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Recensione: MARILYN MANSON - Born Villain PDF Stampa Email
Venerdì 04 Maggio 2012 17:41
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TRACKLIST:

1. Hey, Cruel World...
2. No Reflection
3. Pistol Whipped
4. Overneath the Path of Misery
5. Slo-Mo-Tion
6. The Gardener
7. The Flowers of Evil
8. Children of Cain
9. Disengaged
10. Lay Down Your Goddamn Arms
11. Murderers Are Getting Prettier Every Day
12. Born Villain
13. Breaking the Same Old Ground



A tre anni di distanza dall’uscita di The High End Of Low, torna sulla scena discografica Marilyn Manson, con il nuovo album Born Villain. Un lavoro che parte da lontano, all’indomani del rimpasto del gruppo che ha portato all’abbandono di due colonne come il batterista Ginger Fish ed il chitarrista John Five (passati ai Rob Zombie) oltre all’addio del bassista Tim Skold e del tastierista Pogo.

Il Reverendo, per la realizzazione di Born Villain, ha deciso di affidarsi al vecchio amico Chris Vrenna dei Nine Inch Nails ed alla voglia di rivalsa di Twiggy Ramirez, tornato in veste di chitarrista. Il gruppo viene completato da Fred Sablan al basso e Jason Sutter alla batteria.

La coppia Vrenna – Ramirez ha prodotto 10 delle 13 tracce totali del disco, riuscendo a coniugare bene il loro estro musicale alla necessità di rimanere legati ad un passato che viene prepotentemente a galla in alcuni frangenti. Il brano iniziale Hey, Cruel World è solo l’inizio dell’avventura e non a caso è anche il nome del tour di Manson, che toccherà anche l’Italia nelle tappe di Padova e Milano. Di grande impatto emotivo per i nostalgici è Murderers Are Getting Prettier Every Day, un mix tra la rabbia di Irresponsable Hate Anthem e la violenza di Reflecting God, che sfocia in un assolo di chitarra distorto ed a tratti nevrotico.

Amarcord che ritorna anche in Breaking The Same, che si apre con una pistola a tamburo che torna a girare come ai tempi di Holywood. Decisamente orecchiabile anche Slo – mo – tion, nella quale Sablan regala un saggio della sua abilità con un giro di basso che accompagnerà Manson fino alla fine, ed alla quale ancora una volta non mancherà il sound grezzo ed unico della chitarra.

Pistol Whipped e Born Villain sono, invece, le classiche ballate che spezzano l’aggressività industrial, per ricordare che Marilyn Manson è anche altro. In particolar modo Born Villain ti rimane dentro, con quel senso di malinconia ingigantita dai suoni metallici che sullo sfondo accompagnano l’ascolto per l’intera durata.

Una menzione a parte merita, invece, Children Of Cain. Il titolo non fa altro che anticipare un testo lineare come pochi e capace di essere una sola cosa con un sound forse troppo semplice ma che trova il suo climax nel chorus, in un misto di emozioni negative. Con No Reflection la band ha, invece, scelto la strada meno impervia. Uno dei pezzi più interessanti dell'album, che non a caso è stato il primo singolo. Anche nella realizzazione del video, come al solito, il Reverendo si conferma un vero numero uno. La solita tracimazione dalla realtà, le scene forti e quel senso di violenza mai celata, non possono lasciare indifferenti. Semmai ci si chiede perché Manson si prenda tutta la scena lasciando in disparte il resto del gruppo, abbandonato sullo sfondo. Una rottura col passato o semplice coincidenza? Fatto sta che solo in un video atipico come Cryptorcid i componenti della band sono tagliati fuori. Infine, chiudiamo con la bonus track You’re So Vain, cover di Carly Simon del 1972 e registrata da Manson con l’amico Johnny Depp che si è cimentato alla chitarra e alla batteria. L’attore hollywoodiano è promosso a pieni voti.

 

MINO SPALLUTO

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