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Intervista integrale ai TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI PDF Stampa Email
Sabato 24 Dicembre 2011 14:08
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I “patron” dell'etichetta La Tempesta, nonché band che negli anni ha contribuito a rivoluzionare il concetto di musica indipendente italiana. Stiamo parlando ovviamente dei Tre Allegri Ragazzi Morti, ovvero Davide Toffolo (voce, chitarra e fumetti), Enrico Molteni (basso) e Luca Masseroni (batteria), per intervistare i quali abbiamo coinvolto anche i nostri lettori.


Nonostante si stia in buona parte rivalutando la musica cosiddetta “alternativa” italiana, c'è ancora una sorta di abisso tra i numeri, che premiano la musica cosiddetta “commerciale”.

Che ne pensi di questa situazione? È davvero così “normale” come vorrebbero farci credere?

Guarda è una domanda molto bella e non so se ho una risposta. Io penso che il mainstream, per funzionare, abbia bisogno necessariamente di un appiattimento della musica. Per questo la musica commerciale o da intrattenimento solitamente è di livello molto basso. Questo tipo di musica, per come l'hanno immaginato fino ad ora, è quasi privo di contenuti e ha una forma molo precisa che va rispettata, perché se non la rispetti sei fuori dal mainstream e quindi diventi, appunto, “alternativo”. La musica che facciamo noi, invece, non è musica di questo tipo, non è musica da intrattenimento, è completamente un'altra cosa: c'è chi la chiama rock, chi la chiama rock italiano... io la chiamo semplicemente “nuova musica popolare”, nel senso che ha dentro un racconto della realtà che c'è intorno o della realtà che potrebbe esserci.

 

E questa nuova musica popolare ovviamente non trova spazio nel business delle major, quindi sono le etichette indipendenti, come La Tempesta, a sostenere questo genere di artisti e permettere loro di farsi ascoltare. Ma com'è portare avanti un'etichetta indipendente oggi?

Intanto devo dire che La Tempesta non è un'etichetta nel senso tradizionale del termine. Le etichette sono strutture economiche tradizionali, verticistiche e speculative, che fanno un investimento su un artista e questo investimento fa diventare l'etichetta proprietaria in parte o, in alcuni casi, completamente, di alcune cose come la proprietà della scrittura o dei master, cioè della registrazione dei brani.

La nostra etichetta, invece, è più un collettivo, cioè la proprietà rimane degli artisti.

Era una cosa che volevamo realizzare fin dall'inizio: essendo noi dei musicisti, abbiamo immaginato una struttura che tenesse conto delle esperienze che avevamo avuto precedentemente, dopo le quali ci siamo trovati praticamente non più responsabili e proprietari di quello che avevamo fatto prima, cioè dei dischi che avevamo pubblicato. E secondo noi era, invece, fondamentale che la proprietà dei brani potesse restare degli artisti.

Questa cosa permette all'artista di essere veramente “indipendente”. Secondo me, infatti, la parola “indipendente” è una parola molto figa, perché ha un valore politico preciso, nel senso che sta fuori dal meccanismo economico tradizionale, che “non dipende” economicamente quasi da nessuno. E questo è vero: la musica indipendente italiana ha veramente pochi debiti con le grandi produzioni di intrattenimento, mentre ha dei debiti più forti con i musicisti stessi e soprattutto con la gente che continua a cercare questo tipo di musica; un tipo di musica che non è così facile da trovare, che non sta nei canali normali, non avendo la “forma”, diciamo così, della musica di consumo, di cui parlavamo prima.

 

E infatti la vostra “testa indipendente” traspare nelle produzioni della Tempesta, tanto è vero che un vostro fan, Antonio da Margherita di Savoia, che ha partecipato al contest di I Think per farvi una domanda in quest'intervista vi chiede proprio come mai con La Tempesta avete deciso di dare un taglio così marcato alle vostre produzioni, generando “una generazione di sfigati intellettual-indie che dieci anni fa sarebbe rimasta in casa a modificare playstation e leggere fumetti” invece oggi si è, diciamo così, più emancipata. alt

Mah, io dico che quello che c'è dentro la Tempesta è un atteggiamento musicale profondamente legato ad un'idea di musica non omologata. Penso che sia questo filo conduttore a tenere insieme tutti i gruppi, poi ognuno lo declina a modo suo: ci sono i Pan Del Diavolo che fanno blues, poi c'è il Teatro Degli Orrori che fa rock, noi che facciamo reggae, gli Uochi Toki che fanno hip hop... insomma ognuno lo declina in un modo preciso e particolare, però di base ci lega quest'idea che la musica possa essere rivoluzionaria, diciamo così, e che la musica sia una cosa importante.

Per quanto riguarda la “sfiga” c'è qualche sfigato ma dopo aver fatto dischi di questo tipo anche gli sfigati si emancipano. Non condivido l'intellettual-indie, perché, se è in riferimento al linguaggio utilizzato, ognuno ha un suo rapporto con la lingua: la lingua nei dischi della Tempesta non è una lingua omologata, è una lingua complessa, a volte più utile a muoversi, altre volte più utile a pensare. Ma non ho paura dell'idea che i gruppi abbiano qualcosa di intelligente dentro, anzi... Se uno dopo aver ascoltato uno dei dischi della Tempesta inizia a leggere Majakovskij o Pasolini non credo nemmeno che sia una brutta cosa.

 

No, infatti, anzi! Ben venga! Poi c'è la domanda di Alberto da Noci, che ti chiede cosa spinga oggi un gruppo a continuare a votarsi alla causa della musica alternativa, tanto più in Italia, in cui la cultura non dà da mangiare quasi più a nessuno, figuriamoci agli “alternativi”... Basta la passione a giustificare tanti sacrifici?

Mah, questo è un po' un luogo comune, quello di dire che tutta la gente che fa delle cose che non sono omologate in realtà non riesce a vivere di quello che fa. È chiaro che dipende anche dalla tipologia dei vizi che hai, ma devo dire che sono convinto del contrario: io credo che se uno fa le cose che si sente di fare, in un modo radicale, mettendoci dentro tutta la passione che può, alla fine se la “svanga”. Poi c'è da dire che tutti questi “alternativi” in realtà non hanno la possibilità di fare altro, nel senso che questa qui è la loro vita, la cosa che dà un senso alla loro esistenza... non è che uno comincia a far musica o creare fumetti perché vuol diventare miliardario. Certo ci sono dei Paesi nei quali l'ingegno ha sicuramente più spazio e più possibilità di diventare concretamente economico ma non in Italia! Qui è difficile trasformare una propria invenzione, una propria opera, in una ricchezza economica nel senso stretto del termine. Ma questo è un altro tipo di discorso.

E l'energia che un artista ci mette per realizzare, diciamo così, il “proprio sogno” non è niente rispetto all'esigenza intima di farla questa cosa, per cui non si sente tanto il peso di quello che Alberto ha chiamato “sacrificio”.

 

altDi recente ho comprato un paio di volumi di fumetti... Uno è Pasolini di un certo Davide Toffolo... Cosa ha rappresentato per te questo grandissimo artista, che hai citato anche prima?

Pasolini ha sempre avuto un fascino molto forte su di me e poi assomiglia un po' alla gente che io conosco, perché è in parte friulano. Poi è un artista che ho incontrato in un momento della mia vita durante il quale avevo bisogno di pensare ad alcune mie scelte personali, per cui è stato molto importante.


Il secondo volume che ho acquistato è il tomo unico di Cinque Allegri Ragazzi Morti. In tutti i tuoi lavori, da musicista e da fumettista, queste due arti si intrecciano inscindibilmente. Che rapporto hai con la musica e il fumetto?

Il rapporto è legato proprio alla mia biografia, nel senso che io sto lì appeso a queste arti: sono i miei due attrezzi per parlare. Tante volte mi chiedono di quale delle due potrei fare a meno, ma non posso fare a meno né dell'uno né dell'altra.

 

Novità, invece, sul prossimo album dei Tre Allegri Ragazzi Morti?

Il disco nuovo non so bene quando uscirà, ci stiamo lavorando. Abbiamo fatto una tournée molto lunga e quindi stiamo riprendendo il rapporto con la vita vera, perché quando sei in giro dentro al furgone perdi un po' il rapporto con quello che hai intorno. Appena ci saremo ripresi, però, cominceremo a registrare il disco. Posso anticipare ai lettori di I Think che ci sarà una novità in questo album: ci sarà una canzone che registreremo con altri musicisti e che rientrerà in un progetto molto particolare. Il suo nome di lavorazione è I Cacciatori e... ne sentirete parlare!

Wow! Grazie per quest'anteprima allora!

Grazie a voi. A presto!



DORIANA TOZZI

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