Eventi Marzo 2010: Fino al 10/03 - Mostra personale di Maurizio LAMA Lacavalla.
Nell'ambito di MODULAZIONI. Organizzazione Ce.S.A.Coo.P.Arte Presso: Caffetteria De Nittis, Via L. De Nittis, 2 - BARLETTA
Per info: 0883 33 23 64
Dall'11/03 al 14/04 - Mostra personale di Vito De Leo.
Nell'ambito di MODULAZIONI. Organizzazione Ce.S.A.Coo.P.Arte Presso: Caffetteria De Nittis, Via L. De Nittis, 2 - BARLETTA
Per info: 0883 33 23 64
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INTERVISTA AI FALENA (Bari)
I Falena sono una band indie-rock barese nata nel 2008 e composta da Michele Ventrella (voce e chitarra), Giuseppe Dentamaro (bassista), Roberto Antonacci (voce e chitarra) e Fabio Letizia (voce e batteria). Il 5 marzo si sono esibiti a Barletta per la seconda serata dell’Arè Rock Festival e abbiamo colto l'occasione per conoscerli meglio e presentarveli.
Sul vostro myspace (www.myspace.com/falenabari) si impone un’immagine in cui è raffigurato un bambino con una falena sugli occhi: cosa rappresenta? Perché avete scelto la Falena come simbolo della vostra band?
Tempo fa suonammo in un locale, al cui interno aveva trovato dimora una falena che non riuscimmo a far volare via.Non avevamo un nome e quindi prendemmo come spunto questo episodio per trovarne uno. La falena sugli occhi del bambino non è cattiva: ha il compito di proteggere l’innocenza dagli orrori del mondo.
I temi delle vostre canzoni trattano di questo dunque?
Non esclusivamente: sono libere e molto intime.Chi suona ha il vantaggio di farsi ascoltare quando le espone. Quello a cui facciamo riferimento spesso è la relazione tra noi e il mondo esterno.
Come nasce un vostro pezzo?
La musica è un’urgenza, è comunicazione: dunque una canzone è quasi una richiesta di aiuto, che vuole un riscontro dall’esterno.Generalmente un pezzo nasce in pochi secondi, e musica e testo nascono a volte insieme, a volte l’una precede di poco l’altra.
Con quale band famosa vi piacerebbe collaborare?
Sicuramente con i Wilco e i Sigur Ros.
Come definireste la vostra band?
Non amiamo le definizioni. Noi suoniamo, facciamo musica, le etichette non ci interessano più di tanto. Secondo voi, con l’avvento di internet, come è cambiato il rapporto con la musica?
Internet dà molte informazioni, ma non approfondite. Sarebbe bello, invece, credere ancora nel legame che si crea tra ascoltatore e band, legame che ti porta a seguire la carriera dei musicisti a cui ci si affeziona. Con internet, che rende tutto più fruibile, non ci saranno più band famosissime come prima: gli ultimi forse sono gli U2.
Bisognerebbe educare le nuove generazioni ad un ascolto responsabile; per il resto ognuno, grazie ad internet, può assecondare un pensiero, una preferenza…
Come vivete le esibizioni live?
Con l'esperienza abbiamo imparato a suonare prima di tutto per noi stessi. Chi vuole percepire le nostre emozioni ci riesce, perché se siamo felici di suonare noi, anche al pubblico arriverà questa nostra carica emotiva. Non inseguiamo il successo: quello che cerchiamo è la soddisfazione personale.
Se un giorno doveste, però, diventare famosi, e ve lo auguriamo, come vorreste essere ricordati nella storia della musica?
Sicuramente vorremmo che i Falena fossero considerati come una band onesta: che non ha fatto nulla di nuovo, ma semplicemente bella musica in maniera autentica e sincera. Non crediamo nella ricerca ossessiva della novità, ma della qualità, sforzandoci di produrre buona musica, che non faccia sfigurare la musica italiana.
Grazie per l’intervista! Speriamo di rivedervi presto su palco!
La band barese Il Sogno, è composta da Molla (voce, chitarra, campionamenti e sogni), Mitch (chitarra elettrica, cori e sogni), Tullio (basso e sogni) , Takko (batteria e sogni) e Amber (testi e sogni). Nati ufficialmente nel 2007, da una costola degli Ameba 4 (band barese che partecipò anche a Sanremo 2006 tra le nuove proposte).
Quando siete nati?
Molla: Questa formazione risale a qualche mese fa.Le canzoni, composte da DJ Amber, e il progetto, esistono, invece, dall'8 Giugno del 2007.
Che tipo di musica fate?
Molla: Suoniamo “pop a volumi rock”.
I temi principali che trattate quali sono?
Tullio: Il discorso dell’amore è molto presente, nel senso lato del termine.L’amore è quello che ci accompagna nella vita quotidiana: il rispetto verso le cose, le persone, se stessi... Amiamo ciò che facciamo: è la passione che ci fa andare avanti.
Secondo voi, vale la pena rischiare per questa carriera?
Mitch: Personalmente credo di sì, infatti ho lasciato tutto per poter suonare. Ora studio al conservatorio. Quello che ricavi economicamente non è molto, ma mi reputo la persona più felice del mondo perché amo ciò che faccio. Molla: Il nome della nostra band dice tutto. La passione ci accomuna ed è forte.Il nostro sogno non è solo quello di aprire il concerto di Jovanotti, cosa che speriamo di fare il più presto possibile (ride); noi in studio elaboriamo tante idee che non lanciamo solo tramite le note, ma anche tramite le tele dipinte con scritte o molto altro ancora.
Quali artisti vi hanno formati?
Tullio: Veniamo da mondi musicali molto diversi. Mitch, per esempio, è il dannato del gruppo, influenzato dagli Afterhours. Mitch: Vengo dal rock ma studio jazz in conservatorio. Comunque mi piace tutto il rock italiano. Molla: Nel sound generale de Il Sogno ci sono comunque influenze à la Coldplay, Keane, Tiromancino.
Quale canzone sentite più vicina?
Molla: Più che canzone c’è un artista: Jovanotti, per l'impatto che riesce a dare al pubblico, lo stesso che vorremmo dare noi al nostro.
Cosa cercate nella musica?
Tullio: Ciò che spinge a salire sul palco è la ricerca di vibrazioni che nella quotidianità non puoi trovare. Sei completamente libero, cosa che non succede in nessun contesto, perché ogni ambiente ha le sue regole. Ti distacchi dal mondo di tutti i giorni ed entri in una dimensione parallela, bellissima... Un episodio divertente che vi è capitato prima o durante un live…
Molla: (ride)…al concerto di due giorni fa, abbiamo pestato qualche cavo, dunque si è interrotto il metronomo e abbiamo cercato in tutti i modi di ricollegarlo mentre ci esibivamo.Cose che capitano...
I Think Magazine ringrazia per la simpatica intervista! Alla prossima!
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INTERVISTA AGLI AEDI (Macerata)
In occasione dell’esibizione all’Arè Rock Festival del 5 marzo, I Think ha intervistato Celeste Carboni, cantante degli Aedi (www.myspace.com/aedimusic), gruppo indie proveniente da Macerata e composto, oltre che da Celeste (voce e tastiere), da Paolo Ticà' (chitarra, timpano, sinth, casio), Jones Piu (basso), Claudio Innamorati (chitarra, glockenspiel), Filippo Tacchi (batteria).
Celeste, chi erano gli Aedi e come mai questo moniker?
Gli Aedi erano dei cantori della Grecia Antica. Abbiamo preso questo nome per l’idea musicale che rende e non per il genere a cui si associa, anche perché impossibile da riproporre.Noi infatti non usiamo sonorità affini alla musica popolare né cantiamo in italiano.
Gli aedi raccontavano storie: le vostre canzoni di cosa parlano?
Non ci sono dei temi principali: sono più che altro descrizioni legate a sensazioni visive.I testi sono molto brevi. La voce viene usata come strumento musicale e ha il compito di trasmettere le emozioni. La nostra è una musica di immagine.
In che modo scatta l’ispirazione che genera poi i vostri brani?
Scatta quando qualcuno decide di fare qualcosa, non è una cosa istintiva, per lo meno nel mio caso.Penso ad un’immagine e cerco dei suoni che la descrivano. Sono diplomata al conservatorio e quindi cerco sempre un legame che associ il suono e l’ambiente che voglio riprodurre.
Definisci la vostra band in tre parole chiave.
Giocosa, accademica (ma più che altro per il legame che abbiamo con l’armonia classica), e semplice.
Quali generi musicali vi piacciono e influenzano?
Siamo in cinque nella band, quindi ognuno ha le sue preferenze.Io personalmente sono molto legata alla musica classica… altri amano il punk, post rock ecc.
A che tipo di pubblico vi rivolgete?
Il nostro tipo di musica implica un ascolto impegnativo: per questa ragione ci rivolgiamo ad un pubblico adulto, maturo, attento ai particolari.E' difficile che un adolescente colga ogni sfumatura dei nostri suoni.
Gli strumenti che usate sono quelli classici delle formazioni rock?
Ultimamente, alla strumentazione classica che già usavamo, abbiamo aggiunto fiati, maracas, campanelle... Abbiamo spesso arricchito il tutto con suoni tribali.
Quando hai capito che la tua strada era la musica?
Sono nata in un ambiente musicale, circondata da musica fin da quando ero bambina, quindi non c’è stato un momento in particolare. Adesso, oltre che studiare musica, ho in cantiere molti progetti musicali, anche in ambito didattico.
Quando è venuta l’idea di formare una band?
L’idea ci è venuta quando frequentavamo le superiori, nel 2002; la creazione della band è avvenuta spontaneamente, dovuto al fatto che tra noi c’era e c’è un forte legame d’amicizia. Solo nel 2007 però abbiamo cominciato a comporre musica inedita; i primi anni abbiamo cercato la nostra identità musicale.
Come chiudere gli occhi e trovarsi improvvisamente in un bosco dalla rigogliosa vegetazione che, fitta e intensa, non filtra completamente la luce del sole, anzi le dona quella sfumatura di pace e freschezza che normalmente manca al Grande Astro...
Come passeggiare fuori dal tempo, in questo bosco, è ascoltare la musica degli Aedi (e dal loro ascolto su disco si comprende e apprezza in pieno la scelta del nome: richiamo agli Aedi dell'antica grecia, saggi cantori di solito rappresentati come ciechi, in quanto senza il “fastidio” della vista potevano sviluppare le capacità visive e percettive dell'anima).
Polish, il loro ultimo EP, antipasto per un album che sarà sicuramente una perla preziosissima per l'underground italiano (e se ne accorta anche la Jestrai, che si è subito assicurata questo cimelio musicale), è composto da soli quattro brani, ma che già riescono a mostrare in pieno l'anima poeticamente indie-rock del gruppo.
Polish, prima traccia e brano che dà il nome all'intero disco, ci mostra da subito una band compatta e ispiratissima, che riesce a mescolare senza problemi la voce dolce e suadente di Celeste, il suo pianoforte sottile, tintinnante e delicato, con una massiccia dose di chitarre graffianti e una sezione ritmica che ti colpisce dritta allo stomaco, degne dell'indie-rock di maggior qualità.
L'ingannevole tranquillità medievale dell'intro piano e voce della successiva My Perfect Home si sviscera, nella seconda parte del brano, in una danza ipnotica (che dal vivo devasta e scuote fino all'ultimo granello di polvere), sostenuta e adrenalinica ma perfettamente impreziosita dalle melodie evanescenti e dalla voce che diviene completamente strumento tra gli strumenti.
Se, con questi due brani, la perfezione degli arrangiamenti non fosse risultata ancora abbastanza chiara, giunge Flowermoondolls, con i suoi 7 minuti e mezzo di oniriche visioni, a sciogliere ogni dubbio: la perizia degli Aedi nella cura dei dettagli (che tanto dettagli poi non sono) e dei suoni, ricercati e ben selezionati, sembra chiaramente provenire dalle viscere dell'anima, perché la tecnica non può arrivare ad insegnare tanto.
La conclusiva Lake S Air è una ballata in crescendo: risente molto di atmosfere pop ed è fatta di quella sottile polvere luminosa di cui sono fatti i sogni.
Complessivamente, nella loro comunque palese originalità, gli Aedi suonano come se Elisa e i Cranberries, in gita scolastica in Irlanda, decidessero di coinvolgere tutti i folletti dei boschi irlandesi per fare insieme una festa meravigliosa e senza tempo in un luogo fuori dal mondo.
Le immagini ufficiali sulla prima serata dell'ARE' ROCK FESTIVAL 2010, a cura della fotografa di I THINK Antonella Fuccilli, sono disponibili da subito sul nostro myspace:
www.myspace.com/ithinkmagazine
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