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Interviste Arè Rock 2010 - 5 serata - I FIGLI DI BACCO (San Giovanni Rotondo) PDF Stampa Email
Sabato 03 Aprile 2010 10:54
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Per gli amanti del folk-rock à la Modena City Ramblers, per gli amanti del buon vino, per gli amanti della buona musica...per tutti voi ci sono, nella nostra Puglia, i Figli di Bacco, che girano in lungo e in largo proponendo la loro musica fatta di ebbrezza, impegno e passione.
Nati nel 2005, la band è formata da
Salice (Michele Petruccelli) voce - basso; Negro A. (Riccardo Russo) - chitarra e cori; Merlot (Matteo Merla) - fisarmonica e cori; Passito (Pasquale Puzzolante) - batteria; Barolo (Saverio Dragano) - percussioni; Taurasi
(Vincenzo Fini) - chitarra elettrica. Godetevi quest'intervista...non è necessario sorseggiarla a piccole dosi!

I Figli di Bacco. Il vostro moniker evoca feste, baccanali e divertimento. Credete che sia cambiato lo spirito dell'uomo dai “baccanali” di un tempo, in cui erano ben distinte le classi sociali, con i loro diversissimi usi e costumi, ai “festini” odierni?

Sicuramente sì, comunque per noi il riferimento alle feste baccanali, collocato ai tempi attuali, vuole essere un modo per creare un punto comune di unione che esula dallo stato sociale e che ha quindi un risvolto paritario come il diritto al divertirsi.

Qual è il vostro punto di vista sul fatto che il bisogno di divertirsi, insito nell'uomo, sia così tanto soggetto a censure, talvolta ridicole e restrittissime, che vogliono quasi condurre i più bigotti a soffocare determinati aspetti di questo istinto in virtù di una vita noiosamente “ligia”?

Viviamo in una società sedentaria dove il bisogno di divertirsi assume da un lato un significato estremo e dall'altro l'impossibilità di attuazione. Pensiamo, quindi, che la cosa migliore sia divertirsi in modo sano e democratico.

Durante i baccanali, i greci erano convinti avvenisse un contatto intimo con il divino e il cosmico attraverso l'invasamento estatico. In che rapporto credete che siano queste sensazioni con la vostra musica e in che modo cercate di trasferirle al vostro pubblico?

Per noi la musica è un canale comunicativo che permette lo scambio di emozioni e questo avviene tra noi e il pubblico quando riusciamo ad ottenere un contatto empatico.

Ognuno di voi, nella band, ha un soprannome derivante da alcune qualità di vini. Questo e la vostra “parentela” con Bacco vi rendono a tutti gli effetti degli esperti in materia! Che ne pensate del vino pugliese, rapportato a quello di altre regioni come la Toscana, il Piemonte, la Francia...?

Il vino pugliese ha origini molto antiche: era già presente sulle tavole della Roma antica. La Puglia, appunto, è la regione d'Italia con la più alta produzione vitivinicola, conta circa 25 vini DOC e circa 130 tipi di vini diversi. La differenza rilevante con i vini delle altre regioni è soprattutto il prezzo. Il che è un altro punto a nostro vantaggio.


Non solo di feste, orge e baccanali, però, parlano i Figli di Bacco. Siete, infatti, da sempre molto vicini ai temi della non-violenza, sia nei vostri testi che nelle collaborazioni come ad esempio il Rock No War di Paolo Belli. Com'è stata questa esperienza? E quanto credete che questo tipo di iniziative possano contribuire a “cambiare il mondo”?

Crediamo che questo lavoro possa essere un importante canale con cui cercare di migliorare o almeno parlare di problematiche e tematiche sociali.

Secondo voi cosa alimenta la violenza che, nonostante il più che lodevole impegno di associazioni e artisti come voi, continua ad espandersi a macchia d'olio nel mondo?


La violenza è intrinseca nell'uomo, però si alimenta quando iniziano insoddisfazione e prospettive di potere. Citiamo un verso di un nostro brano: "è quando l'uomo è travolto dall'ira rinnega l'essere a cui si ispira la sua vendetta crea la sua guerra consuma l'anima di questa terra".

Concludiamo questa interessante intervista chiedendovi dopo l'Arè Rock Festival, su che palco vorreste assolutamente suonare e con che artista che ha contribuito a scrivere la storia della musica avreste voluto duettare?

Il 16 maggio siamo alla
Marcia della Pace a Perugia e per noi questo è un palcoscenico molto significativo. Usando la fantasia che prescinde dal tempo ci sarebbe piaciuto suonare con Bob Marley.

Grazie mille ragazzi, e in bocca al lupo per tutto!


A voi! A presto.

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