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Intervista a Papaceccio, il “percussionista delle sillabe”

papaceccio2Nonostante i problemi fisici che attanagliano costantemente la sua schiena da quasi due anni, Papaceccio (al secolo Francesco Maria Crudele), musicista, speaker e DJ pugliese, dalla carriera internazionale, ha comunque dedicato una piacevole mezz’ora della sua vita ad un’interessante chiacchierata con noi di iThink, sul suo lavoro, la sua vita e su riflessioni riguardanti la nostra Puglia e l’attualità.

Comodamente seduti al bar, sgranocchiando olive e tarallini (da bravi pugliesi) e sorseggiando aperitivi, abbiamo fatto il punto sugli spettacoli che sta portando in giro attualmente la Compagnia Teatro dei Borgia, con la quale attualmente Papaceccio collabora.

Ceccio, quasi ogni volta che ti telefonavo stavi andando o tornando da Roma. Puoi dirci cosa stai facendo di bello in questo periodo nella Città Eterna?

A Roma sto in realtà unendo l’utile al dilettevole, infatti ho sfruttato, da buon ergonomo, le possibilità fortunate che mi sono arrivate nel lavoro, firmando le musiche per tre diversi spettacoli che stanno andando in scena nell’Urbe. Uno di questi spettacoli è un’opera di ricerca e rivisitazioni in cui la musica fa da contraltare per portare il pubblico lontano dall’atmosfera abbastanza tesa della drammaturgia. L’opera si intitola The Author, è stata scritta da Tim Crouck e diretta nella versione italiana da Gianpiero Borgia, nell’ambito della rassegna Trend, di Nuova Drammaturgia Contemporanea Britannica, il cui curatore è Rodolfo Di Gianmarco. Per questo spettacolo ho composto le musiche in solitaria, a differenza di quanto sto generalmente facendo in questo periodo.

Il secondo spettacolo, Le Notti Bianche di Dostoevskij (presentato già l’anno scorso a Barletta), vede, invece, le musiche cofirmate con Francesco “Cespo” Santalucia e Giuseppe “Jimi Ray” Piazzolla, che non ha partecipato alla composizione ma ha suonato la chitarra in tutte le registrazioni.

Per concludere, il terzo spettacolo si intitola Non Dormite E Vigilate! La Costituzione In Un Quiz Show, per il quale ho composto le musiche insieme ad Alex Terlizzi.

Questo ovviamente era il “dilettevole”, mentre per quanto riguarda l’“utile”, sto andando a Roma anche per poter fare delle terapie per la schiena che qui non era possibile fare.

Spesso sei stato presentato principalmente come DJ, anche se in questo periodo della tua vita stai facendo soprattutto altro… come mai?

Mi è capitata una fortuna grandissima nel lavoro, quella di iniziare a collaborare attivamente con il mio carissimo amico e noto regista teatrale Gianpiero Borgia, per la Compagnia Teatro dei Borgia. Fondamentalmente per questo motivo ho deciso di tornare qui in Puglia, dove oltretutto ho trovato la donna della mia vita, l’attrice Carmen Centrone, mia futura moglie.

Dal mio rientro in Puglia, comunque, ho un po’ allentato se non del tutto abbandonato il lavoro da DJ, per dedicare anima e corpo alla composizione delle musiche per gli spettacoli della Compagnia, che mi sta dando tante soddisfazioni e gratificazioni.

Cosa ti ha conquistato maggiormente della Compagnia Teatro dei Borgia, tanto da coinvolgerti più dei vari altri progetti che hai avuto negli anni?

Con la Compagnia dei Borgia abbiamo fattopapaceccio1 tantissimi spettacoli in giro per l’Italia, lavorando con i più grandi nomi del teatro italiano, e personalmente sento di dover tantissimo a Gianpiero Borgia perché in qualche modo mi ha formato artisticamente. Con lui si è generato in maniera molto naturale un fortissimo connubio artistico, un’intesa che parte da un metodo particolare utilizzato nella sua compagnia, quello del teatro attoriale d’arte russo, il teatro, per intenderci, di Anatoly Vasiliev e Jurij Alschitz (quest’ultimo tra l’altro è stato Maestro diretto di Gianpiero).

Attraverso questo metodo si affronta il testo in maniera non esclusivamente musicale ma soprattutto da un punto di vista di analisi filosofica, in cui si parte dalla drammaturgia per giungere ai vari spunti artistici, che possono essere quelli performativi attoriali o performativi musicali o di realizzazione delle scene e dei costumi… ma tutti quanti generati da un’attenta analisi filosofica della drammaturgia.

Raccontaci il tuo “background”, la tua vita prima del rientro in Puglia e prima della Compagnia dei Borgia.

Be’, io ho vissuto un po’ in giro per il mondo, anche se di base sono stato dal 1991 a Perugia. Lì mi sono diplomato nel ’96 nel Dipartimento di Musica e Spettacolo, per poi insegnare in diverse scuole e accademie di teatro, anche se con la qualifica di esperto e non di professore. Il mio approccio con la musica è avvenuto molto presto, quando ho iniziato a studiarla da autodidatta, approfondendo poi in seguito tramite corsi di musica d’insieme, armonia e frequentando privatamente una scuola di percussioni con Peppe Stefanelli, con il quale ho condiviso tanti palcoscenici, dai live di Paolo Belli a quelli dei Dirotta Su Cuba, di Frankie Hi-NRG e molti altri.

Il progetto artistico che mi ha particolarmente formato e gratificato, di quel periodo, è stata la mia partecipazione all’ensemble degli Jebanomano, in cui eravamo venti percussionisti (tutti allievi della scuola privata di Stefanelli): su palco sprigionavamo un’energia incredibile. In questo gruppo io suonavo le percussioni, i timpani e il surdo ed ero inoltre il maestro di cerimonie e facevo anche del rap con intonazioni varie di canti di mantra, avendo l’onore di partecipare a festival importanti nazionali ed internazionali, tra i quali ad esempio l’Umbria Jazz.

Stefanelli è un grandissimo percussionista italiano! Dev’esser stato davvero memorabile lavorare con lui…

Sì, infatti. E ti racconto un aneddoto. Una volta lui, nel presentarmi, poiché, come ho detto, oltre alle percussioni mi dedicavo al rap e alle intonazioni vocali, disse “oltre che un percussionista allievo, Papaceccio è un percussionista di sillabe”, per il mio modo di lavorare con la voce e di improvvisare. Questa presentazione, oltre ovviamente ad inorgoglirmi, mi ha anche etichettato tra di noi ed è diventato un piccolo marchio di fabbrica che mi sono preso artisticamente, anche perché detto da Stefanelli, il percussionista degli Avion Travel, dei Dirotta Su Cuba, di Paolo Belli e molti altri, è stato per me veramente un grande onore, quindi ho deciso di mantenere questa etichetta anche nei miei percorsi di ricerca successivi.

papaceccio3Abbiamo parlato del tuo passato, invece uno dei tuoi spettacoli attuali, quello sulla Costituzione riguarda il passato della nostra nazione. Com’è stato concepito?

L’idea è nata come personale omaggio della Compagnia dei Borgia, per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia. A questo intento, comunque, si è unita la volontà di celebrazione della bellezza imparagonabile, purtroppo persa, di questo testo, che non è soltanto un testo giuridico ma un testo di enorme rilievo filosofico, con un immaginifico pieno di metafore. Sembra strano, se si pensa che è un testo che in qualche modo regolamenta il comportamento di una intera Nazione, invece ci sono dei passaggi di una bellezza straordinaria.

L’abbiamo reso sotto forma di quiz perché in qualche modo è un percorso televisivo vero e proprio, infatti ci sono anche delle telecamere in scena. È stato pensato come un quiz degli anni ’50, agli albori della televisione, in quanto vuole anche essere un messaggio di quanto sia diventata spazzatura la televisione attuale, priva di reali valori se non per qualche rara sporadica trasmissione. Se ci pensiamo, è paradossale dover pagare un canone per seguire porcherie televisive e, quindi, essere costretti ad abbonarsi alle TV satellitari a pagamento per avere canali come Cult o addirittura canali Rai trasmessi esclusivamente su TV satellitari! Canali Rai, che nonostante si paghi il canone non fanno vedere tra i canali “normali”. Ma queste, si sa, sono le contraddizioni dell’Italia.

Lo spunto di approfondimento sarebbe immenso, ma è reale l’esigenza di dare respiro a questo testo magnifico. L’ambientazione negli anni ’50, inoltre, è dovuta da una riflessione di Piero Calamandrei, uno dei firmatari della Costituzione (infatti, alla fine, viene citato proprio un discorso che ha fatto lo stesso Calamandrei, un discorso che vuole stimolare a credere in valori etici e civili non tanto patriottici quanto umani).

Cosa puoi dirci, invece, dello spettacolo sul Filottete di Sofocle?

Questo percorso del Filottete, da un punto di vista teatrale, è l’esperienza più forte e più importante della mia vita: sto lavorando con l’INDA (Istituto Nazionale di Dramma Antico). Ovviamente sono sempre al fianco di Gianpiero Borgia, il regista dello spettacolo, e di Francesco Cespo Santalucia, con il quale sto lavorando alla composizione delle musiche. Con tutta la Compagnia, da più di due mesi stiamo facendo una full immersion totale.

La parte di Filottete per questo spettacolo è di Sebastiano Lo Monaco, a conferma dei grandissimi attori con i quali stiamo lavorando con la Compagnia Teatro dei Borgia. Lo spettacolo sarà in scena dal 12 Maggio al 18 Giugno 2011 al Teatro Greco di Siracusa, all’interno della rassegna. Per musicare questo spettacolo sto cercando di far rientrare il discorso del “percussionista di sillabe”, in quanto stiamo facendo un lavoro immane sul testo antico, in greco, insieme a Cespo, lavorando tantissimo sulla metrica.

Mi piacciono queste sfide, anche e soprattutto se all’inizio possono sembrare pazzesche, e credo che questo sia un po’ nel DNA del barlettano: non per fare campanilismo ma credo davvero che questa città dia dei forti stimoli. Non sputo nel piatto in cui ho mangiato per tanti anni, quello di Perugia, ma non nego che tornare qui mi abbia dato davvero tanti altri stimoli fortissimi.

Ci offri sul piatto d’argento la tipica domanda da iThink, ovvero: tu che hai vissuto in giro per il mondo e hai conosciuto tante diverse realtà, pensi che la tua patria possa offrirti ciò che quando sei andato via non poteva ancora dare?

Al mio rientro ho trovato una Puglia veramente migliorata, tanto è vero che la nostra regione oggi è esempio culturale per quasi tutte le regioni d’Italia ormai. Io ho la fortuna di lavorare al progetto Teatri Abitati, un progetto pilota nato esclusivamente in Puglia, Lombardia e Piemonte, quindi solo in tre regioni italiane, tra cui la nostra. Tra l’altro le altre regioni hanno letteralmente “copiato” – dire emulato forse sarebbe più politically correct ma copiato è quello che realmente rende l’idea – il modello, per poi importarlo da loro, sviluppandolo grazie alle risorse economiche che loro hanno e che noi purtroppo non abbiamo.

Sono oltremodo gratificato e stimolato da tutto quello che c’è qui in Puglia oggi, anche se ci sono anche alcune contraddizioni da far notare, come le numerose risorse del territorio che non vengono valorizzate e non vengono adeguatamente tutelate dagli organi competenti.

Vuoi raccontare un aneddoto singolare in esclusiva per i lettori di iThink?

Certo! Abbiamo parlato degli spettacoli che sto papaceccio4portando avanti con la compagnia di Gianpiero Borgia. Ebbene, dovete sapere che io e Gianpiero siamo andati a scuola insieme, alle superiori, e ricordo in maniera nitidissima un giorno, nell’Aula Magna del Liceo Classico di Barletta in cui studiavamo, in cui due giovanissimi Papaceccio e Gianpiero Borgia erano da un capo e l’altro di un filo che stavamo appendendo per allestire uno spettacolo in cui lui era il regista e io uno degli attori, in tempi assolutamente non sospetti. E quel filo, ragazzi, è ancora in quell’aula magna!

Oltretutto, ricordo bene che l’opera era di Ibsen ma Gianpiero inserì anche in quel contesto un coro greco, cosa che ovviamente non c’era assolutamente nell’autore! Sono convinto che nella vita tutto torni, tutto abbia un senso… e questa potrebbe esserne una simpatica dimostrazione.

Visto che tutto torna, tu, tornando indietro, rifaresti tutto quello che hai fatto?

Certamente non rinnego nulla di quello che ho fatto però, col senno di poi, direi che tornando indietro cercherei di preservare un po’ di più la mia salute, questo sì. Il problema che ho alla schiena, si è cronicizzato proprio a causa del mio vivere diciott’anni della mia vita, come si suol dire, “a tavoletta”, e ora ne sto pagando le conseguenze. Fare il DJ, il percussionista, il performer, il rapper e nello stesso tempo lo speaker radiofonico, il conduttore televisivo, l’opinionista, il maestro di cerimonia… è stato bello sotto tanti punti di vista ma finire di lavorare alle 6 di mattina e magari alle 9 andare a fare già un altro lavoro non ha aiutato la mia schiena. Ti anima la passione però poi ti bruci.

Consiglio a tutti i miei amici e colleghi di non trascurare mai la salute perché poi quando ti viene a mancare non puoi più tornare indietro.

Ringraziamo Papaceccio per il tempo che ci ha dedicato e invitiamo tutti voi a seguirlo nelle sue mille e sempre interessanti attività.

DORIANA TOZZI

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