
| Dante Marmone, una chiacchierata con Natale Catacchio... e non solo |
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| Martedì 27 Dicembre 2011 18:21 |
![]() Un inevitabile omaggio a colui che ha fatto la storia del teatro barese, oltre a forgiare personaggi celebri che hanno raccontato Bari tutta, da quartieri della città vecchia, ai quartieri nuovi quali Japigia e San Paolo. L’alba di un sogno che prese piede negli anni ‘70 con la fondazione della compagnia Anonima G.R., alle tante incursioni nel cinema – non ultima quella con Lino Banfi ne Il Commissario Zagaria – all’incontro con il regista Nanni Loy. Dante, tutto cominciò nel 1972 con I Baresi: che ricordi hai di quell’esperienza? Fu la molla che fece scattare definitivamente in me l’impegno di fare l’attore. I Baresi erano un gruppo amatoriale, ma molto professionale e impegnato in un teatro popolare ma di contenuti sociali. Ci ho lavorato per due anni e mi sono serviti tantissimo. Da autodidatta che sono, con loro appresi la forza dell’impegno che occorre mettere nel nostro lavoro. Cosa ha significato per te realizzare il sogno di fondare la compagnia teatrale Anonima G.R.? Quando nel 1974 fondammo l’Anonima G.R., avevamo un progetto preciso, creare una teatralità popolare che non guardasse più alle storie di Bari vecchia, ma puntasse l’attenzione ai nuovi quartieri popolari: Il San Paolo, Japigia e parlare della vita in questi quartieri, dove la vita popolare si era trasformata in realtà industriale, spingendo i pescatori e gli artigiani a diventare operai. Da un punto di vista artistico-creativo, volevamo esprimere tutte le nostre potenzialità: infatti negli anni abbiamo scritto una miriade di testi teatrali, televisivi, canzoni, che fotografano i personaggi e le avventure che ognuno di noi si trova a vivere. Chi è Natale Catacchio? Cosa ti accomuna a lui? Ho conosciuto molti “Natale”: sono quei bulli nostrani tutto fumo e niente arrosto. La loro fortuna è quella di avere mogli come Pasqua che li amano e si sacrificano per loro. Cosa manca alla carriera artistica di Dante Marmone? E sotto il profilo umano? Mi mancano tante cose, non mi ritengo ancora realizzato, ho tanto da fare, da dire, da capire. Io spero di non arrivare mai al punto di dire che ho raggiunto i miei traguardi, perché sarebbe una menzogna. NICOLA RICCHITELLI
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