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Intervista ad ANTONIO MOLININI PDF Stampa Email
Giovedì 12 Gennaio 2012 19:02
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In occasione dell’uscita del numero di Dicembre/ Gennaio 2011/2012 di I Think Magazine, abbiamo intervistato il protagonista dello spazio dedicato all’artista del mese: Antonio Molinini.


Il tuo personale percorso musicale spazia attraverso vari generi. Qual è quello in cui riesci a esprimerti meglio o comunque quale senti più vicino alla tua sensibilità di artista?


Sicuramente l’orchestra è il mio terreno fertile. È una grande passione, qualcosa che mi muove dentro, e scrivere per i grandi organici mi emoziona sempre tanto. La mescolanza di timbriche e le infinite possibilità di incastri contrappuntistici stimolano la mia fantasia creativa più di qualunque altro organico.


C’è uno strumento che ancora non suoni, ma al quale ti accosteresti volentieri?


Ne ho suonati davvero tanti, e ancora oggi mi ritengo un polistrumentista. Mi piacerebbe suonare il sax contralto, magari, ma oggi come oggi resta un sogno nemmeno troppo impellente da realizzare.


Hai partecipato ad un corso per musica da film tenuto dal premio oscar Bacalov. Qual è il tuo rapporto con il cinema?


Potrà sembrare strano, ma non sono un fanatico del cinema e non guardo moltissimi film, ma quando mi approccio ad una pellicola, di qualunque genere sia, sono molto attento all’aspetto descrittivo della musica, all’aderenza con l’immagine o al contrasto che una colonna sonora può (volutamente o meno) creare con quanto avviene in scena. Ritengo che il cinema senza musica, sarebbe decisamente molto molto meno emozionante e coinvolgente, il che pone l’accento su quale enorme importanza abbia la colonna sonora in un film.


Il tuo album, Amore In Transito, ha come fil rouge l’amore in tutte le sue forme. Come nasce l’idea del’utilizzo della metafora amore = treno? 

Il concept non è un mio merito, ma un'idea di un mio amico, Marco Tatò, che dopo aver sentito le tematiche dei vari brani ha pensato alla stazione dove l’innamorato attende un treno (l’amore) che non si fermerà mai. Forse è sbagliata la stazione, forse l’innamorato non dovrebbe attendere, forse è il treno che non è quello giusto. Ma questo lo capiremo solo ascoltando tutte le canzoni.


Scrivi musica, ma anche testi. Quale delle due cose trovi più istintiva e con quale devi maggiormente fare dei percorsi elaborati?

Trovo facilissimo scrivere musica, seppur con tutte le difficoltà e i dilemmi del caso. Scrivere canzoni non è una cosa assai complessa, ma ciò che è più ostico è scrivere belle canzoni. Io non scendo a compromessi col commerciale, la mia musica è sempre elaborata e frutto di grandi conoscenze armoniche e orchestrali. La verticalità di una partitura è molto importante, e non potrei scrivere solo una semplice melodia, poiché il mio gusto personale e il mio vissuto musicale classico hanno lasciato un imprinting indelebile anche nella scrittura di musica leggera. Sui testi ho qualche difficoltà in più, ma tutto sommato alla fine qualcosa di carino riesco sempre a partorirlo, con qualche sacrificio.


Quanto conta essere eclettico per un musicista oggi?

Davvero poco, purtroppo. I media ci insegnano che basta buttare giù tre accordi e fissarsi su quelli per poter vendere per decenni e restare sempre un mito. Mi piacerebbe che contasse di più l’essere poliedrico e competente in più rami della musica, ma ciò, al giorno d’oggi, non è funzionale a renderti una persona più apprezzata o, addirittura, più ricca.


Qual è la tua opinione (da musicista con esperienza nei vari generi) sulla chiusura, nei confronti di tutto ciò che non è “musica classica”, che ancora persiste da parte di alcuni, all’interno degli ambienti accademici?

Molti miei colleghi sono "musicisti classici" coi paraocchi, ingabbiati nelle loro convinzioni che, seppur in qualche modo fondate, sono quantomeno parziali e rivedibili. Si pensa alla musica "leggera" come una musica povera, e ciò risponde al vero solo in parte. Esistono gruppi di musica leggera capaci di utilizzare straordinariamente la tecnica compositiva, che potrebbero tranquillamente essere fruibili anche da un uditorio colto. Ma il pregiudizio non consente loro di allargare le vedute.

Ma esiste anche musicaccia commerciale di vario stile e genere, di fronte alla quale non riesco a dare torto ai miei colleghi che, ovviamente, elevano la musica colta ad una posizione di evidente superiorità.


Quali sono gli artisti che in qualche modo hanno contribuito e continuano a contribuire all’arricchimento del tuo bagaglio musicale o che comunque ispirano o influenzano i tuoi lavori?

Potrei citarne tanti, poiché la crescita di un individuo è frutto di continua contaminazione di ascolti misti e vari, che poi, rielaborati e sapientemente metabolizzati, formano il nostro linguaggio che inevitabilmente si ispirerà a chi ci ha preceduto, spesso con doverosi omaggi o involontarie citazioni. Tra tutti direi Rachmaninov, Tchaykowsky, Mahler, Respighi, Shostakovich, Wagner, Gershwin. Per quel che riguarda la musica jazz adoro la bossanova, il latin jazz, ed il mio gruppo preferito italiano sono gli Elio E Le Storie Tese, musicisti geniali, strumentisti insuperabili di cui apprezzo anche i testi e le tematiche trattate, oltre al modo in cui le espongono.


Preferisci e sei più a tuo agio con il Molinini compositore o il Molinini interprete?

Sempre ed assolutamente col Molinini compositore, arrangiatore ed orchestratore. L’interprete è spesso solo un dattilografo senza umano respiro, che riproduce fedelmente l’altrui creazione senza metterci nulla di proprio. Esisteranno anche ottimi interpreti, ma spesso sono i primi ai quali, se togli lo spartito, non sanno più pigiare neanche un tasto. Diversamente, il compositore, è in sé lo spartito. E suona in totale autonomia anche senza di esso.


Qual è il prossimo progetto al quale lavorerai?


Ne avrei molti in cantiere ma bisogna fare i conti con i soldi, sempre loro, talmente pochi e anelati, senza i quali nessun progetto si realizza. Finanziamenti ce ne sono pochi per la cultura, e la crisi si avverte anche dalle nostre parti, in questo settore.

Uno dei progetti in cui credo molto è il mio secondo cd, che oserei definire decisamente migliore del primo sotto molti punti di vista e che si intitolerà Senti. Uscirà tra tre mesi in digital download, in distribuzione mondiale come anche Amore In Transito, già disponibile da parecchio con lo stesso sistema di vendita.

Poi c’è un quartetto chiamato AAPP Quartet-Jazz & More col quale contiamo di suonare parecchio in giro. È una situazione briosa, che strizza l’occhio al jazz e alla canzone classica d’autore. Io suono il pianoforte, alla batteria c’è Pietro Grassitelli, al contrabbasso Angelo Verbena ed alla voce abbiamo Paola Caterina.


Allora in bocca al lupo per tutto e... sentiremo presto riparlare di te!


CINZIA DASCOLI




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