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Dicembre 2009 - Anno I - Numero 6 - Interviste a GINO PAOLI PDF Stampa Email
Scritto da Admin   
Mercoledì 03 Marzo 2010 07:28
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Questo mese abbiamo incontrato per voi Gino Paoli, persona affabile e disponibile con la quale abbiamo parlato ovviamente del suo ultimo album ma anche della vita, dell'arte e dell'amore.

 

Il suo ultimo album “Storie” è un insieme di brani-racconti allegorici, a tratti fiabeschi. Cosa l'ha spinto ad avvicinarsi a questo genere?

Mi piace raccontar storie che possono anche essere metafore. La particolarità delle mie storie sta nel fatto che ciascuno le può interpretare a suo modo, non rappresentano quindi un qualcosa di finito e compiuto, sono uno stimolo per la via dell’immaginazione.

 

Crede che le storie riescano in qualche modo ad attecchire nella realtà d’oggi?

Io sono un uomo fuori dal tempo. Questo mondo d’oggi non mi piace neanche un po', perché spegne e ammazza la fantasia, l’invenzione, l’immaginazione... insomma quanto di meglio offre l’uomo.

 

Gino Paoli come Don Chisciotte della Mancia?

No, non mi sento Don Chisciotte. Sono un uomo che va per la sua strada, che fa le cose che ritiene giuste, senza badare a quel che fanno gli altri. Sono un lupo solitario.

 

Saprebbe darci un consiglio per stimolare il libero pensiero?

Il libero pensiero è frutto dell’educazione e l’educazione dogmatico-nozionistica, come quella della scuola di oggi, è un'educazione inutile e idiota che non può svegliare le coscienze e il sub-pensiero.

Io sono un Socratico: ci vuole la Maieutica nelle scuole, serve gente che sappia tirar fuori dai ragazzi quel che hanno dentro e non quel che gli si impone. Questa è la libertà, ma la libertà parte dalla scuola e dall’educazione.

 

Conviene al giorno d’oggi essere uomini senza filtri, non accettare il compromesso?

La cosa più complicata, tremenda e orribile che esista è il compromesso con se stessi. Non scendere a compromesso con gli altri risulta facile perché li individuiamo; non si individua facilmente ciò che si ha dentro invece. La libertà è una fatica giornaliera. Noi oggi viviamo di reazioni mentre io credo nelle azioni che nascono da stimoli veri come l’arte e la fantasia.

 

Esiste secondo lei una buona e una cattiva musica?

Secondo me la musica è sempre e solo buona, perché aiuta tutti noi ad identificare la stupidità e la non stupidità. Il linguaggio alle volte può essere equivoco, la musica invece non lo è mai. Ne consegue che una parola con la musica ha un valore molto più forte. Credo comunque che la musica migliore sia quella che non vuole insegnare nulla, che non vuole offrire messaggi. Io non credo ai messaggi perché non credo alle certezze, e l’arte dovrebbe porre domande e non dare risposte.

 

Che idea si è fatto, nel corso degli anni, dell’amore?

L’amore è come una coperta che tutto avvolge, la bellezza come l’orrore, avvolge ogni cosa. Credo in un solo vero momento: quello dell’orgasmo, in cui l’amore diventa una sorta di rito umano, di sacrificio e durante il quale chiunque lo compia, venga sbalzato in una dimensione “né tutto vuoto, né tutto pieno”.Questo momento è per tutti un momento sacro. L’amore è qualcosa di inspiegabile e il giorno in cui qualcuno lo spiegherà sarà finito.

 

 

ANTONELLA FUCCILLI




 








































































 

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