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Ottobre 2009 - Anno I - Numero 4 - INTERVISTA A CAPAREZZA PDF Stampa Email
Scritto da Doriana Tozzi   
Martedì 10 Novembre 2009 20:17
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Uno degli artisti “orgoglio di Puglia” e che mostra con orgoglio il suo essere pugliese è senza dubbio Caparezza, al secolo Michele Salvemini. Noi di I Think l'abbiamo intervistato parlando un po' dei problemi della nostra terra.

Un molfettese che aveva tentato la carta di vivere a Milano ma che poi ha avuto un successo planetario proprio tornando alle sue radici, è esattamente l'esempio che vogliamo sbandierare su I Think. Che ne pensi dei frequenti esodi dei giovani talenti alla volta delle grandi città del centro-nord?

La mia scelta di restare a Molfetta è stata dettata dall'ostinazione, dalla volontà di sfatare il mito dell'emigrante, che poi, più che un mito, è diventato purtroppo una realtà. Però temo che noi italiani tra qualche anno diventeremo fortemente emigranti, dato che viviamo in una società democraticamente e socialmente malata, dove le persone non riescono a soddisfare i loro sogni e sono costretti a tentare altrove.

Ma non ritieni, invece, che i “cervelli in fuga”, se restassero, potrebbero contribuire a migliorare la loro terra d'origine?

Sinceramente penso che i giovani talenti potrebbero dare di più se venissero messi nelle condizioni di farlo, per cui, ad esempio, in Puglia occorrerebbe un contesto culturale diverso.
Ti diamo una bacchetta magica con cui puoi immediatamente cambiare ciò che per prima rovina la nostra Puglia. Cosa cambi?


Cultura al primo posto, profitto all'ultimo: si ragiona troppo per spazi commerciali e non per spazi culturali, non capendo che è la cultura, più che l'economia, che poi può cambiare gli assetti della società. Lavorare nella cultura e nell'arte spesso è considerato mestiere di serie B, mentre vengono considerati mestieri di seria A quelli che rivestono ruoli di potere: è tutto al contrario! Se si puntasse di più sulla cultura anzicché sull'economia non si avrebbero, ad esempio, tutte quelle industrie che tradiscono il trattato di Kyoto e continuano ad emanare sostanze cancerogene, preferendo il profitto addirittura alla salute!

Mi viene in mente una frase letta sul tuo sito internet: “Il futuro non è più quello di una volta”!

E' una frase di Ivan, poeta contemporaneo che passa il tempo a scrivere poesie e micropoesie sui muri delle città. Io in realtà sostengo che non bisogna pensare al futuro né al passato ma solo al presente.
Il futuro di oggi mi fa più schifo del futuro di ieri e penso che siamo in una fase decadente, sempre da un punto di vista di stimoli culturali.
Non credo che in una nazione dove la maggior parte delle persone vota in una certa maniera e la pensa in una certa maniera si possano vedere prospettive positive! Ma non per questo devo piegarmi a pensarla come loro, anzi, procedo, come diceva De Andrè, “in direzione ostinata e contraria”. Bisogna sempre fare ciò che si sente non ciò che si deve.

Ci puoi accennare qualcosa riguardo i tuoi progetti attuali e...futuri?

Prima di tutto miro a fare qualcosa di originale, che non assomigli a niente altro. Mi sento ancora a metà percorso: sento di aver trovato una strada e devo renderla ancora più personale.
Per il resto, solitamente quando termino un tour mi butto subito a capofitto nella scrittura dell'album successivo, invece questa volta sto attendendo perché voglio fare qualcosa di fortemente ispirato. Ho deciso di vivere un mese e mezzo senza toccare gli strumenti, vivendo esperienze anche estreme e particolari, per fare un album che nella mia testa possa esser abbastanza diverso dai quattro fatti fino ad ora, tutti di critica sociale.
Vorrei spostare un po' l'asse, non vorrei fare qualcosa di prevedibile, che trovo sia la morte dell'artista.

La parola “prevedibile” non concorda con la parola “Caparezza”, quindi ci riuscirai senz'altro!
Grazie per questa intervista: alla prossima.


Grazie a voi...
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