|

Era nella cinquina dei finalisti per il Premio Strega 2011 col suo romanzo Ternitti. Mario Desiati, classe '77, dopo aver vissuto a Martina Franca si è trasferito a Roma. Attualmente è redattore della rivista Nuovi Argomenti e consulente editoriale. Poetico eppure ironico, con uno sguardo aperto sul mondo eppure fortemente radicato alle sue origini, ha rilasciato un'intervista per il nostro magazine.
Scrivi ormai da dieci anni. Quali differenze ci sono fra la tua scrittura attuale e quella degli esordi?
Agli inizi ero nettamente più ancorato alla poesia (che resta la mia lettura favorita), mentre oggi ho una cura maggiore della sintassi narrativa e cerco meno colpi di tacco.
Sei candidato al Premio Strega con il tuo romanzo Ternitti. Cosa ne pensi delle polemiche e degli abbandoni posti in essere da scrittori e case editrici quest'anno?
Questo tipo di polemiche ci sono ogni anno, fa parte del gioco... il dibattito aumenta sempre la popolarità del premio. 
In quale modo la tua "pugliesità" ha influenzato il tuo stile di scrittura?
Domanda che meriterebbe una lunga risposta. In una battuta posso dire che il dialetto e il coacervo di tradizioni e usi nei quali sono cresciuto, mi hanno cambiato la testa.
A Martina Franca, per esempio, c'era un signore chiamato U'Riàvul, ossia il Diavolo, e non s'è mai saputo perché. Poi, indagando, ho scoperto che il suo genitore era l'unico in paese che sapeva usare la diavoleria, ossia la macchina da scrivere e tutta la sua progenie come tradizione comanda diventò quella del Diavolo.
Come si fa a rimanere impassibili di fronte a mille di queste piccole storie di paese?
Nei tuoi romanzi Il Paese Delle Spose Infelici o ancora l'ultimo, Ternitti, è presente una rappresentazione del femmineo forte e carismatica. Quale pensi debba e possa essere il ruolo delle donne nella società contemporanea?
In Italia deve intensificarsi il conflitto di genere, la parte migliore del paese è certamente donna.
MARIA PIAZZOLLA
|