INTERVISTA AI GABIN

Gli italianissimi Gabin, forti di un enorme successo in Italia ma soprattutto all'estero grazie ai primi due album, l'omonimo Gabin e Mr.Freedom, tornano a calcare le scene in Italia dopo sei anni, in occasione dell'uscita del terzo LP, intitolato Third and Double.
Li abbiamo incontrati per voi in occasione del loro concerto al Copacabana Suite di Margherita di Savoia.
Third and double è un disco maturato a sei anni di distanza dal precedente, Mr. Freedom. Cosa è cambiato per voi in questi sei anni?
Questi anni hanno rappresentato per noi una intensa maturazione artistica e personale: ci siamo costantemente messi alla prova soprattutto nei live. Abbiamo lavorato moltissimo all'estero e solo da quest'anno siamo tornati a lavorare in Italia. Girare il mondo, per via dei concerti, ha indubbiamente accellerato questa crescita.
Third and Double è il vostro "terzo" e "doppio" lavoro sulla lunga distanza: cosa vi ha condotti alla scelta inusuale di incidere un doppio album di inediti?
Il disco non nasce solo dalla maturazione raggiunta in sei anni, nasce anche e soprattutto dal nostro personale cambiamento. Durante il nostro percorso vecchi equilibri sono venuti meno, per questo il nostro "terzo" progetto è "doppio": abbiamo, cioè, diviso l'album in due parti indipendenti tra loro.
Nei vecchi lavori si produceva insieme, si condivideva tutto e anche dopo si stava insieme. Purtroppo non siamo stati in grado di ripetere le vecchie esperienze anche in questo album, dato che la nostra maturazione aveva preso strade diverse. Così, invece di essere distruttivi come molte band fanno, sciogliendosi, siamo giunti alla scelta del disco doppio, che, in realtà, spiega e racconta la vera natura dei Gabin. E' un laboratorio in cui entrambi abbiamo avuto libera espressione, ognuno secondo i suoi spazi... in un certo senso è come se avessimo per la prima volta realmente mostrato i veri ingredienti che hanno formato in passato e formano oggi i Gabin.
Avete quindi scelto la sincerità nei confronti di chi vi segue....
Si nella maniera più assoluta!
I Gabin comunque provengono da due culture musicali differenti (lo ricordiamo: Max Bottini viene dalla scuola jazz e blues e vanta numerose collaborazioni con importanti maestri italiani e Filippo Clary è un DJ ed ha collaborato con i più grandi nomi della night life romana). Quindi già dalla nascita il vostro progetto conciliava generi musicali differenti tra loro: come siete riusciti a creare questa nuova "formula"?
Sin dall'inizio abbiamo cercato di fare delle nostre diversità un punto di forza, un segno di riconoscimento, un marchio. Chiaramente si fondono diversi sapori, umori e culture perchè differenti sono gli ingredienti, e, malgrado ognuno segua comunque il suo genere, la diversità resta la nostra più importante qualità.
Ognuno arricchisce l'altro, con il risultato che i nostri album, specialmente l'ultimo, sono eterogenei e variegati: verrà difficile alle orecchie dell'ascoltatore trovare somiglianza tra due tracce.
Sicuramente grazie a Third and Double le vostre differenti appartenenze musicali sono maggiormente svelate...
Prima di arrivare alla meta del progetto compiuto c'è sempre un percorso, spesso fatto di viaggi attraverso generi musicali e suoni, quindi abbiamo optato per la piena libertà di composizione.
Sicuramente grazie al disco doppio abbiamo aumentato l'utenza: oggi il disco dei Gabin è acquistato sia dai giovani che sono alla ricerca del suono più moderno, e sia dagli estimatori di jazz e soul.
Adesso siamo a tutti gli effetti un gruppo trasversale: suoniamo non solo nei più importanti festival jazz ma anche nelle discoteche.
Esiste un ponte tra il vostro passato e il vostro attuale presente, un punto in comune con quello che eravate?
L'unico punto in comune resta Mia Cooper, la nostra vocalist, che si è ritrovata a dover interpretare due diversi umori musicali.
Indubbiamente il peso più consistente di questo terzo album è sulle sue spalle, perchè deve passare con estrema facilità e versatilità da un genere ad un altro.
Chiediamo a Mia Cooper come ricorda l'incontro con il progetto Gabin...
Ci siamo incontrati per la prima volta a Roma, ovviamente ho fatto un provino. Ricordo che fin da principio il progetto mi piaceva, ne ero veramente entusiasta e quando sono riuscita a farne parte ne sono stata quasi colpita, sorpresa ma allo stesso tempo sinceramente felice.
Il vostro è un successo internazionale che vi permette di andare in giro per il mondo: avete un grandissimo pubblico soprattutto nell'Est europeo e in America. Come mai, secondo voi, in Italia la vostra musica fatica a sfondare?
Non l'abbiamo capito esattamento... Di certo c'è che stiamo cercando di ricollocarci nel panorama musicale italiano anche e soprattutto attraverso i live.
Probabilmente con Doo Uap, Doo Uap, Doo Uap abbiamo avuto un enorme successo di pubblico ma allo stesso tempo siamo stati recepiti come il tormentone del momento e considerati un "gruppetto" destinato a scomparire presto, una meteora.
Alle volte un grandissimo successo può essere un'arma a doppio taglio, e in Italia questo accade spesso. Al contrario all'estero e soprattutto in America hanno recepito e apprezzato subito il nostro stile. Inizialmente ci siamo fatti conoscere e apprezzare anche lì per via di alcune pubblicità che passavano il nostro Doo Uap anche per diversi anni di fila.
Successivamente sono arrivate le collaborazioni con il cinema e con le serie televisive, dai Fantastici Quattro a Sex and the City, da Grey's Anatomy a Six Feet Under e Ugly Betty.
Come mai avete scelto un nome francese?
Il nostro nome è ricollegabile al nostro primo successo La Maison, un pezzo che ci ha portato un grande successo e che rientrava nella compilation del locale in cui Filippo era dj resident.
Il pezzo ha un'aria molto francese allora, imitando Alberto Sordi che si guarda allo specchio e dice: "Io sono Jean Gabin" ci prendevamo in giro. Quando, poi, ci chiesero come volevamo chiamarci, fu spontaneo dire Gabin.
In passato avete cantato i vostri brani in spagnolo, francese e inglese... ma in italiano?
Di italiano abbiamo la nazionalità (ridono). Alcune sonorità del primo disco sono italiane anche se non richiamano caratteristiche classiche.
ANTONELLA FUCCILLI
ANGELICA SCARDIGNO




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