il circo non fa bene ai bambini
Sito Antirazzista
Home icon Home»Interviste»Intervista al fotografo FRANCESCO RICCI
Intervista al fotografo FRANCESCO RICCI PDF Stampa Email
Martedì 06 Dicembre 2011 15:01
AddThis Social Bookmark Button

 

alt

"Caso" è forse lo pseudonimo di Dio quando non voleva firmare (Anatole France)

Ho incontrato il fotografo Francesco Ricci per la prima volta nel 2008 al Bitonto Art Festival, anno in cui ha conseguito il Diploma in Fotografia professionale con specializzazione in fotografia commerciale, frequentando un Master triennale presso la Scuola romana di fotografia, a Roma. Rimasi estasiata dall’attenzione che Francesco usa in tutte le sue foto. L’ho intervistato qualche giorno fa, davanti ad un fumante caffè, per dare la possibilità anche ai lettori di I Think di conoscerlo.


Nella didascalia di una tua foto si legge: “ ‘Caso’ è forse lo pseudonimo di Dio quando non voleva firmare”… in che modo questo c'entra con il tuo lavoro?

Spesso ci si ritrova a fare i conti con il caso. Te lo trovi davanti e non puoi scansarlo... Dieci anni fa mi è successa una cosa del genere, durante una vacanza in Grecia con amici. Prima di partire pensai a tutto tranne che ad una macchinetta fotografica per qualche foto ricordo. Mio padre, dunque, mosso a compassione, mi prestò una sua vecchia reflex meccanica della metà degli anni '70, piena di ghiere, bottoni, levette e non ci capivo nulla.

Scattai tante foto, ma tornato dal viaggio, una volta ritirate le stampe, mi accorsi che erano venute quasi tutte male: alcuni rullini non erano nemmeno stati caricati bene, insomma un disastro.

Ho deciso che ciò non doveva più accadere e c’era qualcosa che giorno per giorno mi spingeva a voler osservare il mondo attraverso quel rettangolino (il mirino).

Ogni volta sentivo che quel mondo, in qualche modo, era mio.

 

Da allora quindi hai cominciato a studiare fotografia in maniera seria e consapevole…

Sì, da allora ho cominciato a studiare da autodidatta, vedevo sempre più la Fotografia come lo spettacolo di un prestigiatore. La magia ha ragione di esistere qualora si crei un’unione perfetta tra il mago, il suo numero, lo spettatore e il suo punto di osservazione. Laddove quest’ultimo dovesse cambiare, si spezzerebbe l’alchimia e magari si svelerebbe anche il trucco.

Un trucco proprio come quello di un mago?

Nella Fotografia il “mago” guarda il mondo, poi “Vede”... vede il suo mondo, la sua realtà, filtrata prima dalla sua mente, poi dal mezzo fotografico; e quindi la cede allo spettatore, facendolo sedere, e costringendolo ad un solo punto di osservazione, portandolo semplicemente ad una condizione forzata di bidimensionalità ed impedendogli, quindi, qualsiasi tentativo di alzarsi e affacciarsi dietro al palcoscenico per scoprire il trucco.

Hai lavorato con U’ Papun e Caparezza: com'è stata questa esperienza?

Ho lavorato come fotografo di backstage per il videoclip de L'Appapparenza, degli U' Papun con Caparezza per la regia di Enzo Piglionica (Vertigo Imaging). È stata un'esperienza piuttosto nuova per me, dato che solitamente mi occupo di tutt'altro genere fotografico, ma il regista, reduce da svariate esperienze lavorative con Caparezza, ha voluto mettermi alla prova in questa impresa. Io ho accettato e non mi sono affatto pentito.

È stato divertentissimo, tra lo staff tecnico, il gruppo U' Papun e Caparezza si è instaurato da subito un clima amichevole, creativo e positivo. Quest'ultimo mi è parso esattamente come lo immaginavo: professionale, carismatico, simpaticissimo e umano. Niente di ciò che potrebbe appartenere allo stereotipo della "star" snob e antipatica; al contrario, si è rivelato disponibile e tranquillo. Se tutte le star fossero come lui, umanamente parlando, si lavorerebbe molto meglio. Spero di poterlo incontrare nuovamente nel mio percorso lavorativo.

Dove sogni di esporre e con quale tipologia di progetto? alt

Non ho un luogo ben preciso in cui sogno di esporre. Ciò che conta per me sarebbe esporre al momento giusto nel luogo giusto e con la gente giusta. Mi piacerebbe farlo con un mio progetto artistico, molto probabilmente di ritratto fotografico, e cercare più possibile di essere innovativo, di colpire, di fare centro. L'anno scorso ho avuto la fortuna di esser stato invitato ad esporre con una mia personale al FIOF 2010 (Fondo Internazionale Orvieto Fotografia) in Umbria. Lì mi sentivo piccolo piccolo, perché nelle sale accanto alla mia vi erano esposizioni di maestri della fotografia di fama internazionale, come Davide Cerati, Paolo Cecchin, Carlo Pieroni ecc.

A differenza loro, io ero l'unico "giovane autore" sconosciuto, quindi la gente mi guardava un po' come un alieno. È stato per me, comunque, un vero momento di gloria... addirittura ho firmato il mio primo autografo! In quel frangente c'è stato un professionista del settore, che oltre a riempirmi di complimenti, mi spiegò quanto fosse importante che io mi facessi conoscere in un territorio più vasto possibile, pronunciando queste parole che mai dimenticherò: "...devi essere per gli italiani e non solo, come un'apparizione della Madonna". Ecco, mi piacerebbe tanto accontentarlo e spero di riuscirci.

Stai facendo dei corsi a ragazzi e ad adulti. Qual è il messaggio che al di là della teoria vuoi trasmettere?

Con i corsi di fotografia vorrei trasmettere un messaggio semplice: "Fotografare non significa possedere una reflex dai 700 euro in su". Non ho la presunzione di creare professionisti o grandi artisti, ma solo farli partire con il piede giusto, a qualsiasi età essi si avvicinino alla fotografia.

Dare loro cognizione di causa più che dello strumento, della Fotografia in sé e in tutto ciò che essa comporta. Di imparare a distinguere il "guardare" dal "Vedere", di osservare il mondo con una propria sensibilità diversa da ogni altro, che in qualche modo va allenata e stimolata ad esistere anche quando non abbiamo la fotocamera a portata di mano.


VIVIANA MINERVINI

Commenti (0)
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti!