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La guerra è un inferno che gli uomini fabbricano da soli PDF Stampa Email
Martedì 22 Novembre 2011 14:57
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La fotografia non ci dice per forza ciò che non è più, ma soprattutto ciò che un tempo è stato.

La fotografia non fa soltanto parte della nostra via nostalgica del ricordo ma spesso è usata come testimonianza storica in via di una certezza maggiore.

Un paragone calzante relativo all’etica del lavoro storiografico in rapporto alla fotografia è quello che ci fornisce Georges Didi-Huberman nella sua opera Immagini Malgrado Tutto, nella quale indaga la fotografia come testimonianza degli orrori della Shoah.

Lo studioso francese ricorre al mito di Perseo e della Gorgone per descrivere il difficile compito dello storico. Nello scudo dell’eroe si riflette l’immagine della Gorgone, simbolo dell’“inimmaginabile” di Auschwitz. Soltanto facendosi carico di questa immagine, Perseo può sconfiggere l’indicibilità del Male.

Il vero atto di coraggio, per Didi-Huberman, non è quello di affrontare la Gorgone con l’astuto mezzo “tecnico” fornito da Atena, quanto di rivolgersi a guardare l’immagine riflessa nello scudo, che è l’unico modo per poter guardare in faccia il Male.

Per raccogliere l’atto disperato del fotografo di Auschwitz, “noi dobbiamo […] imparare a maneggiare il dispositivo delle immagini, per sapere che farcene del nostro vedere e della nostra memoria. Dobbiamo imparare a usare, come fa Perseo, il nostro scudo, l’immagine-scudo”, quella immagine che Perseo ha il coraggio di guardare, correndo il rischio di rimanere pietrificato. alt

Robert Capa (Endre Friedman) è quello che potremo definire uno dei più grandi testimoni del nostro secolo. I suoi reportage raccontano ben cinque diversi conflitti bellici: la guerra civile spagnola, la seconda guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana del 1948 e la prima guerra d'Indocina.

Robert Capa è considerato il padre del fotogiornalismo. Nelle sue foto voleva cogliere l’attimo per eccellenza, quell’istante folle nello strazio della guerra, era la sua missione la sua ambizione più grande che compensava il forte rischio a cui si esponeva!

Terminato il conflitto mondiale, nel 1947, insieme ad Henri Cartier-Bresson, David Seymour, Geroge Rodger e William Vandivert fondò l’agenzia fotografica cooperativa Magnum.

La sua passione, la sua vita, cioè l’amore per la fotografia, lo portò ad intraprendere quello che per Capa fu il suo ultimo viaggio: documentare la prima Guerra d’Indocina in veste di inviato.

Il 25 maggio del 1954 in Indocina, dopo essersi inoltrato inavvertitamente in un campo minato, saltò in aria, morendo a 40 anni.

L’amico Ernest Hemingway, ricordandonel’ improvvisa morte, disse: “È stato un buon amico e un grande e coraggiosissimo fotografo… Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto”.

Capa viene descritto da tutti coloro che lo conoscevano come un uomo che amava la pace e odiava la violenza e il terrore, ma il destino volle che quasi tutta la sua vita fosse invece legata proprio alle sofferenze causate agli uomini dal loro coinvolgimento nel gioco mortale della guerra e dell’oppressione.


VIVIANA MINERVINI

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