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3 anni di BAT Awakening: l’intervista ai “supereroi” dei concerti nella BAT-provincia

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Nonostante si parli spesso di quanto poco interesse gli italiani nutrano nei confronti della musica inedita e di quanto sia perciò difficile organizzare concerti per artisti diversi da quelli del circuito “mainstream”, per fortuna esiste ancora qualcuno che con determinazione e professionalità continua a provarci e che, tra una difficoltà e l’altra, riesce anche a raggiungere ottimi risultati. L’obiettivo è certamente quello di cercar di scuotere la situazione e ricreare interesse nei confronti dei “piccoli giri” di artisti indipendenti, che tante volte propongono musica molto più interessante di quella che balza ossessivamente alle orecchie dei frequentatori  di supermercati o degli ascoltatori passivo-radiofonici.

Tra queste organizzazioni abbiamo incontrato oggi i ragazzi di BAT Awakening, il cui nome, benché derivi dalla loro provincia d’origine (appunto quella di Barletta-Andria-Trani, in Puglia) fa piuttosto pensare a dei supereroi che a bordo di fiammanti BAT-mobili girano per i locali della provincia cercando di concludere accordi per dar vita a concerti sfrenati per il bene dell’umanità. E questa immagine non è molto distante dalla realtà. In occasione del terzo compleanno del progetto BAT Awakening, che verrà festeggiato giovedì 26 aprile presso il Motel Woodstock di Barletta (questo il link dell’evento: https://www.facebook.com/events/421493838278728/), abbiamo fatto due chiacchiere con loro per scoprire croci e delizie di chi organizza concerti oggi. batawakening3comple2018

Il progetto BAT Awakening sta per compiere tre anni. Raccontateci com’è iniziata questa avventura e quali sono state le difficoltà maggiori che avete incontrato durante il vostro percorso.

Rita: BAT Awakening è nata quasi per gioco. Immaginate cinque ragazzi (a parte qualcuno che ragazzo non è…) totalmente diversi tra loro che decidono di voler stravolgere il concetto di evento musicale nella nostra provincia. Da parecchio tempo in queste zone non c’era la possibilità per i gruppi “alternativi” di farsi conoscere! Bene, noi abbiamo cercato di mettere su un’associazione che potesse dar loro l’opportunità di spaccare e farsi conoscere! Anche se non è stato facile, e non lo è tutt’ora. Dobbiamo combattere contro leggi rigide e gente con mentalità chiusa!

Giuseppe: I ragazzi avevano già fatto qualcosa, con ottimi risultati, prima del mio arrivo. Con il mio ingresso in un colpo solo hanno innalzato l’età media dell’associazione e hanno conosciuto i primi insuccessi. Potrei dire che le difficoltà maggiori dipendono da me. In realtà, le cose vanno benissimo, avvertiamo parecchio interesse da parte della gente. Ci fermano per strada, ci chiedono quale sarà il prossimo evento, ci fanno capire che apprezzano quello che facciamo. Poi magari ai concerti non vengono, ma queste sono quisquiglie. La maggiore difficoltà è proprio questa: smuovere le persone, portarle fisicamente a sentire musica. Oggi c’è una dicotomia evidente tra il modo di percepirsi e quello effettivo. Tutti dicono di amare la musica dal vivo, ma pochi poi effettivamente vanno ai concerti. Noi siamo nati con un doppio fine: portare le band alla gente e portare la gente alle band. Parzialmente abbiamo fallito, i numeri sono stati bassini quest’anno.

Qual è il ricordo più bello legato a questi primi tre anni di attività?

Giuseppe: Per me la serata con i Prehistoric Pigs, nata per caso, tra mille difficoltà, perché era il nostro secondo evento, e alla fine rivelatasi uno dei nostri maggiori successi di pubblico. Ci siamo tolti belle soddisfazioni anche con i greci 1000Mods, con i campani 23 and Beyond the Infinite e, più recentemente, con Kotiomkin e Godwatt. Più in generale, questa esperienza ci ha dato la possibilità di conoscere persone stupende on e off stage. Per esempio, ai Mad Dogs va il premio pazienza! Sono stati molto comprensivi con noi.

Rita: Ce ne sono molti di ricordi belli: l’organizzazione del M.E.M.T., della Galleria degli Spazi Mondani ma, soprattutto, il tempo trascorso insieme prima di ogni evento! flynotestouritalia2018

Per festeggiare il terzo compleanno avete chiamato i russi Flynotes. Volete presentarli brevemente ai nostri lettori?

Paolo: I Flynotes sono una delle band in ascesa della scena stoner e psichedelica europea e la particolarità è che vengono dalla Russia, di cui sappiamo molto poco musicalmente parlando. Li abbiamo rintracciati casualmente, avevano una sola data al Tube Cult Festival di Pescara, dopo se ne sono aggiunte altre e adesso faranno un piccolo tour del sud Italia. Nonostante la giovane età hanno già pubblicato tre album e aperto gli show di band note come Kadavar, Elder e Mountain Witch. Sono difficilmente classificabili perché pur ispirandosi alla psichedelia degli anni settanta hanno un’attitudine molto post-rock. Spesso i confini tra questi generi sono molto labili ma sono certo che ci stupiranno. Il terzo album è uscito proprio in questi giorni ed è possibile ascoltarlo, insieme agli altri, su Bandcamp: https://flynotes.bandcamp.com.

Come mai una band straniera per festeggiare questa ricorrenza?

Paolo: È stato frutto del caso ma non nascondiamo che – come è successo lo scorso anno con i 1000Mods all’Open Source di Bisceglie – siamo sempre molto attenti ai tour e alle band non solo italiane che passano dalle nostre parti: a volte si riesce a portarle in zona ma molto spesso per mancanza di fondi e spazi adeguati la cosa diventa difficile. In ogni caso in Italia abbiamo un mucchio di band valide per cui il problema non è tanto l’offerta di band quanto i tempi e gli spazi per poterle far esibire.

E invece quanto è difficile organizzare concerti di artisti stranieri “non mainstream” in Italia?

Giuseppe: Oggi se non sai le lingue non vai da nessuna parte! Le difficoltà comunque sono di natura economica, più che di ordine geografico. Abbiamo dei budget che permettono a malapena di pagare un rimborso ai gruppi. Ovviamente, una maggiore distanza, richiede una cifra maggiore per la copertura delle spese. Cerchiamo di rintracciare band che sono già da queste parti per ammortizzare i costi. Poi italiane o straniere conta poco, almeno per me.

batawakeningband1I vostri live sono tutti nella provincia di Barletta-Andria-Trani, in Puglia. Da un po’ di tempo questa regione si sta dimostrando molto attenta alla musica e sta diventando competitiva su più fronti. Qual è il vostro punto di vista a riguardo?

Rita: Questa zona stava morendo, musicalmente parlando. Noi come molti altri organizzatori di eventi, stiamo cercando di farla rinascere. Per godersi un concerto e ascoltare buona musica non bisogna andare necessariamente lontano! Nella nostra provincia son venuti gruppi che hanno riscosso un successo enorme come i Ginko Dawn Shock, gli Insane Therapy e i Backjumper, giusto per citarne qualcuno.

Giuseppe: È più la gente che suona che quella che va ai concerti. Questa è la situazione in Puglia e, per quello che mi pare di capire, in Italia. Se tutti quelli che si propongono per una serata, venissero ai concerti altrui, sarebbero tutti dei successoni gli eventi in zona. Siamo stati capaci di affossare un festival di livello nazionale, il principale al sud, il Total Metal, dopo la sua migliore edizione! Questo il quadro generale, all’interno del quale ci muoviamo noi e altri appassionati che vanno avanti nonostante tutto. Se da noi si muove qualcosa, il merito è dei ragazzi di Metal Symposium, A Desert Odissey, Mal the Core, RockCult, Morrigan Promotion, Sludge Factory, MAT, Worship Riff, Testudo, Projectarea Metal Zone e via dicendo.

Quali sono, secondo voi, i fattori che potrebbero far accorrere più gente ai concerti di musica inedita?

Giuseppe: Nome e genere fanno sicuramente la loro parte. Noi lavoriamo con budget limitati, quindi non possiamo chiamare chissà chi, ma sostanziali differenze si notano quando riusciamo ad alzare l’asticella. Poi c’è il fattore posto, anche la location incide. A Bisceglie riusciamo a raccogliere appassionati dalla nostra provincia e da quella di Bari. A Barletta questo non accade. Poi c’è il fattore culo: si incastrano tutta una serie di tasselli e la serata va bene.

Rita: L’artista conta un bel 70%. Fa tanto anche il luogo, se il genere musicale si sposa perfettamente con il tipo di locale, se l’evento è a pagamento o meno. batawakeningband2

Potete già svelarci cosa state progettando per la prossima stagione?

Paolo: Per il momento stiamo pensando a qualcosa da fare nella stagione estiva, uno o più eventi in una location da definire. Per la prossima stagione autunnale e invernale si vedrà: sicuramente continueremo ad occuparci di live in contesti e con partner differenti a seconda dei casi, proseguendo le varie collaborazioni e partnership instaurate in questi tre anni.

Rita: Chi lo sa cosa ci riserverà il futuro. L’unico desiderio è quello di poter organizzare un festival di dimensioni bibliche! Con vari generi musicali e intrattenimento per grandi e piccoli. Un giorno ci riusciremo! In confronto il Coachella sembrerà una piccola sagra di paese!

Per tutti gli aggiornamenti sull’attività di BAT Awakening potete seguire la pagina ufficiale: https://www.facebook.com/batawakening/.

DORIANA TOZZI

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