:
www.myspace.com/ithinkmagazine
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