Luglio 2010 - Anno II - numero 1 - Editoriale
Non illudiamoci: i rivoluzionari non esistono.
In realtà non sono mai esistiti.
Continuiamo a chiamare “rivoluzionario” un individuo che, trovandosi di fronte alle più varie ingiustizie o ai più diversi problemi della vita, decide di fare tutto il possibile per cercare di cambiare la situazione. Ma non dovremmo chiamarlo “normale”?
Addirittura, quando la sua “mission impossible” si realizza, lo chiamiamo ”eroe”... ma neanche gli eroi esistono! Per non elargire appellativi palesemente negativi verso una maggioranza che sugli allori si adagia e rinuncia a coltivare un ideale o a lottare per migliorare il proprio mondo e il proprio futuro, ci ritroviamo a mettere sul podio gente assolutamente normale, che su quel podio non vuole neanche starci, perché la loro vittoria è solo il cambiamento.
Penso a talmente tanti nomi che fare degli esempi sarebbe limitativo, ma voglio citare Jimi Hendrix, voglio citare Simon De Beauvoir, voglio citare Gandhi... non cederò alla tentazione di citare personaggi vicini a qualche ideale politico, perché oggi, ahimè, neanche più gli ideali politici esistono e rischierei un fraintendimento. La politica oggi è come il calcio: ci sono giocatori che vengono acquistati una stagione da una squadra e una stagione da un'altra e sono rarissimi quelli che credono nel proprio team anche a scapito del proprio guadagno.
La realtà, cari lettori, è solo una: c'è un “rivoluzionario” ed un “eroe” in ognuno di noi... scopriamolo, alimentiamolo, coltiviamolo e non soffochiamolo in virtù di un'omologazione che ci sta portando alla rovina!
DORIANA TOZZI




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