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Brunori Sas – La vita pensata e la vita vissuta: intervista all’autrice Ambrosia JS Imbornone

ambrosiajsbrunorisascopertinaI cantautori sono la versione più moderna dei “menestrelli” che cantavano le loro storie in giro per il mondo diffondendo cronache e leggende. Ogni epoca quindi ha avuto e continua ad avere nuovi cantautori con storie da raccontare sempre al passo con i tempi a loro contemporanei. Nella collana “Cantautori del Duemila” la casa editrice Arcana fa un po’ il punto sui cantautori attuali e, tra il libri pubblicati, oggi vi presentiamo quello dedicato alla Brunori Sas di Dario Brunori, a cura di Ambrosia J. S. Imbornone, che tra l’altro questa sera verrà presentato per la prima volta presso il GrowLab (c/o ARCI Cafiero) di Barletta a partire dalle 18.

Abbiamo incontrato l’autrice per farci raccontare la genesi di questo volume e qualche ulteriore curiosità.

Ciao Ambrosia, ci troviamo in occasione della presentazione del tuo libro Brunori Sas – La vita pensata e la vita vissuta. Tu scrivi di musica da anni e hai scritto anche diversi libri ma questo sulla Brunori Sas è il tuo primo volume a tema musicale. Come mai hai scelto di cominciare proprio da qui?

Devo dire che, fin da quando ho cominciato a scrivere di musica (nel 2001, ma in modo continuativo dal 2004), non ho avuto un progetto predeterminato, ma, spinta da un’inguaribile e ineludibile passione per la musica e dall’interesse per il campo della critica musicale, ho provato a cogliere delle occasioni e a cimentarmi con delle sfide progressivamente più importanti. La collana “Cantautori del Duemila” di Arcana, grazie a volumi dedicati a nomi come Colapesce, Mannarino o Le luci della centrale elettrica, aveva attirato la mia attenzione, la casa editrice aveva in programma un libro su Brunori, io lo stimo fin dagli esordi e quindi ho accettato di scriverne.

In questo libro ci sono tanti interessanti particolari, aneddoti e racconti sulla vita e l’attività di Dario Brunori sin dall’infanzia e le prime formazioni musicali. Come hai raccolto e scelto il materiale da utilizzare?

Lo scopo che mi sono prefissa è stato quello di cercare materiale che rendesse in qualche modo utile e sensata la scrittura di un libro di argomento musicale anche nel 2019, quando i testi di un artista, le informazioni di base su di lui e le interviste principali da lui rilasciate nel tempo sono alla portata di tutti con un clic. Ho cercato pertanto per esempio di raccogliere tante dichiarazioni diverse di Brunori su ogni sua canzone, di cercare aneddoti e chicche poco note (ad esempio relative al suo percorso musicale prima del debutto come solista o alle collaborazioni con altri artisti), di documentarmi anche sulle canzoni da lui composte per il cinema o persino per i cartoni animati, su alcuni racconti da lui pubblicati, ecc. La speranza è che il risultato sia interessante per qualunque fan o appassionato di musica che voglia conoscere meglio Brunori: dovrei risparmiargli mesi di ricerche, insomma, alle prese con articoli, libri, video e vecchi comunicati stampa!

Quali sono le principali differenze tra “la vita pensata” e la “vita vissuta”, da cui hai tratto il sottotitolo del tuo libro?

L’espressione “la vita pensata”, titolo di una canzone dell’ultimo album di Brunori, allude a un io razionale, che si lascia imbrigliare e quasi paralizzare dalla sua tendenza a riflettere molto su ciò che accade a sé e agli altri; rappresenta anche sogni e desideri che la vita può rendere vani e insoddisfatti. I sogni allora restano “chiusi nell’armadio”, perché “dentro al cassetto / non ci stanno più”, canta Brunori in un brano del suo primo album, Di così. Nella galleria dei personaggi brunoriani in pezzi come Il giovane Mario, Rosa, Sol come sono sol, ecc. sono rappresentati sogni e progetti in fumo, che siano d’amore o relativi al miglioramento della propria condizione economica, ecc.

Di contro Brunori lancia anche il messaggio che bisogna avere il coraggio di buttarsi e andare oltre il “rischio calcolato” che “toglie sapore pure al cioccolato”, per cercare di trasformare i desideri in realtà. Ricorda inoltre a sé e a noi che la vita non dovrebbe essere solo pensata, ma vissuta, “senza trovarci un senso”, affidandosi maggiormente talora all’istinto e non ingabbiandolo in mille pensieri inutili; penso ad esempio ad Arrivederci tristezza, scritta dal cantautore quasi in un moto di rivolta nei confronti della sua tendenza a ridurre tutto a dato numerico da calcolare, nei confronti del suo io più perfettino con la mania della pianificazione su cui ha spesso scherzato.

Quella tra “vita pensata” e “vita vissuta” è quindi una dicotomia ricorrente nella poetica brunoriana perché individuata in sé dal cantautore e nelle incertezze, esitazioni, fallimenti o momenti di stasi dei suoi personaggi; proprio per superare talvolta situazioni di stallo, è necessario passare all’altro polo di questo binomio, per vivere davvero e forse rinascere, quando serve. brunorisas1

Nel libro racconti anche una ad una le canzoni incise dalla Brunori Sas dall’esordio, con Vol. Uno, fino al disco più recente, A casa tutto bene. Ma qual è, nella sua discografia, il brano a cui sei maggiormente legata e perché?

Sono molto legata al brano che ha fornito lo spunto per il sottotitolo del volume, La vita pensata (da A casa tutto bene, come si diceva), perché mi rispecchia molto, ma opterei per una canzone più “storica” nella produzione brunoriana, Come stai, contenuta nel Vol. Uno: è quello che ritengo forse il primo suo brano davvero di spessore, dato che all’ironia sui convenevoli e in generale sui riti del quotidiano come l’amore per il calcio come “sola religione del mondo”, unisce anche la profondità delle risposte che spesso non diamo a quella classica domanda, come il racconto per piccoli tocchi della malinconia per un Natale in famiglia senza il papà, sentimento che purtroppo conosco bene da tanti anni. In più una persona a me molto cara una volta mi mandò il link a questa canzone per riprendere i contatti dopo un periodo burrascoso.

Particolarità di Brunori è saper rendere eccezionale ciò che è quotidiano, traendo ispirazione da personaggi assolutamente comuni che vivono storie normali e provano emozioni che tutti almeno una volta nella vita hanno provato. In un mondo in cui tutti vogliono essere speciali e superiori agli altri, secondo te qual è il valore aggiunto offerto dalle piccole storie comuni che canta Brunori?

La sua scrittura, proprio in virtù delle storie che spesso racconta, non è pretenziosa o intellettualistica; di solito evita anche di scivolare in tonalità drammatiche, stemperando ogni sofferenza con il sorriso bonario di chi ha cognizione del dolore, ma sa anche che è l’inevitabile contraltare della felicità. Brunori d’altronde è anche molto autoironico e in un mondo in cui tanti, troppi artisti italiani assumono pose e comportamenti da divi già quando sono appena esordienti, penso sia sicuramente un valore aggiunto.

Il primo a sentirsi una persona comune è proprio insomma lo stesso Brunori. Credo inoltre che costituisca un valore aggiunto la prospettiva adottata dal cantautore, lo sguardo puntato su poveri cristi “invisibili” a molti (i sogni d’amore di Paolo nel primo album, i lavoratori precari di Animal colletti o la ludopatia del Giovane mario nel Vol. 2 – Poveri cristi, ecc.), oppure il punto di vista insolito prescelto, per osservare le situazioni dall’interno (v. il professore di Pornoromanzo¸ la persona superficiale di Sabato bestiale o l’amante ossessivo e opprimente che diventa omicida in Colpo di pistola e così via).

Al di là dei suoi numerosi fan di vecchia data, che probabilmente conosceranno tutta la storia di Dario Brunori, secondo te quale episodio raccontato nel libro potrà sorprendere maggiormente chi ancora non conosce bene l’artista?

Il libro è ricco di aneddoti divertenti, raccontati nel tempo da Dario sul filo dell’ironia e tra il serio e il faceto, e vi invito a scoprirli nel libro; forse però potrebbero stupire i lettori meno esperti anche o piuttosto alcune riflessioni più seriose e serie di Brunori sulla società contemporanea, ad esempio sulla spiritualità e sull’uso e consumo anche superficiale di temi e personaggi connessi alla religione, oppure sul disagio di sentirsi a cavallo tra passato e presente, in bilico tra la dimensione acronica e immutabile di una provincia dai valori immutabili, con contesti circoscritti e rassicuranti, da un lato, e la metropoli, proiettata in un futuro quasi imposto alle “periferie” socioeconomiche, la grande città che attrae, fagocita e rende tutti anonimi e indistinguibili dall’altro.

brunorisas2Ipotizzando l’esistenza di un’immaginaria parabola di cantautori e poeti, dove si collocherebbe secondo te oggi la musica della Brunori Sas?

Anche anagraficamente Brunori appartiene con la sua musica a una specie di generazione di mezzo, che si colloca in una posizione intermedia rispetto alla tradizione e alle mode del presente. Ha attinto molto dal passato, non solo a Rino Gaetano, a cui è stato spesso paragonato soprattutto agli esordi, ma anche a altri suoi numi tutelari come ad esempio Lucio Dalla, di cui qualche mese fa ha rivisitato dal vivo il settimo album, il primo come autore dei testi, ovvero Com’è profondo il mare (1977). Tra i suoi ascolti ci sono Battiato ed Endrigo, che apprezza anche per la capacità di alternare o coniugare profondità e orecchiabilità (per quanto riguarda Endrigo, nel 2015 a Musicultura Dario lo definiva un “grandissimo autore”, per essere riuscito, ad esempio, a coniugare “la canzone d’autore, la cosiddetta canzonetta e anche le canzoni per bambini, uscendone sempre vittorioso”). Oltre ad avere molti maestri, Brunori ha poi tanti compagni di viaggio con cui ha spesso cantato dal vivo o in studio, dagli Zen Circus, con cui ha duettato sul palco dell’Ariston a Sanremo 2019, a Dimartino, Dente, Niccolò Carnesi, ecc.

Con la Brunori Sas ha cercato una sua strada personale per continuare la storia del cantautorato senza dimenticarne il passato e non cavalca oggi le mode del momento con facili melodie in pezzi poco suonati o con synth plasticosi: non riposa sugli allori, continua a lavorare sui suoni e sulla voce, non cerca un successo facile scimmiottando artisti da classifica, né sottovaluta l’importanza della musica, dell’arrangiamento e della produzione di un disco, né si limita a strimpellare e stonicchiare come alcuni nomi pur apprezzati, ma il cui valore è discutibile anche tecnicamente. Gli album di Brunori, infatti, sono diventati nel tempo sempre più ricchi e curati nei suoni, i suoi concerti sono cresciuti in intensità, tecnica e spessore, ecc.

Accennavi alla sua partecipazione a Sanremo 2019. Negli ultimi anni si sta infatti assistendo ad un cambiamento di rotta della musica italiana, che pare stia abbandonando i lidi della “musica usa e getta” nata dai talent-show, in favore degli artisti del cosiddetto “sottobosco indipendente”, che hanno anni di gavetta alle spalle e che producono più spesso “musica a lunga conservazione”. Tra questi, oltre allo stesso Dario Brunori, agli Zen Circus e agli altri nomi da te citati, ci sono anche i vari Ex-Otago, Motta, Boomdabash (solo per citare altri artisti che hanno calcato a loro volta il palco dell’ultima edizione del Festival di Sanremo, kermesse della musica italiana per eccellenza). Che ne pensi di questo interessante cambiamento? È secondo te destinato a durare e definire un nuovo gusto all’interno della musica “mainstream”?

Credo che esistesse nel sottobosco indipendente una vocazione pop a volte dichiarata ed esplicita, a volte apparentemente negata, come se la parola “pop” sia un’offesa e non indichi la difficoltà di comporre e arrangiare canzoni semplici, non banali, ma efficaci, universali e transgenerazionali; questa vocazione è venuta fuori, perché in fondo era inevitabile che finalmente emergessero altri artisti italiani, dato che in fondo la musica indipendente italiana non sfornava successi dagli anni Novanta: penso ad Afterhours, Subsonica, La Crus

Gli ultimi ad affrancarsi dalla nicchia forse erano stati i Verdena e i Baustelle, che però hanno comunque pubblicato il disco d’esordio rispettivamente nel 1999 e nel 2000, circa vent’anni fa.

Da un lato c’era forse bisogno anche al livello mediatico e televisivo di tirare fuori dal sottobosco altri nomi; dall’altro i gusti dei giovani sono cambiati con l’avvento dell’it-pop e della trap. Sono generi distanti, come già accennavo, da Brunori, o da Zen Circus, Motta, ecc., e il valore di alcuni artisti a volte può essere discutibile, ma in fondo hanno riaffermato a tratti un’attenzione in qualche misura maggiore nei confronti dei testi, di qualunque tipo e livello siano, rispetto ai versi preconfezionati, super-conformisti e spesso poco incisivi di alcuni pezzi “usa e getta”.

Questo cambiamento potrebbe non essere fugace, ma molto dipende da quanto sarà supportato dalla critica musicale, ma ancor più dalle radio e dai canali televisivi: alla fine se offri spazi adeguati di visibilità alla musica di un certo valore, il pubblico la scopre e l’apprezza; se diffondi una sorta di “genere unico”, i più giovani identificano la musica del presente solo con i soliti ritmi dei tormentoni estivi e le solite parole trite e ritrite delle hit da classifica, fruiscono solo delle playlist del momento o piuttosto snobbano il presente e si rifugiano, come spesso fanno, nel culto di nomi storici del passato (vi sembrerà strano, ma da insegnante noto che diversi adolescenti amano Queen, Nirvana, Oasis, o scoprono De André, ecc.).

Sono ovviamente ipotesi estemporanee di interpretazione: si tratta logicamente di tendenze che andrebbero analizzate con cura con dati statistici alla mano e anche altri strumenti di analisi, in primis sociologica, ecc. brunorisas3

Nel tuo libro scrivi anche che, benché Brunori sia consapevole che non basta scrivere canzoni per cambiare il mondo, “la musica può comunque combattere la tentazione di arrendersi passivamente al presente e raccontare di contro la possibilità di agire e intervenire nel mondo, operando un cambiamento”. In che modo secondo te?

Vi rispondo sempre facendo riferimento alle canzoni di Brunori: A casa tutto bene è un invito a uscire dalla propria comfort-zone e a superare le proprie paure, ad agire e non a limitarsi ad osservare il mondo intorno a noi. Brunori ci ricorda nelle canzoni del suo ultimo album un concetto importante, che potrebbe essere scontato, ma che spesso dimentichiamo: dobbiamo partire da noi stessi per cambiare il mondo che ci circonda, ad esempio dalla superficialità, dai pregiudizi o dalla tentazione di ricorrere alla violenza che si annida in noi, non limitarci ad additare pecche e peccati altrui, non limitarci a trascorrere tutto il giorno a “disegnare quella barchetta ferma in mezzo al mare” senza buttarci mai, come il cantautore canta nella Verità. Se non facciamo nulla per cambiare noi e gli altri, per cambiare la nostra vita se non siamo felici, oppure la società, possiamo solo lamentarci o rassegnarci, sventolare bandiera bianca e sopravvivere, accettando tutto com’è, senza lasciare un segno nel reale.

In attesa di assistere alla presentazione del tuo libro questa sera presso il GrowLab di Barletta, vuoi segnalare ai nostri lettori dov’è possibile acquistarne una copia?

Il libro è facilmente reperibile ad esempio nei punti vendita del circuito Mondadori e Feltrinelli, ma è possibile ordinarlo in qualunque libreria; in più è disponibile in tutti i book store online (Amazon, IBS, ecc.) sia in cartaceo, sia in ebook, oltre che ovviamente sul sito di Arcana.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato.

Grazie a voi per l’interesse e lo spazio dedicato a me e al libro!

DORIANA TOZZI

 

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