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Vivian Maier: imperscrutabile come il mistero, irresistibile come la realtà

vivianmaierselfportrait1Un tassello al mosaico della storia della street photography lo aggiunge la mostra inaugurata a Bologna il 3 marzo a Palazzo Pallavicini. Il focus è sull’opera di Vivian Maier (New York, 1926 – Chicago, 2009) la fotografa americana rimasta sconosciuta fino al rinvenimento casuale delle sue fotografie da parte di John Maloof nel 2007 e riconosciuta dopo la sua morte come una delle rappresentanti più importanti di quest’arte.

Composta da una selezione di 120 scatti in bianco e nero e alcune foto a colori, datate tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta del Novecento, la mostra è curata da Anne Morin direttrice di diChroma Photography. È il prologo dell’efficace e doverosa opera di divulgazione effettuata da Maloof per portare alla luce il talento e la vita personale di un’artista del Novecento ancora tutta da scoprire. Il mistero che la circonda è legato essenzialmente alla mancata esposizione al pubblico delle sue fotografie, in gran parte neppure sviluppate fino a due anni prima della sua morte. vivianmaierstreet1

Quasi totalmente autoreferenziale nella sua passione per la fotografia, la Maier aveva trascorso la sua vita a lavorare come baby sitter, tanto da essere stata definita la Mary Poppins della fotografia. Solo nel tempo libero si spostava nei quartieri più poveri per riprendere le suggestioni di una realtà che sentiva affine alla sua sensibilità. Gli attori inconsapevoli del suo Teatro del Mondo erano bambini, donne, anziani e poveri. Il suo sguardo era attento a cogliere quelle relazioni invisibili della realtà che solo la fotografia fa emergere.

Il suo interesse per la fotografia era iniziato con l’osservazione dei panorami, forse sulle suggestioni prodotte nell’infanzia dagli scatti di Jeanne Bertrand, una premiata fotografa di ritratti del Connecticut, che negli anni Trenta aveva vissuto in casa con lei e sua madre dopo l’abbandono del padre. Le prime foto della Maier risalgono al periodo trascorso in Europa con la madre, di origini francesi, nel 1949, e ritraggono le Alpi francesi.

vivianmaierstreet2Ma lo stile singolare di Vivian Maier emerge dalle foto del 1952, anno in cui abbandona la vecchia macchina fotografica amatoriale e inizia scatti in formato quadrato con la nuova Rolleiflex. Lo sguardo ora è in grado di cogliere la spontaneità della scena con la luce e la tempistica perfette. Le strade dei quartieri più poveri di New York e Chicago, città in cui lavora, diventano il suo set preferito, con personaggi e composizioni che sorprendentemente rivelano la sua capacità di riprendere al primo scatto il momento giusto e l’espressione più emozionante.

Riservata, ma estremamente curiosa, catturava le situazioni drammatiche, ironiche o tenere che si presentavano ai suoi occhi. Singolarmente, però, sviluppava con particolare attenzione solo parte delle sue foto, cercando di ottenere il massimo risultato dal già espressivo bianco e nero. Successivamente fu affascinata anche dal colore, per situazioni che traevano particolare risalto dal cromatismo, come gli interni di un museo.

Gli scatti della Maier ci propongono la realtà delle grandi città americane che abbiamo imparato a conoscere attraverso la street photography con lo sguardo attento di un’intellettuale abituata a catalogare la realtà come faceva con gli articoli delle sue riviste, ordinatamente conservate in un voluminoso archivio. L’attimo giusto, atteso con paziente solerzia e paziente dedizione, era il risultato di una fotografia umanitaria e popolare che scaturiva da un interesse personale, naturalmente ispirato dalla sua natura di autodidatta. vivianmaierstreet3

Una nota singolare della Maier sono gli autoritratti, nei quali appare come ombra o con lo sguardo rivolto fuori dalla scena. L’impressione è che questa composizione ricorrente riveli l’interesse per una rappresentazione sociale del suo essere donna in un mondo tutto al maschile: l’unico ruolo possibile è quello della Mary Poppins amorevole. Paradossalmente questi autoritratti hanno restituito allo spettatore l’immagine privata dell’autrice eccentrica che aveva negato per lungo tempo la sua arte alla vista del pubblico.

La fotografa effettuò foto in numerose città, durante una serie di viaggi in tutto il mondo pianificati con cura, sulla spinta della bramosia di conoscenza. Programmati in tutti i particolari, come risulta dai piani di viaggio rintracciati da Maloof, Maier attraversò Canada, Sud America, Europa, Asia, Isole caraibiche alla ricerca di situazioni empatiche in cui forse riconosceva la sua infanzia difficile, vissuta nella povertà. Le foto rivelano la sua particolare sensibilità per i soggetti meno fortunati della società.

vivianmaierselfportrait2Vivian Maier celava il suo tesoro di rollini – 100.000 negativi, 700 rullini mai sviluppati, su pellicole da 8 e 16 mm – in un box abbandonato per problemi economici. Finita in povertà era stata presa in carico da uno dei ragazzi che aveva cresciuto nei suoi anni di lavoro. John Maloof acquistò ad un’asta il contenuto di quel box alla ricerca di immagini d’epoca per una sua pubblicazione e solo fortunosamente individuò tra le scatole la cassa con centinaia di negativi e rullini non ancora sviluppati. Incuriosito dal successo ricevuto da alcune foto sviluppate e pubblicate sulla piattaforma Flicker, Maloof ebbe la conferma che si trattava di opere professionali anche se non erano mai state mostrate a nessuno. Inseguì quindi le tracce lasciate dall’autrice-proprietaria del garage fino a risalire alla Maier. A lui dobbiamo, quindi, la scoperta e la comprensione del valore dell’opera e la sua divulgazione.

La strada raccontata dalla tata-fotografa è l’esplorazione delle inquietudini quotidiane attraverso i volti ripresi alla distanza limite oltre la quale il soggetto avrebbe spontaneità. Le composizioni fantastiche richiamano le immagini di Andre Kertesz. Il bianco e nero enfatizza naturalmente gli elementi della composizione che rendono un attimo qualunque un messaggio artistico.

Le categorie in cui si possono organizzare le sue foto sono: street life, ritratti, autoritratti, formalismo, foto a colori. Completano la collezione brevi filmati in super 8.

Links utili:

www.vivianmaier.com

www.dichroma-photography.com/exhibitionscurrent.php?exh=23

BENEDETTA CAMPANILE

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