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Interviste Arè Rock 2010 - 1 serata - MARVANZA REGGAE SOUND (Monasterace - RC) PDF Stampa Email
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La band calabrese Marvanza Reggae Sound
(http://www.myspace.com/marvanzareggaesound)
è stata fondata nel 2005 da Ivan Lentini (voce), Marco Lentini (voce e percussioni), Claudio Chiera (basso) e Mafalda Gara (voce e sax).



Ragazzi, come definireste la vostra musica?

Ivan
: La nostra musica ha subito delle evoluzioni particolari: siamo infatti partiti dal rock, poi ci siamo resi conto che non faceva per noi, perché ha bisogno di una grinta differente.
Abbiamo visto che il reggae-dub era più affine al nostro modo di approcciarci alla musica, richiede più calore...Da queste sperimentazioni è nato il suono dei Marvanza di oggi.

Un po’ come il calore che caratterizza gli italiani del Sud nell’immaginario collettivo, infatti l’Italia del Sud è spesso associata alla Giamaica: perché secondo voi?

Mafalda: Forse perché abbiamo nella nostra cultura le loro stesse sonorità, quindi è un pò come se quelle giamaicane ci appartenessero; il nostro dialetto ne è la testimonianza.
Ma i Marvanza non sono solo reggae; ognuno ha i suoi generi musicali preferiti…
Non vogliamo catalogare la nostra musica solo come reggae, ma come “nostra”.


Che artisti vi hanno ispirati particolarmente?

Claudio: Sicuramente Bob Marley: sembra un luogo comune ma sicuramente ha ispirato l’andamento dell’intera musica reggae e non solo…Tuttavia il nostro background fonda le basi della nostra musica, che poi rendiamo più ricca, personalizzandola anche nei temi.

Temi soprattutto di carattere sociale: secondo voi la musica può realmente cambiare qualcosa?


Mafalda
: Può cambiare le situazioni invitando a riflettere. La società ti propone un'etica che in genere si deve accettare e basta. Invece, attraverso la musica, hai modo di riflettere e vedere che non c'è un solo modo di pensare e quindi scopri che anche altri la pensano come te e sono come te.

In un certo qual modo la musica fa da tramite tra voi e il mondo esterno…


Mafalda
: Sì, ed è stato bellissimo iniziare ad avere un seguito, il che implica che tanta gente si rispecchia nei nostri testi e ha avuto esperienze come le nostre, negative e positive.
Claudio
: La musica, in questo modo, permette di diffondere culture diverse, che entrando in contatto tra loro permettono alle diverse realtà sociali di evolversi anzicché restare bloccate in una visione singola della vita, come troppo spesso accade proprio nel nostro Sud.

Quindi il vostro è un modo anche per richiamare gente e mostrare quanto il Sud abbia da offrire?

Mafalda
: Certo, vogliamo permettere un allargamento degli orizzonti. Il nostro disco, Frontiere, ad esempio, non vuole etichettarci come “Del Sud”, ma come cittadini di una realtà più estesa che portano la loro cultura nel mondo.

La musica dunque è un vero e proprio impegno che tiene molto occupati…in virtù di questo, suggerireste la vita del musicista?


Ivan: Se non c’è la passione, allora non la consiglio; questo perché c’è davvero bisogno di avere i nervi saldi poiché bisogna subirne tante.
Claudio: E’ faticosa, difficile, sia a livello sia fisico che mentale perché occupa molto tempo nella giornata.
Ivan: La via più semplice è quella dei talent – show; se invece si vuole fare la vera vita del musicista allora deve fare una scelta consapevole.

Prima di intraprendere questo percorso di vita, sapevate che la vita del musicista avrebbe comportato pro e contro?

Ivan
: In parte. Molte cose le abbiamo scoperte col tempo. La passione però ci aiuta a non arrenderci.
Le soddisfazioni sono tante; vedere per la prima volta le persone cantare le nostre canzoni ai concerti è la migliore delle ricompense.

Sperando che la partecipazione a questo festival vi porti fortuna, tutta la redazione vi ringrazia per l’intervista.
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