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Aprile 2010 - Anno I - Numero 10 - EDITORIALE PDF Stampa Email
Scritto da Admin   
Martedì 04 Maggio 2010 14:35
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Aprile 2010 - Anno I - Numero 10 - EDITORIALE

I THINK AGAINST THE RACISM!

 

Diceva Albert EinsteinL'unica razza che conosco è quella umana”.

Le differenze (donna/uomo; bianchi/neri; cristiani/musulmani/buddhisti/atei/...; etero/omo/trans/bisex; terroni/polentoni; italiani/rumeni/albanesi/cinesi...; metal/punk/emo/discotecari...; milanisti/juventini/interisti... chi più ne ha più ne metta), sono caratteristiche da intendere come meravigliosi pregi, perché ognuno apporta il proprio “colore” nell'arcobaleno del mondo, il quale, come si suol dire, è bello perché è vario. E pensateci davvero a questa frase: se fossimo tutti noiosamente uguali e la pensassimo tutti nello stesso identico modo che senso avrebbe più viaggiare? Come si potrebbero fare ancora delle scoperte? E che senso avrebbe più la comunicazione, il dialogo, se al termine del discorso, pensandola nella stessa maniera, non c'è stata crescita personale in nessuno degli interlocutori? Insomma, chi vuole un mondo piatto e grigio?

Eppure, quando l'uomo dà spazio all'istinto a scapito della ragione, si noterà che c'è un pizzico di razzismo insito in tutta la “razza umana”. Da un lato abbiamo spesso paura di ciò che non conosciamo, dall'altro, in un mondo che va sbandierando globalizzazioni e mode da seguire, c'è una corsa alla “normalità” (evidentemente intesa come omologazione), per non sentirsi “diversi” e quindi per non essere esclusi da una massa uniformata della quale si vuol far parte. Si evince, però, che la prima affermazione è un'ode all'ignoranza nella quale desideriamo restare, senza spingerci a conoscere, invece, questa cosa che ci fa paura; l'altra è un'ode all'insicurezza, perché se ognuno desse spazio al proprio pensiero e al proprio modo di essere, anzicché emulare quelli altrui, non avrebbe bisogno di incarnare uno status symbol ma incarnerebbe solo e soltanto se stesso, con i pro e i contro che ne derivano, ma che ci sono sempre, perché la gente giudica sempre e comunque (tanto vale che ci giudichi per ciò che siamo realmente!).

Questo numero di I Think è un grido CONTRO IL RAZZISMO in generale: gli uomini non sono migliori delle donne che non sono migliori degli uomini; i cristiani non sono migliori dei musulmani che non sono migliori dei buddhisti che non sono migliori degli atei; gli eterosessuali non sono migliori dei gay che non sono migliori degli eterosessuali... L'essere migliore deriva, forse, dal rispetto che si riesce ad avere nei confronti del prossimo che non la pensa come noi, non solo accettandolo ma accogliendolo nel proprio “gruppo”, nonostante la sua diversità.

Ma si sa che preferiamo sempre parlare con chi la pensa come noi, per credere di aver sempre ragione. E il cielo è sempre più grigio... (se mi sentisse Rino Gaetano!).

 

DORIANA TOZZI

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