
| “Le sessualità disobbedienti” nella nostra società: intervista a Gianfranco Meneo |
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| Domenica 14 Agosto 2011 15:09 |
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Il libro presenta una duplice natura: da un lato la cruda intervista a Marco Della Gatta e Luana Ricci, due anime in un solo corpo. Nella seconda parte del libro, Meneo, da docente di scuola secondaria, laureato in Giurisprudenza e in Scienze pedagogiche, assume le vesti dello studioso e affronta l'universo in questione. Degli aspetti didattico-pedagogici e delle ripercussioni di questo fenomeno sulla società noi di I Think abbiamo dialogato in esclusiva con l’autore del volume.
Meneo, Quanto c'è di transgender nella nostra società? La nostra è una società di transizioni, di passaggi, di mutamenti. Accettiamo continuamente nell'incontro con l'altro, nell'analisi di noi stessi momenti di scambio, arricchimento, trasformazione. In ogni momento, però, dall'alterità chiediamo, in cambio, riconoscimento... Bene, questo non avviene per il transgender che, stretto in un corpo che non esprime se stessi, non riceve quel giusto riconoscimento dalla società che lo esclude o che lo utilizza per spettacolarizzare o, addirittura, come in tempi più recenti, come strumento di fango mediatico. In tutto questo argomentare non ci siamo resi conto che dietro le non-concessioni riservate al transgender, vi è la persona, i suoi stati d'animo, le sue fragilità, il suo diritto ad essere cittadino. “Non esiste un confine. Noi viviamo di confini”. È una riga dell'intervista che Luana Ricci, a venti mesi dal percorso di transizione "MtF" fatto, ti ha rilasciato. Cosa significa per te questa affermazione? Concordo sull’idea che nella vita non esistano dei confini: se li incontriamo è perché sono posti da norme che, in nome dell'eterosessualità e dunque dell'eteronormatività, decidono che cosa è vita e cosa non lo debba essere. Insomma si stabiliscono confini e si sceglie chi può essere dentro o fuori. Il prezzo dello stare fuori da quei confini si paga un po' alla volta, dalla quotidianità alla scelta del proprio compagno, dalle scelte ordinarie a quelle più importanti... Esistono realtà dove affrontare il concetto di "trans" o di sessualità disobbedienti, come tu le definisci, è più complicato in Italia? Io sono di Foggia, una città che sui temi dell'omofobia e dei diritti civili non sembra essere avanti, anzi. Credo che vivere la propria omosessualità in posti così soffocanti, spinga molti alla clandestinità. Quel velo di soffice ipocrisia, rafforza la facciata d'immagine e relega nei momenti bui e sotterranei il cercare di trovare fugaci trasgressioni e anche se si sa, non importa. Un tacito compromesso rafforza quest'aura di soffocante perbenismo. Nella prima parte del libro agisci come intervistatore-giornalista, nella seconda come studioso. In quale parte ti sei trovato maggiormente a tuo agio? L'intervistatore è stato completamente preso dalla sua intervistata. Una persona che è riuscita a trasmettere sentimenti, forza, dolore, speranza... Nell'altra parte del mio lavoro, lo studio, l'analisi parte da una volontà ferrea: dimostrare le criticità della quotidianità a causa del ritardo tremendo della politica italiana in questo ambito. Non esiste un momento di maggiore o minore piacere quando decidi di far tua una lotta. Chiudiamo con un saluto ai nostri lettori... Il mio saluto è l'augurio della volontà di creare le basi per discutere di una nuova dimensione di società, meno patriarcale, più laica, meno bigotta, molto meticciata, aperta alle istanze provenienti dal grande concetto di cittadinanza che ci rende tutti uguali e destinatari dei mezzi per raggiungere quell'obiettivo.
LUCA GUERRA |



























