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L'intervista integrale a GIORGIO CANALI PDF Stampa Email
Lunedì 26 Marzo 2012 07:36
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Giorgio Canali
si può definire un rivoluzionario della musica. Dopo aver militato in numerose formazioni, tra le quali CCCP, CSI e PGR, ha intrapreso la carriera solista, accompagnato dai Rossofuoco. Un personaggio come lui non poteva che ispirarci un'intervista come quella che state per leggere...

 

A quindici anni sentii per la prima volta parlare di Giorgio Canali produttore. Era il 1999 e lessi il tuo nome tra i credits dell'album di esordio dei Verdena. Parto quindi con una domanda che ti avrei fatto quell'anno: quanto Giorgio Canali c'era in quel disco e in generale come ti approcci alla musica dei gruppi che produci?

Mah guarda, sinceramente di Giorgio Canali negli album che produco c'è pochissimo, forse un po' di suono in generale ma mi faccio vanto di rispettare moltissimo le idee originali della cosa. Ho anche provato nella mia vita a fare robe assurde per me, per la mia sensibilità musicale, come può essere l'album dei Nobraino che ho prodotto l'anno scorso e che musicalmente con me c'entra come la bicicletta con la torta ai canditi, cioè proprio niente. Per me è stato proprio un esperimento appunto, ed è una cosa di cui vado abbastanza fiero, perché si sente alla fine un suono che è tipico mio ma come genere è completamente diverso.

Ma ritorniamo al futuro: Rojo! Su sei album da solista, con i Rossofuoco, due si chiamano Rossofuoco e uno, questo, si chiama Rojo! È una fissa questo colore?

No è che sono proprio un deficiente, anche perché così si crea un sacco di casino. Ricordo che quando ci si trovava a parlare di quei dischi dovevamo sempre precisare “No ma non è quello, è quell'altro”... insomma, un casino!

Non sono capace a fare marketing... e me ne vanto!


Nel primo singolo del disco, Carmagnola # 3, canti che “Simon dice: “rivoluzione!”: credi che si possa fare ancora la rivoluzione in Italia?

Mah, quello di Simon è più che altro un gioco, che poi alla fine finisce e tutti tornano a casa contenti. Non credo proprio che in Italia sia possibile una rivoluzione vera perché non abbiamo l'energia come popolo per una cosa del genere. Energia che deriva solo ed esclusivamente da una relativa gioventù attiva nella società moderna. Non a caso gli spiriti rivoluzionari che funzionano sono in paesi in via di sviluppo.

 

E credi che la musica possa contribuire in qualche modo ad un concreto risveglio delle coscienze?

Obiettivamente è una vita che mi sento l'omino che urla da isterico e paranoico in fondo al quadro a destra, senza essere ascoltato. Mi sta anche bene così, mi piace semplicemente poter fare il vecchio rincoglionito che dice “Ve l'avevo detto!”. (ridiamo ndr). Comunque sì, se qualcuno sa ascoltare e leggere i messaggi e agire.

Sempre Rojo, si apre con Regola #1, il cui testo descrive ciò che bene o male accade durante le rivolte, così come durante i fatti di Roma del 15 Ottobre, di cui il più in fretta possibile si è smesso di parlare. Che ne pensi?

È una vita che queste cose si fanno ed è una vita che queste cose vengono in qualche modo strumentalizzate da qualcuno. Il problema è che fare i “bravi bambini” perché se no ti strumentalizzano a volte è difficile... a volte è anche bello poter dire “Andate a cagare tutti, strumentalizzatemi quanto vi pare intanto io devo reagire!”.


E che idea ti sei fatto riguardo agli eventuali “mandanti” dei Black Bloc?

Il mandante principale è l'idiozia imperante, su quello non ci piove. Perché è chiaro che gli infiltrati ci sono, neanche su questo ci piove. È chiaro che certe cose partono anche dalla non consapevolezza di quello che si sta facendo. Voglio dire: prendere e andare a sfasciare o incendiare una Y10 che magari è di un poveretto che la stava pagando in leasing è un gesto veramente da idioti, non c'è altra definizione. D'altra parte non si può pretendere intelligenza da tutti.

Comunque mandanti o non mandanti l'importante è che queste manifestazioni ci siano, poi sta a chi è intelligente o meno, comportarsi di conseguenza.

Tornando alla musica, hai sempre dichiarato il tuo amore per la musica rock, quella sporca, diretta, elettrica... Ci sono emergenti italiani degni di nota in questo senso?

A me fondamentalmente la musica piace quando dà emozione. Certi gruppi che convogliano il loro modo di fare musica nell'energia pura mi fanno abbastanza cagare. Spesso le onde, che siano metal, punk, post-punk tutto quello che ti pare, alla fine si spengono nel tecnicismo, nella ricerca della potenza... Una roba abominevole che era il crossover, ad esempio, derivato da un certo tipo di hardcore che negli anni '90 era “il più bello che si potesse ascoltare” è poi degenerato in energia pura senza alcun tipo di applicazione emotiva. A me piacciono le cose che mi scaldano, che mi parlano, quindi non sono legato ad un genere o ad un altro ascoltando musica. Di gruppi emergenti ce n'è qualcuno che mi è piaciuto, ci sono delle cose belle in giro...


Cosa consiglieresti ad un giovane che vuole intraprendere la strada del rock oggi?

Di svaligiare un negozio di strumenti, visto che costano un sacco di soldi, e poi mettersi a suonare. Quando ti metti lì con uno strumento in mano e riesci a radunare quattro cinque persone attorno a te, a cui piace quello che fai, sai che sei fatto per quello, quindi poi il resto vien da sé.

 

Un saluto da parte tua, nel tuo “solito” modo, agli amici di I Think non può essere che...

FATEVI FOTTERE! (ridiamo, ndr)


DORIANA TOZZI

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