
| Novembre 2009 - Anno I - Numero 5 - INTERVISTA A GIOVANNI ALLEVI |
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| Venerdì 25 Dicembre 2009 22:50 |
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Giovanni, tu sei laureato in Filosofia: che rapporto c'è, secondo te, tra la musica e la scienza del pensiero? Io credo che la filosofia sia lo sguardo disincantato e irrazionale nei confronti delle cose, mentre la musica sia l’immersione nell’attimo e nell’emozione, l’abbandono della razionalità, dunque trovo che siano due mondi completamente diversi, quasi in contrasto tra di loro. Le tue composizioni si muovono tra il minimalismo, le melodie influenzate dal pop e atmosfere jazz à la Keith Jarrett. Che tipo di musica maggiormente ti ispira? Il mio background musicale è quello della musica classica, infatti durante i concerti non improvviso nemmeno una nota ma riproduco quello che è scritto sullo spartito il più fedelmente possibile, in maniera diametralmente opposta al jazz. Dopo i miei concerti in Cina alcuni giornalisti scrissero “finalmente la risposta italiana a Keith Jarrett”, comunque in senso di contrapposizione e questo è stato per me motivo di grande orgoglio. C'è stato chi ha scritto di te come del nuovo Mozart o del nuovo Brahms. Che effetto ti fanno questi importanti paragoni? Credo che tra Mozart, Brahms e Keith Jarrett sia comunque quest’ultimo il compositore con cui maggiormente c’è un rapporto di confronto: avrà fatto un salto dalla sedia quando ha sentito che il nuovo spot di una nota casa automobilistica ha come colonna sonora una mia musica mentre il precedente della stessa ditta aveva la sua! I brani che in questo momento sono nel tuo lettore mp3 rispecchiano l'eterogeneità delle tue esperienze artistiche, dato che hai anche aperto concerti per Jovanotti? Mah, nel mio lettore mp3 in realtà c’è assolutamente Bach, soprattutto i Concerti Branderburghesi. Quindi ancora una volta musica classica, ma non per snobbismo, è solo per una mia necessità di confrontarmi continuamente con i grandi del passato. La musica classica contemporanea aveva abbandonato l'orecchiabilità dei temi in virtù dell’intellettualizzazione della partitura, tu invece hai recuperato il gusto per la melodia. Cosa ha mosso questa tua scelta? Premetto che io provengo da quella “scuola di pensiero”, essendomi diplomato in composizione presso il Conservatorio “G.Verdi” di Milano, che è proprio la roccaforte della musica classica contemporanea, che parte dalla dodecafonia al serialismo fino al minimalismo estremo. La mia è più una rivoluzione, un’evoluzione assolutamente necessaria perché quella musica “contemporanea” non è più contemporanea. Bisogna trovare un contatto, un filo diretto con il sentire comune per trovare una musica che sia del nostro tempo e non della metà del Novecento, che è stato il secolo più violento e la cui musica doveva comunicare tutta l’ansia del suo tempo. Quella musica ha avuto la sua ragion d’essere in quanto si contrapponeva al romanticismo e, quindi, aveva delle ragioni sociali, politiche e culturali evidenti. Solo che i tempi sono cambiati e non possiamo continuare a perpetrare quella tradizione che non ha più senso oggi. Grazie per questa intervista, speriamo di poterti rivedere presto in concerto qui da noi. Lo spero anch'io. Grazie a voi!
DORIANA TOZZI
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Giovanni Allevi ha rivoluzionato l'idea che si aveva, nel nostro secolo, di un concerto per pianoforte solo. Apprezzato dal ventenne abituato ai concerti rock quanto dall’esigente appassionato di musica cosiddetta “classica”, l'abbiamo intervistato per voi lettori di I Think, per farvi entrare nel suo ricciolo mondo di note.

















