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I Pilastri Della Terra – la Turandot di Carlo Gozzi: una fiaba europea in cornice orientale

GozziTurandotCOVERIl Pilastro Della Terra di questo mese è un’opera di cui la trama è notissima, specialmente a chi è appassionato di musica classica. Parliamo della Turandot di Carlo Gozzi. Passata attraverso le mani raffinate di compositori eclettici ed insuperabili, quali Ferruccio Busoni e Giacomo Puccini (proprio quest’ultimo morì prima di riuscire a finirne la traduzione musicale), quest’opera presenta caratteri particolari che meritano più attenzione. Prima di tutto i personaggi secondari sono quelli tipici del teatro delle maschere, ma l’ambientazione è esotica ed orientale. Inoltre, lo scheletro narrativo ricorda le trame di quelle novelle orali che venivano raccontate in epoca pre-rinascimentale: vi è un eroe che deve conquistare il cuore di una principessa, bella ed impossibile, ma che nel farlo, incontra ostacoli maledettamente difficili da superare.

Insomma, per farla breve, una fiaba tipicamente europea immersa in una cornice orientale. Ciò risponde al gusto dell’epoca, a quella illuministica voglia di migrare verso posti lontani, di esplorare terre sconosciute, di cui non si conoscono né usi, né costumi. Tale irresistibile impulso, modellato in chiave politica, porterà poi al colonialismo e all’imperialismo, che saranno i fattori caratterizzanti di tutta un’età storica.

Carlo Gozzi scrisse quest’opera nel 1762, anno prospero per la lirica perché va in scena a Vienna Orfeo Ed Euridice di Gluck. Questo evento probabilmente convinse il nobile decaduto a dedicarsi alla composizione del suo capolavoro. Egli, nonostante tutte le difficoltà per affermarsi come letterato (dovette infatti crearsi da sé un’educazione letteraria, poiché la famiglia, troppo povera, poteva permettersi solo qualche parroco di paese che sporadiche volte andava a fargli lezione), riuscì ad emergere nel panorama artistico italiano. I suoi drammi e le sue commedie ebbero notevole successo, attirando l’attenzione di personalità celeberrime come Goethe o Sismondi.

La Turandot ancora oggi è considerata un esempio meraviglioso di fiaba settecentesca. Essa fu tradotta da Schiller, e questo le garantì il successo anche nei Paesi mitteleuropei. Il suo stile è scorrevole e agile e la lettura è agevolata dal fatto che tutto lo scritto è diviso in cinque atti. Sicuramente si può dire che essa si colloca tra le opere liriche più studiate dai librettisti italiani.

Ogni conquista personale e letteraria dell’autore fu frutto del suo impegno e del suo talento indiscusso. Il suo influsso sul teatro moderno si riscontra nel lasciare ampio spazio all’improvvisazione. Fu probabilmente uno dei pochi che riuscirono a cogliere l’importanza di affacciarsi ad altri mondi e a usare le peculiarità che da questi provengono come materiale narrativo. Benché molti dei suoi drammi caddero nell’oblio quando la scena teatrale europea mutò, egli si presentò come un innovatore in qualunque campo, dalla satira alla tragedia. Stupisce quanto a quei tempi un autodidatta riuscisse ad arrivare a tali traguardi.

VITO PUGLIESE

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