
| Intervista ad Alice Cannone: studentessa barese a Trento |
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| Lunedì 26 Dicembre 2011 18:24 |
![]() Alice Cannone è una venticinquenne barese all’ultimo sforzo prima della laurea in Giurisprudenza Europea e Transnazionale all’Università di Trento. L'abbiamo intervistata per i lettori di I Think, al fine di comprendere meglio la situazione universitaria italiana. Quando hai iniziato la tua esperienza di migrazione? Nel 2005, con un viaggio in Grecia. I miei nonni erano greci e furono costretti a fuggire in Italia dopo la guerra. Non ho mai voluto imparare il greco, perché da piccola temevo la diversità. Ma le radici sono la cosa più strana e preziosa che abbiamo, basta un rimorso accompagnato dalla voglia di capire chi si è veramente e ti ritrovi in viaggio, con quel senso di solitudine bella e serena che ti consente di ritornare a casa, qualsiasi cosa casa voglia dire, tutt’altro che solo. Dal 2005 a Trento per studiare e quasi subito immersa nella politica universitaria. Oggi rappresentante degli studenti impegnata nella redazione del nuovo statuto di Ateneo. Cosa c’è dietro tanto attivismo? Al primo anno di Università discutevo sempre con i rappresentanti di allora di politica nazionale e massimi sistemi. Però io mi fermavo alla discussione, loro si mettevano in discussione. Li ammiravo perché erano più impegnati di me. L’anno successivo, uno di loro mi disse: “Vorrei che ti candidassi. Potrebbe essere l’inizio di una bella amicizia, io voglio essere tuo amico”. Lì per lì mi sembrò una cosa ridicola, ai limiti dell’assurdo. Cosa c’entrava l’amicizia con la politica? Ci ho riso su e ho accettato, poco convinta. Alcuni di questi compagni d’avventura sono diventati preziosi punti di riferimento. Quando poi mi è stato detto “Vorrei candidarmi, perché vorrei vivere l’università come la vivi tu”, per me è stata una soddisfazione grandissima, un bacio accademico. Come hai vissuto i recenti cambiamenti dell’Università? ![]() Ci sono state riforme rivoluzionarie: si è passati dalla quadriennale, alla 3+2, alla 1+4. Il Totolcalcio fa un baffo alle riforme! Avrò anche una visione da Gattopardo, ma ogni volta mi sembra che si voglia cambiare tutto per non cambiare niente. Noi cresciamo tardi, ci vorrebbero tutti Peter Pan. Quello di cui avremmo bisogno è una riforma organica dell’Università che abbia a cuore gli studenti e li metta al centro di qualsiasi trasformazione. Un pensiero già sentito? Un luogo comune? I luoghi comuni possono essere sfatati solo con la Storia, e noi, per una cronica mancanza di fosforo ma anche perché nessuno ci aiuta a ricordarlo, ci dimentichiamo cosa voglia dire essere e fare Università. Quando Federico Barbarossa promulgò la Constitutio Habita, pensava ad una mutua autonomia fra le istituzioni e gli enti universitari. “Gli studenti e il lavoro di studio – diceva l’Imperatore – con la loro scienza illuminano il mondo”. Noi a quasi 900 anni di distanza dovremmo continuare a illuminare il mondo, invece ci fanno solo incazzare, per toglierci tutto il nostro wattaggio! Qual è la paura principale che i giovani pugliesi dovrebbero superare? Bisogna smetterla con il complesso del figlio della serva, e lo ripeto sempre anche a me stessa. La molla del riscatto è la consapevolezza del proprio potenziale. Si può andare via, sì, ma solo se davvero lo si vuole. E non col magone, ma con la fierezza delle nostre origini che verrà fuori grazie a vocali troppo strette o troppo aperte e a qualche atavico gene di modestia contadina che ci portiamo dietro. Che valore ha la formazione? Una ragazza che ho conosciuto in Inghilterra, durante il suo Erasmus in Italia, si era sentita dire da un professore, durante l’esame: “Signorina, me ne fotto della sua opinione personale!”. E quello che mi rammarica è che qui ti chiedono solamente in che cosa ti sei laureato, con quanto e talvolta dove. Per fortuna hanno inventato l’Europass: un modo abbastanza complesso per chiederti quante lingue sai, se hai fatto il servizio civile e cosa sai fare. Alice cura la rubrica Disillusioni Ottiche su paneacqua.eu. Un’avventura in cui leggerezza e profondità si fondono in un esperimento ben riuscito. È solo con la profondità che a volte rinnego e con la leggerezza che talvolta ostento che so di poter andare avanti nella ricerca della mia strada. Nel frattempo mi sono scoperta inspiegabilmente forte, e scusate se è poco. GIUSEPPE MARINO |



























