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Intervista a Sophie Auster, la figlia ribelle del postmodernismo

SophieAuster1Sophie Auster, artisticamente descritta come “figlia di Tom Waits e Billie Holiday” e biologicamente figlia di Paul Auster e Siri Hustvedt, è una ragazza ribelle della scena indipendente newyorkese. Ha pubblicato da poco il suo nuovo album, Dogs And Men, di cui ci parla in questa intervista esclusiva per i lettori di I Think Magazine. Non abbiamo perso occasione, inoltre, per chiederle come si vive facendo arte oggi per un’artista a 360° come lei. Estremamente poliedrica, Sophie infatti non è solo musicista ma anche attrice, stilista e soprattutto è una pensatrice in grado di mescolare elementi della contemporaneità diversi mantenendo una personalità forte, che lei definisce lapidariamente “postmoderna”. Quando si dice “figlia d’arte”…

Sophie, sei un’artista versatile e creativa, che non si dedica ad una sola arte ma si esprime attraverso diversi linguaggi. Hai dato da poco alle stampe Dogs And Men, il tuo nuovo album, per cui ci piacerebbe prima di tutto scoprire il tuo rapporto con la musica. Quando e come è nato?

Ho sempre cantato, sin da quando mi ricordo, ma non penso che qualcuno ci abbia mai prestato veramente attenzione fino a quando un insegnante di canto corale non mi ha chiamato fuori dal gruppo, quando avevo otto anni, e mi ha incoraggiata a cantare come solista in quel coro. Dopodiché ho cominciato ad esibirmi con la mia band jazz a scuola e a prendere lezioni di canto. Da allora ho sempre adorato esibirmi.

Vuoi raccontarci invece la genesi di Dogs And Men? SophieAusterDogsAndMenCOVER

Desideravo imbattermi in qualcosa di nuovo, dopo il mio precedente EP, Red Weather, e così sono andata in studio immediatamente dopo che era stato pubblicato. Sono indipendente e quindi non ho un’etichetta alle spalle che mi dice cosa fare, così ho semplicemente cercato di realizzare il più piacevole e sincero album che potessi comporre. È stata una vera esperienza di libertà. Io e il mio produttore, Jared Samuel, ci abbiamo preso gusto nel farlo e penso che questo si noti dall’ascolto.

Per quanto riguarda il titolo, hai affermato che gli uomini rappresentano la metà più reale e i cani la metà più surreale, ma non ti sei mai soffermata a spiegare che significato per te ha il fatto di volerli mischiare, di volerli rendere parte di uno stesso prodotto artistico, in uno stesso titolo insomma…

Non so dare una risposta precisa su questo punto. So solo che entrambi sono espressione di una parte della realtà che mi interessa analizzare e mostrare, quindi mi sembrava appropriato creare questa fusione. Comunque nulla di quello che faccio è pianificato. Imparo andando avanti, con la speranza che ciò che faccio sia ben coeso con la mia vita e veramente significativo per essa.

Sultry, folksy vocals”, così il NY Times ha definito il tuo timbro ascoltandoti. Qual è in generale il tuo rapporto col parere che gli esperti esprimono su di te?

Non mi curo molto delle critiche, positive o negative che siano. Ovviamente chi ascolta e apprezza l’album è una brava persona, chi non lo fa è una cattiva cattiva cattiva persona (scherzo naturalmente!). (ridiamo, ndr).

Le tue composizioni sono ritmicamente energiche e si percepisce una vibrante vitalità nella tua voce. I brani sembrano molto curati in ogni dettaglio, evidenziando così l’intensità e l’attenzione con cui hai dato forma a questo progetto. Qual è stata la canzone più difficile da scrivere e quella che invece è venuta fuori di getto?

Grazie infinite per i complimenti, mi fa davvero piacere sentire che siete riusciti a cogliere tutto questo. Per quanto riguarda la canzone più complicata da scrivere, sicuramente è stata On My Way. È stato davvero un travaglio trovare il testo adatto perché avevo già composto la melodia e mi bloccavo continuamente per far sì che il testo si adattasse bene ad essa. Ha richiesto tante correzioni.

La più facile invece è stata With You, perché è venuta fuori in dieci minuti.

SophieAuster3Con quale artista del panorama musicale attuale, tra quelli con cui non hai ancora collaborato, ti piacerebbe lavorare?

Ci sono diversi artisti che mi piacciono: Street Dive, Nicole Atkins, Trixie Whitley, Alex Winston, Leon Bridges, Fitz e i Tantrums, e Asaf Avidan per esempio. Mi piacerebbe molto realizzare qualcosa con Asaf, penso che ne verrebbe fuori una collaborazione molto interessante. Di recente l’ho incontrato ad uno spettacolo a New York… chissà…

Parlando un po’ delle altre tue arti, invece, quanto la poesia influisce sulla tua produzione artistica e nella tua vita?

La poesia ha influenzato profondamente la mia esistenza. Sono un’avida lettrice di poesia da quando avevo dieci anni più o meno. È la costante fonte di ispirazione per i miei testi. In questi giorni sto leggendo The Blue Guitar di Wallace Stevens.

E la moda, invece, cosa rappresenta per te?

È un altro veicolo di espressione. E io amo fermamente esprimermi.

Hai partecipato anche a molti progetti cinematografici (sei davvero instancabile!). Quale è stato il più avvincente o al quale comunque sei rimasta più legata?

Domanda interessante. Penso che il progetto a cui mi sono appassionata di più è stato quello di una serie televisiva in cui ho cominciato a recitare durante la seconda stagione, che si chiama Mozart in the Jungle, di Gael Garcia Berna. È una commedia strepitosa, oscura e divertente al tempo stesso e sono incredibilmente entusiasta di parteciparvi.

Per quanto riguarda il tuo movimento artistico, invece, ti senti affine al postmodernismo, di cui uno dei maggiori esponenti in letteratura è proprio tuo padre, o ritieni di appartenere ad altre correnti?

Forse… Non saprei. Sono assolutamente scettica su ciò che viene prodotto oggi nel mainstream e sulla direzione che la musica sta imboccando perciò forse potrei definirmi postmoderna anche per questo!

Grazie per il tempo che ci hai dedicato. A presto.

Grazie a voi e un saluto a tutti i lettori di I Think Magazine.

VITO PUGLIESE

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