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General-mente: come funziona l’emozione

child HeadA breve distanza dal precedente capitolo, che rappresentava il nostro “omaggio ai lettori” per le festività natalizie, proseguiamo il nostro viaggio appassionante dentro la mente con il capitolo dedicato all’emozione. Parliamo spesso di “emozioni”, sappiamo anche nominare alcune sensazioni che definiamo tali e sappiamo “emozionarci” ascoltando una canzone, guardando un film, leggendo un libro… Ma cos’è veramente l’emozione?

Ebbene, l’emozione costituisce una parte fondamentale della vita di ogni individuo. Essa può essere definita come una soluzione adattiva dell’organismo determinata da esperienze piacevoli o spiacevoli, interne o esterne, con risposte somatiche ed affettive.

In ambito sperimentale di ricerca sono state evidenziate tre componenti di base per descrivere le emozioni:

1.Aspetti fisiologici, legati all’attività del sistema nervoso centrale e periferico;

2.Comportamenti visibili come il tono della voce, espressioni facciali , arrossamento, ecc.;

3.Processi cognitivi attivati in base a quanto percepito.

A partire dalle teorizzazioni darwiniane e al collegamento che Darwin stesso fece tra l’emozione e la sopravvivenza della specie, si sono susseguite varie ipotesi teoriche riguardo l’origine, la natura e la funzione dell’emozione.

Secondo la cosiddetta Teoria Centrale di Cannon, l’emozione si originerebbe come conseguenza della stimolazione di precise zone del cervello. Questa teoria è stata sottoposta a molte verifiche strumentali attraverso la stimolazione di varie aree cerebrali. Da tali osservazioni è emerso che solo la stimolazione di determinate zone produce comportamenti che coincidono con quelli indicativi di certe emozioni, cioè due nuclei dell’ipotalamo.

I primi a proporre un modello teorico che tenesse conto sia degli aspetti neurofisiologici sia di quelli psicologici dell’emozione furono Schacther e Singer, i quali elaborarono la teoria dei due fattori. Tale modello teorico individua due componenti necessarie e sufficienti a originare un’emozione: l’attivazione fisiologica e l’interpretazione cognitiva. Secondo gli autori si verifica una reazione emotiva se è presente un’attivazione fisiologica, la situazione ambientale viene analizzata dal sistema cognitivo e viene percepito un nesso causale tra situazione e attivazione.

Tra i metodi di indagine maggiormente utilizzati nello studio delle emozioni vi è il metodo sperimentale impiegato anche da Schacther e Singer per trovare un riscontro scientifico alla loro proposta teorica dei due fattori.

Schacther e Singer hanno condotto un esperimento in cui comunicarono ai soggetti che avrebbero loro iniettato un prodotto vitaminico per verificare gli effetti di questo nuovo farmaco, il Suproxin, sulla vista; in realtà venne loro iniettata una dose di adrenalina. Tali soggetti, esposti a stimoli emotigeni, tendevano ad associare lo stato di attivazione fisica (causato in realtà dall’adrenalina) alla situazione che stavano vivendo, intensificando le loro risposte emotive. A differenza di tali soggetti il gruppo di controllo che era stato informato riguardo gli effetti dell’adrenalina non metteva in atto tale reazione trovandosi nella situazione analoga.

In ambito clinico si riscontrano spesso pazienti che mostrano una incapacità a verbalizzare le proprie emozioni, a dargli un nome; questo disturbo prende il nome di alessitimia ed è frequente nei pazienti con disturbi psicosomatici. Tra gli attuali strumenti utilizzati per misurare tale costrutto vi è la Toronto Alexitimya Scale (TAS 20) che risulta essere uno dei più accreditati. Anche i test proiettivi come il Rorschach o il TAT sono molto utili nell’indagare le emozioni in quanto permettono di proiettare i propri contenuti emotivi e di valutare come quest’ultimi vengono gestiti dal soggetto, se accettati o respinti.

Uno dei risvolti applicativi più evidenti per quanto concerne lo studio delle emozioni risiede nel loro legame con le modificazioni del corpo. Di tale rapporto si occupa la medicina psicosomatica che considera le esperienze emotive come determinanti di alcune malattie organiche: pensiamo ad alcune forme di dermatiti, all’asma, o alle cefalee, alla colite spastica, e via discorrendo.

Il trattamento di tali patologie prevede l’integrazione tra una terapia medico-farmacologica ed un intervento psicologico e/o psicoterapeutico mirato ad aiutare il soggetto a prendere coscienza del proprio mondo emotivo alla base del disturbo al fine di elaborarlo e metabolizzarlo in maniera funzionale.

E voi, che rapporto avete con le vostre emozioni?

DONATELLO GIANNINO

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