
| Interviste Arè Rock 2010 - 6 serata - GARDENYA (Trani) |
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| Sabato 10 Aprile 2010 10:35 |
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I Gardenya sono tra i pochissimi gruppi emergenti che possono già vantare una schiera di fan appassionati la cui dedizione è pressocché totale! La band è nata nel 2003 a Trani e dall'inizio la loro musica rende omaggio ai"colossi di Seattle" e alla musica italiana d'autore, dando vita ad una miscela definibile come indie-pop cantautoriale o, in maniera più appropriata, "melogrunge". Noi di I Think abbiamo incontrato Nico Landriscina (voce/chitarra), Marco Porcelli (chitarra), Antonio Russo (basso) e Natale Capurso (batteria), durante la sesta serata dell'Arè Rock Festival, e abbiamo realizzato quest'intervista esclusiva. Per ascoltare la loro musica potete andare su www.myspace.com/gardenyaband. Per ascoltare una piccola parte del loro pensiero potete leggere qui sotto... Il primo aprile avete affrontato due esibizioni in una sera soltanto! Vi era capitata altre volte questa singolare esperienza? Come siete riusciti ad esser così carichi anche all'Arè Rock, che era la seconda? Natale: Per noi era la prima "staffetta" ed è stato molto divertente programmare tutta la giornata per far quadrare i tempi quasi al secondo! Merito anche dei ragazzi dell'Arè Rock, che ci hanno messo completamente a nostro agio a livello tecnico, per cui non potevamo che contraccambiare dando il massimo sul palco. Siamo tornati a casa stremati ma molto soddisfatti della nostra esibizione. C'è stato un periodo, dopo la nascita dei Gardenya, in cui eravate un po’ fuori dalle scene, per poi tornare più esplosivi di prima. Cosa avete fatto in quel periodo “di silenzio”? Nico: Avevamo deciso di fermarci per capire cosa ci girava intorno. C'erano delle idee, ma erano ancora scucite e frammentate fra di loro. Siamo rimasti chiusi per settimane intere in sala prove con un solo intento: uscire di lì con un prodotto che rispecchiasse i Gardenya e il piccolo, grande mondo che li circonda. Così è nato Disegnando pareti: un disco rock che parla di amore, non solo quello vissuto fra i due sessi ma anche l'amore per l'arte, per la controcultura, e l'informazione obliqua ed eccitante che ci colpisce e che colpisce più volte in maniera poetica gli uomini che ultimamente vogliono calpestare i polmoni della cultura. Non è un caso che nei pezzi di Disegnando Pareti, ci siamo divertiti a parlare anche dell’Africa e della tv, oltre che d'amore... Il risultato lo sentirete a breve. Adesso siamo soddisfatti, perché finalmente possiamo tornare a fare quello che ci è sempre piaciuto fare: suonare dal vivo e condividere emozioni. Tra la poeticità delle vostre canzoni e la carica che riuscite a trasmettere durante la dimensione live, avete conquistato diversi “fedelissimi”, infatti quando arrivate voi la sala si riempie. Avete anche un fanclub. Cosa c'è nella vostra musica, secondo voi, che è in grado di attirare e fidelizzare così tanto il pubblico? Nico: Abbiamo sempre cercato di creare una sorta di comune, o di famiglia, intorno a noi, un club di… “complicati”… dove noi siamo allo stesso livello di chi ci segue, con lo stesso entusiasmo e la voglia di scambiarci qualcosa che porti noi a scrivere e loro ad essere parte integrante di quello che scriviamo. Non crediamo nelle rockstar, ma nell'umiltà e nell'unione, ecco... direi… una piccola chiesa punk melanconica. Anche voi, come altri artisti nostrani, avete tentato la “carta Sanremo”. Cosa ne pensate di questo festival? Può ancora ritenersi IL Festival della Canzone Italiana o siete d'accordo con chi dice che non rappresenti più l'Italia e che sia diventato sempre uguale al sé stesso di alcuni decenni fa? Natale: Bè, io credo che rappresenti bene la situazione musicale in Italia e questo è dimostrabile dal numero di telespettatori che l'hanno guardato. Dal punto di vista degli artisti emergenti, inoltre, non v'è dubbio che Sanremo rimane una vetrina importantissima che dà la possibilità agli artisti giovani di farsi conoscere da milioni di persone. Il concorso è servito proprio a questo, a dare la possibilità a chiunque di mettersi in vetrina, a prescindere dai "vincitori". Almeno questo è stato lo spirito con il quale noi abbiamo partecipato. Parliamo più approfonditamente della vostra musica. Avete inventato il “Melogrunge”...in che consiste questo genere? Tonio: Più che parlare di un vero e proprio genere a se stante io parlerei più che altro di una sotto-corrente musicale, o magari di un’attitudine. Il termine Melogrunge, comunque, è l'unione di due parole: una è "melodico" e l'altra è "grunge". L'idea è, appunto, quella di mischiare le sonorità dei gruppi grunge tipici della Seattle degli anni '90, come per esempio potrebbero essere i Pearl Jam o gli Alice in Chains, con le melodie all'italiana ispirate a Moltheni o a band come Afterhours e Verdena. Anche il vostro moniker evoca romanticismo e “melogrungismo”... Ha qualche significato particolare per voi o l'avete scelto proprio per la poesia che evoca? Tonio: Questa domanda è quotatissima... (Ride) La leggenda vuole che uno dei componenti della band (non si dice chi!), da bambino, aveva un cespuglio di gardenie in un'aiuola sotto casa e ci si nascondeva quando le cose non gli andavano proprio bene, una sorta di mondo a parte dove rifugiarsi e stare da soli quando c'era qualcosa che non andava, una dimensione strettamente introspettiva. Abbiamo voluto riportare quest'idea nel gruppo perché vogliamo, con la nostra musica, portare la gente dentro il nostro mondo, dietro quel cespuglio di gardenie… nella nostra dimensione introspettiva. Quindi sì, l'abbiamo scelto, soprattutto per la poesia che evoca. Come nascono le canzoni dei Gardenya? Marco: In diversi modi… Per esempio Il Mare Che e Come Stai sono state portate da Nico in sala prove: lui le ha suonate solo chitarra e voce e poi noi abbiamo curato la veste musicale e l'arrangiamento suonandoci sopra nel più classico dei modi. Polvere, invece, è nata da un'improvvisazione: me la ricordo bene.... era la prima prova con Antonio al basso... senza seguire strutture o note ben precise, nel marasma di suoni ed emozione collettiva è venuta fuori questa canzone. Altre invece come Economia Poetica o Romantico sono partite da un pensiero, da un messaggio testuale: si è partiti da alcune frasi e ne è seguita una melodia, poi la musica secondo un'idea ben precisa a priori. Tutto questo urla al mondo che siete molto ispirati e affiatati come gruppo... Che progetti che avete in cantiere? Marco: La realizzazione di un videoclip e la promozione del primo singolo del nuovo lavoro, il brano sarà Frankie Allucinato. Ne seguirà l'uscita del disco Disegnando Pareti a Giugno: un home recording, nel vero senso della parola, perché è stato registrato a casa, senza produzioni e nulla, completamente autoprodotto. Poi speriamo di suonare il più possibile e di continuare anche con i Secret Concert... Per concludere, potete fare un saluto ai lettori di I Think che sicuramente vi leggeranno con passione? Grazie mille e a presto. Gardenya: Grazie di cuore a tutti coloro che ci seguono ad ogni concerto, che ci scrivono sul myspace, che ci inondano di saluti su facebook... grazie a tutti voi, anche solo a chi ci ha ascoltato di passaggio o ci legge per la prima volta. Soprattutto grazie alla redazione di I Think per averci dato la possibilità di essere qui a scrivere un pezzetto di noi. Grazie ragazzi! Grazie a voi! |

























