il circo non fa bene ai bambini
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EDITORIALE OTTOBRE 2011 PDF Stampa Email
Lunedì 31 Ottobre 2011 11:47
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Apro questo pezzo con una storia che può sembrare poco attinente, ma che trovo necessaria per giungere meglio al fatidico “Dunque”. Qualche estate fa, di fronte a casa mia, c'erano dei “circa-trentenni” intenti a cucinare il pranzo domenicale. Ad un certo punto (cose che possono capitare) si accorsero di non avere i pomodori per l'insalata! Tragico! Era domenica: i fruttivendoli erano chiusi e i negozi di alimentari altrettanto! Ma gli ospiti non potevano mangiare il secondo senza l'insalata! Viene ovvio, tra vicini di balcone (io ero lì ad innaffiare amorevolmente le piante) chiedere “Scusa, per caso hai qualche pomodoro in più?”. Io risposi che avrei controllato. Andai in cucina e vidi che avevamo abbastanza pomodori per un reggimento! Dunque ne presi alcuni (quanti riuscivo a contenerne nelle mani) e tornai al balcone: “Sì, ho questi, vi vanno bene?”. Conclusione della storia: gli lanciai, letteralmente, i pomodori, uno per uno, da un balcone all'altro. Loro ringraziarono felici e io sorrisi altrettanto felice per aver reso felice per così poco.

Ora, vengo al “Dunque”: noi, da pugliesi, forse non riusciamo a cogliere tutto lo stupore che colpisce la maggior parte dei “divi” (ma anche dei “non-divi”) quando, nella nostra terra, si trovano accolti come fratelli, o, ancor più, come prìncipi e, dunque, portano di noi, in giro per il mondo, quest'immagine. Non riusciamo a coglierla finché non ci trasferiamo in una città del Nord e scopriamo che tra dirimpettai non c'è legame di sorta; quando ci rendiamo conto che se ci mancano i pomodori per l'insalata dovremo pensare ad un'alternativa, perché, benché sia sempre sbagliato far di tutta l'erba un fascio, è più improbabile che ce li si possa cedere così cordialmente tra completi sconosciuti; quando ci rendiamo conto che lì “noi” siamo “noi” e il “nostro” orticello e “loro” sono “loro” il “loro” orticello, considerato quasi rivale!

Ecco, tutto questo sembrerà forse banale e a tratti eccessivamente sintetico (anche io vorrei che entrassero più caratteri in queste dannate pagine, ma l'alternativa accecherebbe i nostri lettori, quindi mi rassegno!) ma il punto è che ogni terra ha le proprie bellezze, e bisogna viverci, e viverLE per esser veramente parte di un mondo immenso e bellissimo, dove non c'è spazio per deplorevoli storie di ignorante razzismo. Non mi è concesso spiegar meglio, ma chi ha orecchie che intenda...


DORIANA TOZZI

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