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Più volte nell’Olimpo del Gods of Metal e sui palchi internazionali, incontriamo per voi i Planethard

I Planethard sono una creatura strana, atipica. Quando nessuno impazziva per le sonorità hard, loro ostinatamente se ne sbattevano. Oggi che il revival fricchettone è al suo apice, la band capitanata da Marco D’Andrea tira fuori un disco di hard rock moderno, potente e proiettato verso il futuro. Now, a dispetto del proprio titolo, è questo: un ponte tra ciò che e stato e ciò che sarà.

PlanethardDAndreaIniziamo con l’ultimo nato in casa Planethard: vi andrebbe di presentare Now ai nostri lettori?


Marco D’Andrea: Now rappresenta l’evoluzione alla quale dopo tanti anni siamo arrivati. È il punto di arrivo dopo tanti anni ad una vera e propria identità musicale che cercavamo da molto tempo. Rappresenta il “qui ed ora”: siamo sempre di corsa, legati a delle abitudini che ci condizionano l’esistenza, al punto da non riuscire a vivere il presente, e Now rappresenta questo, una fotografia di tutto quello che accade nel mondo. Questo album sarà sicuramente il punto di partenza dei prossimi lavori in studio. All’interno di Now abbiamo calibrato ogni singolo suono, nota, melodia, parola…

Cosa credete che in particolare lo distingua dai suoi predecessori?

Stefano Arrigoni: Le sonorità e l’ambientazione prima di tutto. Ascoltando Now ci si accorge di come sia i suoni sia il writing siano più pesanti rispetto al passato, con riff più energici e ritmiche molto presenti, in stile heavy moderno. A noi piace chiamarla “evoluzione” e non “miglioramento” perché non c’è nulla che rinneghiamo dei nostri passati Crashed On Planet Hard e No Deal; semplicemente ci siamo evoluti con la nostra musica, quello che ascoltiamo e quello che ci piace. Poi non dimentichiamo che gli anni passano, eh!

L’avvicendamento dietro al microfono tra Sivo e Merletto ha in qualche modo condizionato la fase di songwriting?

Marco D’Andrea: Sivo e Merletto sono due ottimi cantanti ma non si limitano solo a questo, entrambi hanno apportato il loro “mood” all’interno della band, altrimenti tutti i cantanti sarebbero uguali, no? Oltre ad essere talentuoso un cantante/musicista deve contribuire alla stesura dei brani, altrimenti si rischia di diventare solo turnisti, per cui sì, nell’avvicendamento certamente qualcosa nel songwriting è cambiato.

Io ho sempre visto i Planethard come una fucina di cervelli in cui il confronto tra tutti è l’elemento che porta ad una conclusione nel songwriting che soddisfi la band al completo, non solamente il singolo. Da quando è entrato in pianta stabile nella band Alberto Zampolli abbiamo già avuto modo di affrontare insieme a lui concerti importanti come l’apertura agli Scorpions al Forum Di Assago a novembre o al Gods Of Metal, per cui conosciamo bene le sue straordinarie potenzialità. Non vedo l’ora di entrare in studio con lui per registrare il nuovo album.

Quanto è importante la melodia nell’economia di un album come Now?

PlanethardArrigoni

Marco D’Andrea: È la base di tutto l’album. Ogni singola melodia vocale o strumentale è stata ben calibrata per far sì che fosse bene in risalto e che fosse l’elemento di congiunzione di ogni singolo riff e/o sezione dell’album. Mi piace prendere delle singole cellule ritmiche melodiche ed evolverle, lavorarci sopra fino a far sì che tutta la canzone diventi una trama fitta di elementi, ma alla base c’è sempre l’elemento cardine, sta all’ascoltatore trovarlo.

Anni fa, nel 2008 per la precisione, durante una mia intervista per un’altra webzine, mi diceste che eravate fiduciosi sul ritorno in auge delle sonorità come le vostre. Effettivamente oggi assistiamo a una gran fermento revival; come vivete questa stagione della musica, voi che in un certo modo non avete mai abbandonato l’hard rock?


Stefano Arrigoni: La viviamo molto bene, siamo molto attivi nel panorama nazionale ed internazionale infatti, cogliendo ogni singola occasione per cercare di farci avanti. Certo, il momento non è dei migliori ma riusciamo ancora a levarci delle belle soddisfazioni come un tour nei Baltici, il supporto agli Scorpions e la fresca partecipazione al Gods Of Metal. Le occasioni non sono molte ma facciamo sempre del nostro meglio per coglierle quando capitano. La nostra musica è apprezzata anche quando siamo di fronte ad un pubblico esigente e questo ci dà speranza e coraggio di andare avanti per la nostra strada.

Con il ritorno dei suoni più datati abbiamo assistito alla ricomparsa degli LP: credete che sia una moda passeggera o il vinile salverà il morente mercato discografico?

Stefano Arrigoni: Non credo sarà il vinile a salvare il mercato discografico. Il vinile è per amatori e gli amatori, nel mercato musicale odierno, sono rimasti pochissimi. Detto questo però anche noi avremmo in mente di fare delle versioni LP, chissà… Nel prossimo futuro avremo delle novità e fra queste ci potrà essere un LP nuovo di zecca…

Una cosa che mi è saltata subito all’occhio è il cambio di stile delle copertine: nei vostri primi due capitoli discografici erano immortalati degli scenari “catastrofici” (un incidente automobilistico per l’esordio e una sorta di crollo nel successore), invece per la terza fatica avete scelto una cover più sobria con un orologio. Come mai?


PlanethardNowCOVERMarco D’Andrea: L’orologio segna lo scandire del tempo, della nostra vita e delle nostre azioni. Su questo ciclo basiamo tutta la nostra vita e ovviamente ne siamo sia schiavi che padroni. Schiavi perché non puoi opporti, padroni perché se lo accetti sai come gestire la tua vita. Rappresenta il momento come dicevo prima che stiamo vivendo. Segna le 00:15, chiaro rimando al testo di 15′ of Fame, leggetelo per capire il significato.

Con tre partecipazioni al Gods of Metal (2007 – 2012 e quest’anno, 2016) siete tra i veterani della più importante kermesse metallica che si tiene in Italia. Dal punto di vista della visibilità credete che un’apparizione nei grandi festival, soprattutto negli orari pomeridiani, possa garantire un buon ritorno di immagine o è meglio affiancare grossi nomi in eventi più “raccolti”?


Stefano Arrigoni: Risultati alla mano, direi proprio che la partecipazione a festival così importanti ci ha fatto crescere musicalmente e mentalmente: è su palchi come quello del Gods Of Metal, o quello del Forum (durante il supporto agli Scorpions) che capisci di cosa ha bisogno il pubblico per apprezzarti. Questi eventi ci danno tanta carica per andare avanti in quello in cui crediamo, scrivere materiale nuovo e buttarci in tante nuove avventure. In questo ambiente crescere ed evolversi in fretta è molto importante ed è una cosa sui cui noi puntiamo moltissimo.

Quali saranno le vostre prossime mosse dal vivo?


Marco D’Andrea: Invito tutti a restare aggiornati sui nostri show sulla nostra pagina (https://www.planethard.net) o su facebook (https://www.facebook.com/planethard). Intanto possiamo dire che i prossimi live fissati sono questi:

02/07/16 Motoraduno Stelvio International (Sondalo – Passo dello Stelvio)

08/07/16 Riff Rock in Franciacorta Festival

09/07/16 Quartiere Valera – Varedo (MB)

08/10/16 Leghornrock Festival (Stagno – LI)

Vi ringraziamo e lasciamo a voi la conclusione di questa intervista…

Marco D’Andrea & Stefano Arrigoni: Ringraziomo te, Giuseppe, I Think Magazine e soprattutto i lettori, e tutti i nostri fans, invitandovi tutti a vederci live: è così che si apprezza l’anima di una band.

GIUSEPPE CASSATELLA

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