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CARL BARKS PDF Stampa Email
Domenica 27 Febbraio 2011 13:42
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Carl Barks: un visionario disincantato alla corte di Walt Disney

Tra i maestri indiscussi del fumetto americano, Carl Barks interpretò l'America del dopoguerra con satira pungente e disillusa amarezza.

Ai più, il nome di Carl Barks dice poco o niente: eppure la maggior parte di noi, che con le storie targate Disney ci è cresciuta, conosce bene i personaggi con cui il grande cartoonist ha popolato la città di Paperopoli. Figlio di agricoltori senza fortune, Barks dovette attendere molti anni prima di realizzare il suo sogno, approdando alla Disney nel 1937 in qualità di intercalatore1.

Ricevette dal grande Al Taliaferro l'eredità dei paperi2, per i quali seppe creare non solo una profonda caratterizzazione psicologica, ma anche e soprattutto un universo capace di riflettere le contraddizioni del capitalismo.

La “saga dei paperi” barksiana, oltre ad annoverare tra le sue creazioni personaggi quali Paperone, Amelia, Archimede, il cugino Ciccio, Cuordipietra Famedoro, la Banda Bassotti e Gastone, per citare i più celebri, vanta oltre 700 storie, attraverso le quali Barks, disegnatore e sceneggiatore, dipinge la disillusione della crescita economica, il periodo postbellico della superpotenza americana contraddistinto dalle grandi mobilitazioni di massa: per gli altissimi tassi di disoccupazione, per le irrisolte questioni razziali, per le disattese promesse di un futuro migliore dopo la grande crisi degli anni '30.

Donald Duck, che rimane il personaggio chiave, viene affiancato a partire dal 1947 da Uncle Scrooge, il ricchissimo zio Paperone. L'infinita diatriba tra Paperino e lo Zione è condita di satira graffiante che ha come bersaglio i rapporti sociali, quindi il capitale, come paradigma interpretativo delle tensioni sociali ed economiche americane. C'è da precisare che la versione barksiana di Paperino è diversa dalle caratteristiche forse a noi più note, quelle prodotte dai maestri Disney di casa nostra: Donald Duck negli anni '40 e '50 è, nell'opera di Barks, un personaggio tutt'altro che fannullone, che non si limita ad assistere alle manifestazioni della sua proverbiale sfortuna, ma, al contrario, dimostra sempre spirito d'iniziativa, coraggio, intelligenza.

La satira del cartoonist dell'Oregon prende di mira piuttosto il sistema sociale, che condanna Donald come Uncle Scrooge ad una irrisolvibile infelicità, condita di rabbia, di aspetti patologici legati alla sessualità e al denaro, all'insoddisfazione incosciente. Paperino esce dalla matita appuntita di Barks con le peculiarità noir dell'impossibilità di integrazione e dell'isolamento. La sua condanna è l'inconsapevole rifiuto delle regole che, all'indomani del 1929, avevano invece consacrato Mickey Mouse come eroe americano del New Deal. Il topo più famoso del mondo, oltre ad essere, a detta di molti studiosi del mondo disneyano, una sorta di alter ego dello stesso Disney, era il personaggio preferito del presidente Roosvelt: incarnava l'ottimismo necessario al superamento della crisi. Per dirla con Pierre Bourdieu, Topolino risponde, con la sua osservanza alle regole e col suo buonismo, al “sistema dei vincoli implicito delle sue ambizioni3.

Donald Duck, figlio, come abbiamo detto, delle disillusioni post belliche, si trova prigioniero non solo di norme comportamentali che rifiuta4, ma anche dei disordini generati dalla crescita economica, che ha concentrato i grandi capitali nelle mani di pochi. Di contro, anche Paperone è un personaggio frustrato, patologico nel suo morboso, feticistico rapporto col denaro. Abbiamo imparato a ridere della sua infelicità, anzi, abbiamo addirittura riconosciuto in essa una struttura narrativa: ogni storia che si rispetti si conclude con una sorta di vittoria, vuoi per la difesa del deposito dalle grinfie dei Bassotti, vuoi per il recupero della numero uno dalla mani di Amelia, o per l'ennesima corsa all'emulazione con l'eterno rivale, Cuordipietra Famedoro. Ma queste vittorie lasciano l'amaro in bocca, perché l'autoadempiersi della struttura economica non lascia speranze: Barks non s'illude di trovare redenzione in questo mondo, irrimediabilmente corrotto dalla seduzione del denaro, dalla sete predatoria, dalla follia del dominio. E oggi più che mai, la saga dei paperi ridiventa attuale e con essa in primis il personaggio di Donald Duck; ci rispecchiamo nelle sue sconfitte, nelle sue ansie irrisolte, nella sua rabbia, perché, in fondo, c'è un Paperino in ognuno di noi.

 

 

ELISA ZONGARO

 


1Colui che si occupa delle centinaia di disegni 'di passaggio' da una scena all'altra.

2Ai tempi, Paperino, Paperina, Nonna Papera e i nipotini Qui, Quo e Qua.

3Cfr Pierre Bourdieu, “La distinzione – critica sociale del gusto”, Il Mulino, 1983

4Si veda, per esempio, “Paperino e l'incendiario”.

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